Altro che risparmio, la campagna elettorale moltiplica i soldi pubblici

di FABRIZIO DAL COL
In vista della chiusura del bilancio dello Stato, il ddl stabilità è arrivato nell’aula della Camera: verrà approvato con la fiducia, quindi la versione definitiva è quella uscita dalla commissione. Da più mesi a questa parte, quando sembrava che l’esecutivo dei tecnici consentisse le modifiche di bilancio solo a saldi invariati, noi comuni mortali ci chiedevamo come fossero possibili quelle resistenze messe in campo dal  governo, davanti alle proposte avanzate sull’incremento dei fondi relativi alla spesa per il sostegno ai malati di Sla.  Come noi tutti ricordiamo, il governo dei tecnici aveva assunto fino a quel momento un atteggiamento intransigente circa la possibilità di revisione della legge sul patto di stabilità ed aveva imposto alla maggioranza che lo sostiene, la disponibilità alle modifiche solo se i saldi rimanevano invariati. Quelle resistenze che il governo fino a ieri motivava con l’esigenza della  disciplina e del rispetto della politica del rigore, si sono trasformate ora in gentili concessioni e l’atteggiamento dell’esecutivo, fino a ieri intransigente, appare ora i più accomodante. Strano, ma vero. Il sospetto che il governo dei tecnici stia ora trasformando la sua filosofia di risanamento del paese proprio in vista delle elezioni politiche, potrebbe ora non essere  più un solo sospetto ma una vera strategia finalizzata a costringere le forze politiche ad accettare, dopo il voto, la possibilità di un secondo governo a guida Monti.

Il presidente del Consiglio  aveva reso noto, qualche giorno fa, della possibilità che alcuni ministri potessero candidarsi alle prossime elezioni, raccomandandoli però di evitare un loro collocamento nelle liste di una sola parte politica anzi, consigliandogli di dividersiin più liste o partiti.  Una raccomandazione, quella del professor Monti, tesa ad evitare che il governo uscente potesse essere poi  politicamente etichettato, ma anche per avere le mani libere, condizione necessaria a trattare con le forze politiche la possibilità di una sua ricandidatura. Ecco il motivo per cui potrebbero essere  ora comparse improvvisamente quelle risorse finanziarie che fino a ieri erano tenute bloccate con la scusa del rispetto alla legge di stabilità. Risorse finanziarie che potrebbero essere state riviste e aumentate proprio per volontà dell’esecutivo in carica, e rese fruibili proprio in questi giorni per meglio gestire gli ultimi provvedimenti legislativi, senza incorrere in quegli abitudinari contraccolpi  propagandistici – elettorali da parte delle forze politiche che lo sostengono.

Torniamo però alle risorse finanziarie. Il reintegro dei fondi all’editoria, tagliati in qualche legge precedente, è stato confermato anche stavolta: l’emendamento per incrementare di 70 milioni il fondo dei contributi diretti all’editoria è passato all’unanimità in commissione Cultura e senza danni pure in quella di merito, la Bilancio. L’emendamento della Lega, che prevedeva di dare 70 milioni pure alle radio si è invece disperso, ma nulla vieta che possa essere riproposto poi alla Camera, quando si tratterà di discutere su tutto l’impianto della legge di stabilità. Dopo l’editoria sono comparsi  57,5 milioni “a decorrere dal 2014 ai Comuni di Venezia, Chioggia e Cavallino Treporti”. Altri 100 milioni (5 nel 2013 e 95 l’anno dopo) sono stranamente comparsi, per “la realizzazione di una piattaforma d’altura davanti al Porto di Venezia” e a proporli, guarda caso, sono stati  Pierpaolo Baretta del Pd e Renato Brunetta del Pdl, fondi che però sono stati stornati prelevandoli dal finanziamento per il Mose. Passiamo alla Fiera di Verona che insacca 250 mila euro l’anno per i prossimi tre grazie al deputato Alberto Giorgetti, coordinatore veneto del Pdl: lui ha proposto l’emendamento, i relatori l’hanno approvato. Proseguendo: il deputato Giuseppe Marinello in quota  Pdl , agrigentino di Sciacca  e uomo vicino ad Alfano, sfruttando il rapporto col segretario, ha portato a casa un milione per assumere i lavoratori socialmente utili nel suo Comune e dieci milioni per sanare il contenzioso nato nell’ambito della ricostruzione del Belice, distrutto da un terremoto 45 anni fa.  Andiamo avanti: l’ente nazionale che si occupa del micro credito era a rischio chiusura e  Mario Baccini, ex ministro Udc oggi vicino al Pdl, ha proposto un emendamento che è stato  approvato dalla commissione Bilancio che restituisce a tale organismo 1,8 milioni l’anno. E chi sarebbe il presidente del Micro credito? Ovviamente lo stesso Baccini. 315 milioni sono stati poi previsti anche per università, servizio civile, Comitato paraolimpico, Fondo per la diffusione della pratica sportiva e altri. L’Ente per lo sviluppo dell’irrigazione e la trasformazione fondiaria in Puglia e Lucania, soppresso dal governo nel dicembre scorso, con sei mesi di tempo concessi alle regioni per chiudere tutto, è ancora lì: il siciliano Catanoso e il romano Marsilio del Pdl  vorrebbero provare a tenerlo in vita fino al settembre 2014. “Pedemontana di Formia”:  per costruirla, dal 2007, vengono stanziati 5 milioni l’anno con Monti e deciso a sopprimerli, ma i deputati laziali Dionisi dell’Udc e Morassut (e altri) del Pd hanno difeso l’opera. Crisi o non crisi, come sempre i denari per fini elettorali saltano sempre fuori, e che importa se a farne le spese saranno sempre i Cittadini,  importante  è la campagna elettorale.

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One Comment

  1. Perché io dovrei contribuire a finanziare l’editoria, considerato che i giornali non fanno più informazione, bensì crociate contro la parte politica avversa?

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