Almeno date le tasse della Merkel: risparmieremmo 900 euro

di ANDREA TURATIlombardia tasse

Se il carico fiscale del nostro Paese fosse in linea a quello medio europeo, ogni italiano risparmierebbe 904 euro all’anno di tasse e contributi. A dirlo e’ l’Ufficio studi della CGIA che ha messo a confronto la pressione fiscale dei principali Paesi Ue registrata nel 2014: successivamente, l’analisi dell’Ufficio Studi ha definito il differenziale di tassazione degli italiani rispetto ai contribuenti degli altri Paesi europei. Il risultato, come era facilmente prevedibile, vede gli italiani occupare le primissime posizioni della graduatoria dei contribuenti piu’ tartassati d’Europa. Tra i principali Paesi dell’Unione presi in esame, la pressione fiscale piu’ elevata si riscontra in Francia. A Parigi, il peso complessivo di imposte, tasse, tributi e contributi previdenziali e’ pari al 47,8 per cento del Pil. Seguono il Belgio, con il 47,1 per cento, la Svezia, con il 44,5 per cento, l’Austria, con il 43,7 per cento e, al quinto posto, l’Italia. L’anno scorso la pressione fiscale nel nostro Paese si e’ fermata al 43,4 per cento del Pil. La media dei 28 Paesi che compongono l’Ue, invece, si e’ stabilizzata al 40 per cento; 3,4 punti in meno che da noi. Nella comparazione, l’Ufficio studi della CGIA ha deciso di calcolare anche i maggiori o minori versamenti che ognuno di noi “sconta” rispetto a quanto succede altrove. Ebbene, se la tassazione nel nostro Paese fosse in linea con la media europea, ogni italiano l’anno scorso avrebbe risparmiato 904 euro. Effettuando il confronto con la Germania, invece, si evince come i tedeschi paghino mediamente 1.037 euro all’anno in meno rispetto a noi. Analogamente, gli italiani pagano 1.409 euro in piu’ rispetto agli olandesi, 1.701 euro in piu’ dei portoghesi, 2.313 euro in piu’ degli inglesi, 2.499 euro in piu’ degli spagnoli e ben 3.323 euro in piu’ rispetto agli irlandesi. Sempre rispetto al livello italiano di tassazione, si nota come gli austriaci abbiano pagato 80 euro in piu’ rispetto a noi, gli svedesi 292 euro in piu’, i belgi 984 euro in piu’ e, infine, i francesi, con ben 1.170 euro in piu’.

Dalla CGIA ricordano che il dato della pressione fiscale italiana relativa al 2014 non tiene conto dell’effetto del cosiddetto “Bonus Renzi”. L’anno scorso, infatti, gli 80 euro “restituiti” ai redditi medio bassi dei lavoratori dipendenti sono costati alle casse dello Stato 6,6 miliardi di euro. Quest’ultimo importo e’ stato contabilizzato nel bilancio della nostra Amministrazione pubblica come spesa aggiuntiva. Pertanto, se si ricalcola la pressione fiscale considerando questi 6,6 miliardi di euro che praticamente sono un taglio delle tasse, anche se contabilmente vanno ad aumentare le uscite, la pressione fiscale scende al 43 per cento. In relazione a questa precisazione, la CGIA ha redatto anche una comparazione che tiene conto di questa specificita’. “Per pagare meno tasse – dichiara Paolo Zabeo della CGIA – e’ necessario che il Governo agisca sul fronte della razionalizzazione della spesa pubblica; con tagli agli sprechi, agli sperperi e alle inefficienze della macchina pubblica. Inoltre, questa operazione dovra’ essere realizzata molto in fretta. Entro il prossimo 30 settembre, infatti, a seguito della mancata autorizzazione dell’Unione europea all’estensione del reverse charge alla grande distribuzione, il Governo dovra’ reperire 728 milioni di euro, altrimenti e’ previsto un aumento delle accise sui carburanti di pari importo”.

E per evitare un nuovo aumento delle imposte, l’Esecutivo dovra’ sterilizzare una serie di clausole di salvaguardia estremamente “impegnative”. Sebbene il ministro Padoan abbia in piu’ di un’occasione scongiurato un nuovo aumento del carico fiscale, con la prossima legge di stabilita’ dovra’ trovare oltre 16 miliardi per evitare un aumento delle entrate di pari importo per l’anno venturo. Tagli che dovranno salire a 25,4 miliardi nel 2017 e a 28,2 nel 2018. “Visti i risultati ottenuti in questi ultimi anni con la cosiddetta spending review – conclude Zabeo – abbiamo l’impressione che sara’ molto difficile centrare questi obbiettivi”. In questa analisi, infine, non e’ mancata nemmeno una ricostruzione storica. Negli ultimi 15 anni, purtroppo, il risultato fiscale emerso dalla comparazione con la media europea e’ costantemente peggiorato. Se nel 2000 i contribuenti italiani pagavano 44 euro in meno di tasse rispetto alla media Ue, nel 2004 il carico fiscale per ciascun italiano era superiore del dato medio europeo di 126 euro. Il gap a nostro svantaggio e’ addirittura salito a 841 euro nel 2010 e ha raggiunto i 904 euro nel 2014.

 

 

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2 Comments

  1. GPaolo says:

    “Europa” dovrebbe significare Ordine e serietà. Cose che purtroppo a noi mancano, così mettendoci dentro anche gli altri paesi mediterranei (simili a noi) questa Europa é diventata una babele, Difficile da capirsi e dove uno vuol essere più furbo dell’ altro. E la storia continua…

  2. v4l3 says:

    Il problema e’ che l’europa e’ stata concepita per fare si che le cose siano in effetti come sono.
    Mi spiego meglio;ai tempi della lira in italia,nonostante tutto,provvedevamo a produrci da noi la maggioranza dei beni di cui avevamo necessita’.I soldi rimanevano in circolo in italia e si esportava molto di piu’ .Nel frattempo germania e francia stavano iniziando a capire molto bene che il mondo va avanti e la cina stava preparandosi a togliere molte fette di mercato,queste conclusioni sono fatte da chi detiene il potere vero.Quindi che cosa hanno pensato di fare ?l’euro.
    Fateci caso,stanno smantellando ogni sistema produttivo che non sia tedesco o francese,
    per obbligarci a comprare merci che non ci facciamo piu’.Condiseriamo un lasso un trimestre:pensate al mare di denaro che se ne va dall’itlia per comprare merci di ogni tipo dalle macchine al ferro da stito,dai vestiti agli alimenti praticamente tutto.Ora andiamo avanti nel tempo con il ragionamento di un trimestre, occore comprare di nuovo quello di cui necessitiamo e dove prendiamo altro denaro visto che se ne e’ gia’ andato tutto ?
    Ma dalla BCE,che ci compra con usura titoli di stato creando denaro dal nulla e ipotecando non solo il nostro futuro ma quello dei nostri nipoti.Tanto per dirne una sul famoso rigore,la Deutsche Bank e’
    messa peggio della Lehman Brothers.
    NON C’E’ NESSUNA CRISI E’ TUTTO CREATO AD ARTE.
    Meglio di cosi’ non potevano fare:deindustrializzarci a loro vantaggio e costringerci a ricorrere
    all’euro strozzinaggio per dipendere da loro.

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