Anche in Sardegna gli indipendentisti si dividono

di REDAZIONE

Gli indipendentisti sardi hanno perso l’ennesima occasione per essere determinanti. Anche queste elezioni politiche non vedranno la presenza di un’unica formazione in campo. Come impone un consumato copione, ognuno ha presentato il proprio simbolo ed i propri candidati. Movimenti e partiti daranno il massimo per evitare di avere percentuali da prefisso telefonico, una lotta fratricida utile solo ai “partiti italiani”.

Eppure, l’attuale situazione avrebbe favorito delle formazioni dichiaratamente “anti-sistema”. Le manifestazioni degli ultimi anni hanno dimostrato quanto possa essere determinante il voto indipendentista sull’Isola. La legge elettorale vigente avrebbe imposto di tentare la conquista di un seggio, almeno al Senato. Sarebbe bastato l’otto per cento per sbarcare a Palazzo Madama e far pesare il proprio voto in una Camera alta destinata ad essere balcanizzata dallo scontro tra centrosinistra e centrodestra.

L’Irs di Gavino Sale, il partito con le percentuali più alte (oltre il tre per cento alle ultime regionali), ha deciso di sedersi in tribuna e non partecipare alla contesa elettorale. Per il politico sassarese è meglio preparare una buona campagna per l’appuntamento in cui si dovrà rinnovare la massima assemblea sarda. Doddore Meloni, numero uno della lista “Meris”, sarà capolista per Montecitorio. L’artefice dell’occupazione dell’Isola di Mal di Ventre non ha nessuna possibilità di essere eletto; sulla sua candidatura pesa poi un’interdizione perpetua dai pubblici uffici per un “complotto separatista” organizzato negli anni Ottanta.

Un disegno in cui avrebbero avuto un ruolo anche emissari della Libia di Gheddafi. Gli indipendentisti di Sardigna Natzione, invece, correranno sotto le insegne del raggruppamento “Indipendenza per la Sardegna – Soberania”. La formazione politica guidata da Bustianu Cumpostu, insieme a Fiocco Verde e a un blocco sociale costituito dal Movimento Artigiani e Commercianti, autotrasportatori, disoccupati, precari e cassintegrati, ha raccolto le novità scaturite dall’esperienza della Consulta Rivoluzionaria e, rinunciando al proprio simbolo, ha costruito una “casa comune della ribellione sarda” che nella scheda elettorale si identificherà con il motto “Indipendenza per la Sardegna – Soberania”. Una lista con un marcato richiamo alla sovranità del popolo sardo. Il “Fiocco verde” si batte da anni per l’istituzione di una Agenzia delle entrate sarda. Organismo che – stando alle intenzioni dei promotori – sarebbe in grado di risolvere l’annosa “vertenza entrate” tra Cagliari e lo Stato centrale. Tra i candidati vi sono poi dei protagonisti delle battaglie contro le vessazioni del Fisco e le modalità di riscossione adoperate da Equitalia. Traslocando nella galassia autonomista, il Partito Sardo d’Azione ha scelto di correre da solo sia alla Camera che al Senato. Una strategia di rottura. Il partito fondato da Emilio Lussu fa parte della maggioranza di centrodestra che sostiene il governatore Ugo Cappellacci. Alleanze e patti che, evidentemente, non valgono una volta solcato il Tirreno.

Alla Camera sarà capolista l’imprenditore cagliaritano Massimo Cugusi, al Senato guiderà la pattuglia di candidati Giacomo Sanna, leader sardista di lungo corso. Quest’ultimo avrebbe potuto cercare un accordo con la Lega Nord, sul modello di quanto fatto nel 2006, quando fu candidato in Lombardia con il Carroccio. Un dialogo risalente, utile alla battaglie di entrambi i partiti. Nella prossima legislatura, la Sardegna si dovrà affidare alle decisioni delle segreterie nazionali. Una condizione che non promette nulla di nuovo. Per anni, le vicende legate al territorio sono state trattate come un qualcosa di insignificante.

Eppure, sul tavolo ci sono dei punti all’ordine del giorno di primaria importanza. Dalla politica industriale alla strategia da adottare in alcuni comparti strategici per l’economia nazionale. Inoltre, la compartecipazione al gettito fiscale prodotto sull’Isola non può essere derubricata a “capriccio”. L’accordo sottoscritto tra Cagliari e Roma deve essere garantito e rispettato. La Sardegna – a differenza di altre Regioni – finanzia con risorse proprie la sanità, il trasporto (compresa la continuità aerea), la cura e la vigilanza del demanio forestale. Lo Stato deve fare la sua parte e rispettare lo Statuto speciale, legge di rango costituzionale. La Sardegna ha le carte in regola per tornare ad essere protagonista.

di Matteo Mascia – Tratto da www.rinascita.eu

RICEVIAMO E PUBBLICHIAMO COME RETTIFICA RICHIESTA

Gentili colleghi della redazione de L’Indipendenza,

Vi saluto, innanzitutto. Sono il responsabile della comunicazione del Comitato Fiocco Verde. Un nostro collaboratore mi ha fatto notare il vostro articolo odierno sulle elezioni in Sardegna (a questo collegamento http://www.lindipendenzanuova.com/anche-in-sardegna-gli-indipendentisti-si-dividono/). Purtroppo è stata riportata un’informazione non corretta, per quanto riguarda il Fiocco Verde.

Come abbiamo già specificato pubblicamente in due comunicati stampa nei giorni scorsi, il Fiocco Verde, non essendo un partito politico ma solo un comitato di cittadini, non può partecipare e non parteciperà alle elezioni imminenti. Riporto qua sotto i comunicati ufficiali del Fiocco Verde: http://fioccoverde.net/fiocco-verde/comunicati/chiarezza/http://fioccoverde.net/fiocco-verde/comunicati/fioccoverdenontradisce/.

Chiediamo cordialmente di rettificare le informazioni di cui sopra, e di riferire al nostro portale fioccoverde.net per le posizioni ufficiali del Comitato promotore.

Un caro saluto,

Martino Dibeltulo – Resp. Comunicazione, Comitato Fiocco Verde

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One Comment

  1. Gyps Fulvus Sardus says:

    Altro che Doddore e il suo Meris. Qua serve una lavata di capo a tutti i movimenti indipendentisti.

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