Anarchia e fascismo, le due anime conviventi dell’italiano e della sua ingovernabilità

Salvini-fascismodi SERGIO BIANCHINI –  Moscovici ha detto che in Europa oggi crescono tanti piccoli Mussolini.  Guardando all’italia direi che non c’è assolutamente una diffusa mentalità di tipo autoritario. Anzi, l’evidenza maggiore è quella di una sensibilità prevalente anarchica, e lo conferma splendidamente la passione diffusissima e trasversale per De Andrè. L’intervista a Massimo Fini, allegata in fotografia, è splendida nel rappresentare gli avvitamenti dell’anarchismo. Ma proprio questo spirito così diffuso rende difficilissima la governabilità del paese la cui mancanza porta poi all’esasperazione. L’esasperazione fa poi desiderare decisionismi potenti e rapidi.

L’oscillazione tendenziale tra fascismo e anarchia e non una sola delle due facce è semmai la caratteristica dell’italia e vive continuamente e quotidianamente in ogni singolo italiano. Ho già ricordato come i giovani sessantottini, intransigenti rivendicatori di maggiore democrazia gradissero molto di fare parte di formazioni autoritarie dotate di una disciplina interna ”proletaria” cioè tostissima, cioè…..E così operava ogni militante di partito, obbediente dentro e polemico fuori.
Ma anche il cattolico, che nella società richiama e propaganda la libertà più assoluta, quella della propria coscienza, si rinforza e riposa operando nei circuiti fortemente gerarchizzati di una monarchia  fortissimamente decisionista, all’interno della quale vige la regola dell’obbedienza indiscutibile al livello superiore.
Anche moltissimi altri di tendenze non cattoliche e nemmeno excomuniste si danno al volontariato dove le regole dell’obbedienza e dell’adattamento pacifico dominano. E proprio queste regole, accettate volontariamente, consolano dalle infinite, spesso irrisolte o insolubili, diatribe della vita quotidiana in famiglia e nel lavoro. Per fortuna nel lavoro vige generalmente, salvo nel pubblico impiego(ed è tutto dire), la regola dell’obbedienza a cui tutti si sottomettono più o meno pacificamente per lo stipendio.

La capacità di uscire da questa spastica contrapposizione che opera sia nel singolo che nella comunità italiana sarà la misura della possibilità di risolvere o almeno mitigare i nostri problemi, sia al livello del  governo della nazione e dello stato sia delle ansie individuali ormai prossime alla schizofrenia di massa.

La richiesta delle autonomie territoriali, da quelle macroregionali a quelle regionali e perfino comunali, è stata un tentativo di pervenire alla governabilità ed alla serenità individuale costruendo comunità più omogenee e più agili. Adesso, purtroppo, questa linea sembra dimenticata.

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