Allarme scuole sporche al Sud. Gli Lsu facevano i bidelli

di ROBERTO BERNARDELLI*

C’erano una volta i bidelli. Adesso per pulire e mettere in ordine le aule, mettono i disoccupati napoletani, siciliani, i cari lavoratori socialmente utili. Li parcheggiano lì, a scuola, o meglio, nelle scuole del Sud. Il gioco è andato avanti per anni, scopa, ramazza, secchio. E i bidelli? Ah boh. Chi lo sa.

Sta di fatto che adesso che la ricreazione è finita, le scuole del mezzogiorno sono in subbuglio perché rischiano di “diventare” sporche. E i bidelli? Spariti.

In tutto, c’è la pressochè totale  incertezza sui servizi di pulizia di 4.000 edifici scolastici in Italia. Hanno tagliato 11mila teste, soprattutto nel centro-sud, dove il mestiere del bidello era stato passato di mano ai lavoratori socialmente utili.

Infatti, la legge di stabilità ha tagliato anche sulle pulizie, ma i tagli più radicali sono dal 1° di marzo per le scuole.  E con i tagli, c’è pure la beffa Fornero: perché* c’è anche la tassa sul licenziamento, dei già disoccupati. Pare possibile? Massì, il caos italico regna e insegna. Quindi le associazioni di categoria che avevano preso in “appalto” gli lsu nel mezzogiorno per grazia ricevuta, ora dovranno corrispondere agli addetti che perderanno il lavoro per il taglio della spesa determinata dal Governo circa 1.500 euro per ogni lavoratore. In altre parole, un incasso per lo Stato di 15 milioni di euro.

Ma vediamo la strana concentrazione del personale ausiliario, una sorta di distribuzione sulla scorta dei forestali in Calabria. Si tratta di 24mila unità distribuite in 4mila istituzioni scolastiche. Attenti bene: quasi la metà sono al Sud, 11,5mila (ex) lavoratori socialmente utili. Neanche a dirlo dove sono gli “esuberi”? In Campania (3.500, soprattutto nel napoletano e casertano), Puglia (1.300), Calabria (800), Sicilia (oltre 650) e Lazio (600).

Anche al Nord, con i “bidelli veri” non lsu, qualcuno ci rimetterà le penne: 500 rispettivamente sia per Lombardia che per Piemonte. Ma fatte le debite proporzioni, che pulivano in Campania? Differenziavano i rifiuti laddove non lo facevano i sindaci? Ma a quanto si apprende, per una volta tanto la bocciatura, la scure dei tagli, insiste sulla Campania, perché i fondi passano da 167 a 64 milioni di euro. Nella regione con uno dei numeri più alti di abbandoni scolastici e di non abbondante frequentazione scolastica, cosa pulivano? Le classi semideserte? Stesso discorso per la Calabria, che deve accontentarsi di pulire con 20 milioni di euro al posto dei precedenti 50 milioni.

Denunciano le associazioni di categoria e le coop: “Non è chiaro cosa accadrà negli edifici scolastici di queste Regioni a partire dal 1 marzo”. Ordine e pulizia proverbiali, come sempre.

*Presidente Indipendenza Lombarda

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One Comment

  1. Dan says:

    Ma no è tutto previsto.
    Sti ragazzi, ste ragazze, ancora qualche anno a squola a grattarsi poi saranno fuori anche loro a fare i disoccupati.
    Se qualcuno di loro crepa perchè l’igiene viene a mancare (scoppia magari una piccola epidemia) o perchè crolla un contro soffitto, tanto di guadagnato per tutti no ?

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