ALTRO BOCCONE AMARO PER BOSSI, FRUSCIO TORNA IN SELLA

di GIANLUCA MARCHI

Non sono proprio giorni fausti per Umberto Bossi, sia per le beghe interne alle Lega che per quanto capita fuori.  Quando ancora stava al governo aveva siglato un patto politico di ferro con il ministro siciliano all’Agricoltura, Saverio Romano, di cui abbiamo parlato abbondantemente nel primo numero de L’Indipendenza. La sostanza era per il leader del Carroccio che gli togliessero di torno il suo ex amico prof. Dario Fruscio da un posto dove la Lega stessa l’aveva indicato, la presidenza dell’Agea. L’avevano defenestrato con un provvedimento di commissariamento proposto dall’allora ministro per l’Agricoltura e firmato dal premier Silvio Berlusconi, con il beneplacito appunto di Umberto Bossi, che si era voluto togliere dalle scatole quel professore leghista e puntiglioso, con in testa l’idea di far pagare le multe agli splafonatori delle quote latte, amici del capo del Carroccio, sempre pronto a difenderli fino al punto da destare sospetti sulla natura di quel rapporto. Oggi, a quasi sette mesi di distanza, il Tar del Lazio (prima sezione) ha totalmente annullato il commissariamento  di Agea, l’Agenzia per le erogazioni in agricoltura, l’ente pubblico non economico che in Italia è responsabile dei pagamenti dei contributi pubblici al mondo agricolo (un pacchetto di circa 6 miliardi di euro all’anno, in prevalenza provenienti dalla Ue) che rappresentano fino al 40% del reddito degli operatori agricoli). Il Tar ha inoltre condannato il presidente del Consiglio pro tempore, alias il Cavaliere, a pagare pure 3 mila euro a Fruscio per le spese di giudizio.

Fruscio, ex senatore del Carroccio per una legislatura, ex cda di Eni e Sviluppo  Italia, ex presidente del collegio sindacale di Expo Spa (considerato per anni il cane da guardia di Bossi in questi enti), ottiene così una vittoria totale contro una decisione che aveva sempre considerato infondata e che il 23 giugno dell’anno scorso aveva portato in sella ad Agea il generale della Gdf Mario Iannelli.

Fruscio aveva immediatamente presentato ricorso al Tar sostenendo, con una mole copiosa di documenti, che le motivazioni del commissariamento erano insussistenti e comunque non imputabili alla sua gestione. Di contro la Presidenza del Consiglio, opponendosi al ricorso, aveva presentato una relazione fumosa, che non approfondiva nulla e non recava documentazione a sostegno dei punti tecnici alla base del provvedimento. Il fatto è che le ragioni del commissariamento erano solo ed esclusivamente politiche , e come tali non potevano giustificare un atto del genere. Per questo si era costruito un castello di motivazioni che alla prova dei fatti si è dimostrato senza alcun fondamento.

Fruscio, che potrebbe tornare alla guida di Agea già da domattina, presumibilmente attenderà di incontrare il nuovo ministro dell’Agricoltura, Mario Catania, prima di decidere i prossimi passi. Certo rientrando in Agea troverà una situazione assai diversa rispetto a quella lasciata sette mesi orsono, a cominciare dalla presenza di un direttore generale, Giancarlo Nanni, che era proprio il dirigente generale interno al quale l’allora presidente non intendeva affidare  tale incarico. Inoltre, su pressione dell’ex ministro Romano, nelle società controllate da Agea (Sin e Agecontrol) si è provveduto a una serie di nomine disposte dal commissario della capogruppo che ora potrebbero essere impugnate in quanto volute da chi, sulla base della sentenza odierna, non aveva alcun titolo per guidare Agea. Insomma, il ginepraio da affrontare è tutt’altro che semplice, ma il professore un tempo ritenuto l’economista prediletto da Bossi ha la tempra per non spaventarsi di certo.

Della vicenda si occupa oggi anche il Corriere della Sera con un articolo di una firma di punta come Sergio Rizzo e tanto di richiamo in prima pagina. Un articolo puntuale con un sole errore: quando parla di Sin, società controllata da Agea che gestisce il Sistema informativo agricolo nazionale, l’autore fa riferimento alla trasformazione della stessa in Spa (voluta dalla gestione Romano-Commissario) con il presidente Francesco Baldarelli (dato vicino a Paolo De Castro) che ha salvato la poltrona e dunque facendo prefigurare un potenziale conflitto fra Fruscio e il presidente della Commissione Agricoltura del Parlamento Europeo. In realtà Baldarelli, se ancora ha dei riferimenti nel Pd, bisogna semmai cercarli dalle parti di Massimo D’Alema. Mentre risulta che il ritorno di Fruscio in sella ad Agea sarebbe visto positivamente dallo stesso De Castro.

DECADE IL VICEPRESIDENTE DELLA REGIONE PIEMONTE

“Riccardo Molinari era ineleggibile”. Lo ha deciso la Cassazione dichiarando decaduto il vice presidente di Palazzo Lascaris, eletto nella circoscrizione di Alessandria nella lista dellaLega Nord. La decisione è immediatamente esecutiva. E inappellabile.

Il suo nome era già stato inserito nella lunga lista degli undici consiglieri regionali passati al vaglio della Giunta per le elezioni del parlamentino regionale, che in poche ore, però, aveva deciso di salvare tutti.

Ma per Molinari l’iter è proseguito, a causa del ricorso intrapreso da Michele Formagnana, classe 1962, primo escluso della lista delCarroccio con 1.709 voti di preferenza. Alla base dell’incompatibilità di Molinari, l’incarico di amministratore dell’EdisuPiemonte – l’Ente per il diritto allo studio – al momento della sua candidatura.

FONTE ORIGINALE: http://www.lospiffero.com/buco-della-serratura/decade-il-vicepresidente-di-palazzo-lascaris-2958.html

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4 Comments

  1. Giorgio Rossi says:

    Un altro meridionale immigrato al nord che occupa posti della Lega!!
    Un’altra cialtroneria bossiano-leghista: un altro posto rilevante rubato ai padani!

  2. Piemonte Libero says:

    Fruscio è sempre stato un elemento di spicco della Lega…balle non ce ne sono. Che poi non abbia mai fatto vita di sezione, questo è un altro discorso….E’ pieno di dirigenti leghisti che non hanno mai messo piede in Sezione.

    • batwoman says:

      ah si? e se è in Piemonte perchè è stato candidato in Lombardia?

      malissimo. Se non si va in sezione non si è dirigenti di nulla.
      e si finisce come il cerchio magico, perdendo il contatto con la realtà.
      Eppoi si corrono dei bei rischi, considerando che le sezioni sono quelle che possono fare le verifiche di militanza.

  3. batwoman says:

    ah, però bisogna rilevare una cosa: Fruscio come leghista mi giunge nuovo, Chissà se i militanti della sua sezione di appartenenza lo hanno mia visto una volta in sezione…

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