Amartya Sen contro l’austerità praticata in Europa

di MATTEO CORSINI

Amartya Sen è il classico esempio di economista che, a mio parere, è tanto apprezzato quanto sopravvalutato. Recentemente, ha dichiarato: “Dire che in caso di recessione la politica dell’austerità rischia di essere controproducente può sembrare una critica sostanzialmente keynesiana. John Maynard Keynes ha sostenuto in modo convincente che durante un eccesso di capacità produttiva dovuto alla scarsa domanda del mercato tagliare la spesa pubblica rallenta l’economia e accresce la disoccupazione invece di diminuirla. Gli va riconosciuto il grane merito di aver fatto capire questo punto fondamentale ai responsabili politici di ogni tendenza… I servizi pubblici sono apprezzati per ciò che forniscono in concreto alle persone, soprattutto alle più vulnerabili, e in Europa sono stati ottenuti con decenni di lotta. Tagliarli spietatamente significa rinnegare l’impegno sociale degli anni Quaranta che ha portato alla previdenza e alla sanità pubblica in un periodo di cambiamento radicale”.

In Italia è molto ben visto sia perché ha vinto il premio Nobel nel 1998, sia perché ha una idea di giustizia sociale molto simile a quella di John Rawls, tipicamente condivisa dal vasto mondo che ritiene che sia necessario un intervento dello Stato a correggere il mercato e a redistribuire in qualche misura la ricchezza allo scopo di rendere “giustizia” ai più deboli. Non è però mia intenzione stare a discutere in generale il pensiero di Sen, quanto, piuttosto, soffermarmi sulle parole che ho riportato. Parole che mi sembrano per molti versi surreali.

Dichiarandosi contrario all’austerità praticata in Europa, Sen si appoggia a Keynes per sottolineare la presunta dannosità della riduzione della spesa pubblica durante una recessione. Con scarso senso della realtà (e del ridicolo) arriva ad affermare che a Keynes “va riconosciuto il grane merito di aver fatto capire questo punto fondamentale ai responsabili politici di ogni tendenza”. A dire il vero Keynes non ha dovuto far capire un bel nulla ai politici di ogni tendenza, perché la loro attitudine a spendere e spandere i soldi altrui ha sempre incontrato come unico limite la quantità di denaro che riuscivano ad ottenere mediante l’imposizione fiscale e il debito. Fino a quando è rimasto in vigore il gold standard, la spesa pubblica incontrava indubbiamente maggiori limiti rispetto al mondo basato su monete fiat. Non a caso Keynes fu uno dei più acerrimi detrattori del gold standard. In buona sostanza, Keynes non ha aperto gli occhi ai politici, ha semplicemente fornito un supporto pseudoscientifico alla loro incessante brama di fare spesa pubblica, che notoriamente crea consenso.

Ciò detto, la situazione a cui fa riferimento Sen, ovvero una riduzione spietata dei servizi pubblici, non trova effettivo riscontro in Europa. E dove la situazione è divenuta più socialmente tesa, come in Grecia, è bene ricordare il punto di partenza, dove oltre il 10 per cento della popolazione (40 per cento della forza lavoro) era dipendente pubblico, con situazioni limite in cui in certe scuole c’erano più insegnanti che alunni, e dove il sistema pensionistico pubblico, in bancarotta quanto lo Stato, consentiva alle persone di andare in pensione cinquantenni. Pur prescindendo dalla divergenza con la realtà della situazione descritta da Sen, resta peraltro il problema di come continuare a finanziare uno stato sociale che è assimilabile in buona sostanza a un gigantesco schema Ponzi, costruito nella seconda parte del Novecento per aumentare il consenso politico, ma ormai insostenibile (e a mio parere pure indesiderabile) per via del trend demografico attuale e prospettico e dei suoi già enormi squilibri finanziari.

Su questo punto l’idea di andare avanti accumulando debito e stampando denaro è chiaramente una strada senza uscita, ma a molti fa comodo pensare che saranno i posteri a doversene preoccupare. E passano pure per buone persone, che hanno a cuore le sorti dei più deboli.

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3 Comments

  1. firmato winston diaz says:

    C’e’ pero’ una cosa peggiore di stampare denaro e accumulare debito per sostenere le politiche keynesiane, e’ sostenerle con inasprimenti fiscali tendenti all’infinito, cosa che si sta verificando dall’entrata dell’italia nel serpente monetario della fine degli anni 80, inizio dell’allineamento delle monete per entrare tutti nelleuro, e periodo guardacaso dal quale l’italia non cresce piu’.
    COme al solito, noi abbiamo preso il peggio del keynesismo e l’abbiamo sposato col peggio del liberismo. Tasse svedesi, servizi statunitensi. E con Monti, questa tendenza sta andando al parossimo, tasse oltre il 100 per cento del reddito, e servizi solo a pagamento, che costano piu’ nel pubblico che nel privato (e peccato che alcuni, tipo l’acqua o la rimozione rifiuti o i trasporti o la scuola, sei costretto ad acquistarli dal pubblico che li ha in monopolio). Il commissario fallimentare e’ la’ solo per garantire il predominio economico della germania, andrebbe processato per alto tradimento.

  2. W S. MARCO says:

    “Gli Americani di tutte le età, condizioni e tendenze, si associano di continuo. Non soltanto possiedono associazioni commerciali e industriali, di cui tutti fanno parte, ne hanno anche di mille altre specie: religiose, morali, grandi e futili, generali e specifiche, vastissime e ristrette. Gli Americani si associano per fare feste, fondare seminari, costruire alberghi, innalzare chiese, diffondere libri, inviare missionari agli antipodi; creano in questo modo ospedali, prigioni, scuole. Dappertutto, ove alla testa di una nuova istituzione vedete, in Francia, il governo, state sicuri di vedere negli Stati Uniti un’associazione” – Alexis DE TOQUEVILLE – La Democrazia in America

  3. Albert Nextein says:

    Non so chi sia questo sen.
    Io penso semplicemente che l’austerità la debba praticare il sistema pubblico in tutti i suoi aspetti.
    Ridurre spese,sprechi,stringere ovunque la cinghia, e quindi dare l’esempio, oltre che salvaguardare l’ambito di azione del settore privato cui dovrebbe far da supporto discreto e non invasivo.
    Il sistema privato, la gente comune, deve avere maggior rispetto e riguardo, perchè è quella parte da cui deriva il risparmio sano e fisiologico che sistema tutti i guai che un sistema pubblico sguaiato e ladro produce.
    Sistema pubblico : austerità.
    Sistema privato : libertà e rispetto.

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