Anche senza Troika arriva il taglio alle pensioni

di MARIO BETALLIpil

Per i lavoratori  (post 1996) prossimi al diritto alla pensione con il sistema contributivo, c’è un rischio aggiuntivo per il triennio che viene: è il Prodotto interno lordo (Pil), la cui performance è ritenuta negativa ancora per gli anni 2015-2017.

Il sistema contributivo infatti garantisce l’entità dei versamenti previdenziali fatti dai lavoratori e dall’azienda, ma non ne conserva il valore, cioè non assicura automaticamente l’incremento nel tempo del capitale accantonato. Dipende dal “montante contributivo” equivalente all’importo dei contributi accreditati, che viene rivalutato annualmente sulla base del Pil; il tasso annuo di capitalizzazione è dato dalla variazione media quinquennale del Pil, calcolata dall’Istat con riferimento al quinquennio precedente l’anno da rivalutare: maggiore sarà la rivalutazione del montante contributivo e, quindi, più elevata sarà la rata pensionistica in pagamento.

Giù il Pil, giù le pensioni

Purtroppo, per la prima volta nella storia del sistema contributivo, quest’anno l’indice assumerà valori negativi   (Pil-0,8 ?), comportando inevitabilmente che le somme finora accantonate, invece di essere rivalutate, subiranno una svalutazione, peraltro non per quanto versato nel 2014, bensì quanto già accumulato nel corso degli anni precedenti.

Prima o poi, magari dopo la soluzione del fenomeno degli esodati, il Governo affronterà la soluzione di come evitare il tasso di rivalutazione negativo; la strada più agevole e meno costosa potrebbe essere quella di stabilire il valore 1 (uno) per gli indici che assumono valori negativi, in modo che le somme fino a quel momento accantonate non subiscano né svalutazioni né rivalutazioni.

D’altro canto chi lavora nei paesi che crescono ha trattamenti più generosi con il metodo contributivo che con il retributivo.

Comunque in Italia per rafforzare il rendimento del sistema è sempre allo studio un intervento legislativo che operi una ridistribuzione interna al sistema ella previdenza, in sostanza è prevista l’introduzione di nuovi “contributi di solidarietà” a carico delle pensioni ottenute con il retributivo, alla faccia dei diritti acquisiti.

Non sarebbe più equo ridurre i costi dei parlamentari più volte ventilato dal Governo ma mai applicato (gli stipendi sono i più alti d’Europa), oppure togliere o ridurre i benefici che anno (es. pensioni d’oro-3/5 mil di euro mensili dopo solo una legislazione (5 anni), il rimborso totale a vita delle spese mediche di tutto il nucleo famigliare ecc.ecc.)? In alternativa si potrebbe proporre che l’eventuale “buco finanziario previdenziale” venga colmato con contributi di solidarietà a carico dei parlamentari che sono profumatamente pagati da tutti i cittadini.

 

Breve nota sulla previdenza complementare regionale

Chi può aderire

Possono aderire i lavoratori dipendenti che svolgono la propria attività lavorativa nella propria Regione ed il cui rapporto di lavoro è definito dai singoli contratti locali.

Possono aderire al fondo anche i familiari fiscalmente a carico del lavoratore dipendente, i quali hanno così la possibilità di costruirsi una propria pensione complementare.

Il capofamiglia versa i contributi a favore dei famigliari a carico e li porta in deduzione nel rispetto dei limiti fiscali previsti.

L’adesione può avvenire in forma individuale (con il solo versamento dei propri contributi) che in forma collettiva (con i versamenti contributivi tramite datore di lavoro).

L’adesione ad un fondo pensione complementare è quanto mai importante per i giovani lavoratori che hanno davanti a sé una vita lavorativa ancora lunga, visto che hanno proprio loro a subire maggiormente i tagli che interessano la pensione pubblica.

Attraverso l’adesione ad una forma previdenziale di previdenza complementare si può colmare in parte il buco previdenziale derivante da una pensione pubblica decurtata.

 

 

Print Friendly, PDF & Email

Related Posts

Leave a Comment