Ance: in Veneto l’edilizia sta colando a picco

di REDAZIONE

«È in atto una grave destrutturazione delle aziende edili del Veneto. La costante emorragia di investimenti, che si protrae da 26 trimestri consecutivi, ha reso le imprese del settore più piccole, meno competitive, più esposte alla fuoriuscita di capitale umano. Il Veneto rischia così di affrontare ‘con le polveri bagnate’ le sfide della ‘nuova edilizia’, orientata agli investimenti innovativi, e di perdere terreno nei confronti delle imprese di altre regioni». Luigi Schiavo, presidente di Ance Veneto, l’associazione dei costruttori edili, ha fotografato così l’andamento del settore durante la presentazione del XII rapporto sull’Industria delle costruzioni del Veneto, che si è svolta al Centro Congressi dello Sheraton Hotel di Padova.

L’intensità della caduta delle costruzioni in Veneto è peggiorata ulteriormente nell’anno appena trascorso. Solo nel 2013 si sono persi 19 mila lavoratori (-11%), ci sono stati 304 fallimenti di imprese (+17%) e un calo di investimenti di circa 600 milioni di euro (-6,6%). Per il 2014 è previsto solo un rallentamento della caduta (-2,4%). Soltanto il settore delle ristrutturazioni tiene (+3%) e rappresenta ormai il 33,9% del mercato.

Dal 2007 il settore ha perso il 35,3% dei volumi di affari pari a circa 7,4 miliardi di euro (il 5% del Pil regionale). Gli occupati risultano scesi di 53 mila unità tenendo conto dell’intera filiera. Le flessioni, sulla base dei dati della Casse edile, raggiungono il 42,8% per le ore lavorate, il 39,3% per gli operai iscritti e il 33,6% per le imprese. Per Ance Veneto il crollo delle costruzioni non è però attribuibile per intero alla congiuntura economica.  «Il settore – prosegue il presidente Schiavoè stato appesantito da una tassazione iniqua e scelte di politica economica miopi, che hanno sostenuto sprechi e cattiva gestione della pubblica amministrazione». Così dal 1990 le risorse destinate a nuove infrastrutture sono crollate del 61,2%, mentre la spesa per la gestione degli enti locali è aumentata di oltre il 30%. «Negli ultimi anni le risorse pubbliche rappresentano una coperta troppo corta, ma fino a ora è stata tirata solo dalla parte della spesa improduttiva».

Per invertire la tendenza e salvaguardare un comparto sul quale insiste il 20% del Pil del manifatturiero regionale, l’associazione dei costruttori chiede una terapia shock di investimenti sulla salvaguardia del territorio, sull’edilizia scolastica, sulla riqualificazione delle città e dei centri storici,  sulle opere di manutenzione.  «Sul fronte delle risorse per la difesa del suolo – ha ricordato Schiavo in presenza del sottosegretario all’Ambiente Barbara Degani e all’assessore regionale Maurizio Conteci sono molte opzioni da concretizzare». L’Europa ha già aperto a una revisione dei vincoli del Patto di stabilità. La Regione Veneto ha in dote 2,6 miliardi di euro di fondi europei. Nel 2010 dall’accordo tra ministero dell’Ambiente e Regione Veneto erano stati stanziati 45 milioni per 46 interventi, ma nessuna opera finanziata da fondi governativi risulta oggi completata e i lavori sono in corso solo per il 3% del valore dei progetti.  «Ci sono troppe frammentazioni delle competenze e bisogna fare chiarezza sulle risorse disponibili. Dopo l’apertura dell’Europa – conclude Schiavo – sul Patto di stabilità, il governo non ha più alibi: adesso indichi gli strumenti e i tempi per sbloccare le risorse e individui una cabina di regia che renda effettivi e immediati gli investimenti».

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RAPPORTO CONGIUNTURALE ANCE VENETO

SLIDE DI SINTESI 

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8 Comments

  1. Roberto Porcù says:

    Ma come, solo l’edilizia?
    E’ tutto il Veneto che sta colando a picco!

  2. Eugenio says:

    DI questa crisi Edilizia ,qualche cosa di buono c’è,che perlomeno si è fermata la cementificazione del territorio,e l’infiltrazione dell’Andrangheta in questo settore.Ma L’edilizia deve ripartire con la sistemazione del territorio con le scuole ,e la manutenzione di vecchi edifici ..cose utili per tutti i cittadini e non per gli speculatori.

    • Trasea Peto says:

      La ndrangheta laora pikealtro co el Stato. Co no te sè ki ke i xe fato do conti so quei ke te vedi scoar el querto ae scoe medie…

  3. Trasea Peto says:

    Ghe sarìa desso da trar xo tanti scatafalki tirai su par gnente parké i fà afano e basta. Mezi xe stà fati par gnente. Sarìa da farghei magnare a quei ke i ga fati e quei ke ga fato diventar tera edificabie anca ‘a buza del lamaro. Via tuto, anca i tubi dee fogne e al so posto se assa la ke torne foresta, rubine, petaroi, volpi e orsi cusita quei ke vive de Stato co i ga uzma de rancurar su skei ke i vaga domandarghei ai orsi.

  4. Luca says:

    Ma l’avete letto l’articolo?? Si parla di rischio idrogeologico, scuole, manutenzioni… di uno Stato che blocca le risorse che ci sono e che potrebbero attivare investimenti che servono! L’edilizia non è solo tirar su case!

  5. Amilcare says:

    L’edilizia sta cambiando, ora non si deve puntare a nuove costruzioni che consumano territorio, ma alle riqualificazioni.
    Ci sono tantissimi centri storici, zone ex industriali, fabbricati vecchi e fatiscenti che consumano energia come vecchie stufe a carbone.
    Oggi fare edilizia vuol dire recuperare e migliorare l’esistente.
    E creare maggiori infrastrutture per decongestionare il traffico che è causa di inquinamento.
    Tutto per migliorare l’ambiente, non peggiorarlo.
    Il problema che nemmeno questo si riesce a fare perchè i soldi necessari ai privati e agli enti pubblici locali per fare queste opere se le magia Roma, la sua burocrazia e i suoi numerosi enti pubblici e istituzioni da terzo mondo.
    Restare in itaglia è deleterio pure per l’ambiente e la salute.
    Viva la Serenissima

  6. ginobricco@ says:

    Hanno costruito e speculato di più dell’inverosimile rovinando uomini e banche con relativi risparmi e poi si lamentano, mi viene da tirarne una…..

  7. luigi bandiera says:

    Vien da dire: e per fortuna.

    Se andava avanti come qualche tempo fa al posto di raccogliere asparagi o radicchio o uva avremmo raccolto mattoni o zollette di cemento e a tavola quelle cose li’ non si mangiano.

    Certo, l’indotto… ma tagliarsi i totani per far vedere alla consorte che si e’ virili, mika funziona ne’..?

    E poi tutte queste case, a parte i capannoni, a chi servivano..??

    E’ certo agli INVASORI.
    Poi forse ai nostri figli e i capannoni, nati come funghi, a distruggere terra fertile.

    Senza il noto grano di sale non si realizza nulla se non l’autodistruzione.

    Bisognava pianificare meglio.

    Purtroppo ci hanno fatto odiare la terra perche’ considerata non piu’ nostra e cosi’ ecco i risultanti. Anche noi abbiamo le nostre “piramidi” nel deserto: i capannoni.

    La prossima volta sapremo cosa fare perche’ la lezione l’abbiamo imparata oppure no..?

    Temo sia NO.

    PSM

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