Alla nostra collaboratrice Rosanna Marani l’Ambrogino d’oro 2015!

rosanna maranidi STEFANIA PIAZZO – “Ehi, direttore, sono ambroginata”. Rosanna mi ha informata così, su whatsapp, dell’Ambrogino d’oro per “civica benemerenza”.

Che significa civica e che vuol dire benemerenza. Beh, in anni così bui e pesti come questi, essere civili e civici è per pochi. Una virtù civica, ad esempio, è essere onesti, essere attaccati al proprio territorio, essere sempre tesi verso il bene. Fare bene, lavorare bene. Tanto che gli altri se ne accorgano perché l’intelligenza lascia il segno. Attenti però, perché fare bene, lavorare bene non  vuol dire vivere bene.

Rosanna è una benemerita di Milano, ha esaltato Milano, la sua milanesità, lo ha fatto in nome di Ambrogio, quel vescovo che neanche più i milanesi, e i loro arcivescovoni, spesso, riconoscono più, lui e la sua solidarietà prudente. E va beh…

Rosanna, ha sempre lavorato bene, meglio degli altri, la sua carriera giornalistica è sempre stata marcata dal genio e dall’umanità che manca a tanti e troppi giornalisti, più che giornalisti, delle macchine fotocopiatrici. E Rosanna non ne avrà a male se lo scrivo, ma non può dire di avere avuto una vita facile. Tutta lustrini. Tutta porte aperte. Proprio l’opposto, quello che spesso tocca ai geni e ai talenti come lei, bersaglio degli ignoranti “del tutto è dovuto” e di altre categorie tronfie di uomini, e donne, fatti di pezza e di poche cose, soprattutto l’acqua che tiene insieme i corpi. Nati senza sinapsi.

Ora, a 69 anni, Rosanna Marani raccoglie i frutti, dopo che la sua pianta è stata scrollata da tutto e di più dai rapaci voraci parassiti. Una categoria che abita  inconsapevolmente o meno per protervia e arroganza, quella di chi ha tutto o sa di non avere troppo in zucca, il nostro quotidiano, dai nostri vicini di viaggio a chi ci taglia la strada. Si chiama negazione della dignità.

Se la città, se la sua Milano, lei che è di Imola, vede più virtù civiche in una giornalista che in un politico in pensione, in un carrierista da parlamento, in un culo di pietra del potere, una ragione ci sarà. Carta e penna possono fare tanto di più di chi legifera, male e per se stesso. Carta e penna sono rimasti l’unico e ultimo baluardo di libertà, purché siano in mano ai professionisti che sanno moltiplicare i talenti della civicità (vedi sopra: onestà, arguzia, intelligenza, capacità di visione, istinto, fiuto e abbondante generosità nel lavoro). Altrimenti, tutti sarebbero capaci di scrivere. Ed è quello che purtroppo accade: dare lezione. Non glielo hanno riconosciuto, in vita (quella della carriera, s’intende), gli editori, gli uomini e le mezze tacchette che vivono in facebook. Glielo riconosce oggi Milano, un milione  e mezzo di persone.

Banzai!

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5 Comments

  1. Giancarlo says:

    Che dire ???
    C O M P L I M E N T I VIVISSIMI !!!!!!!!!!!!!!!!!!!

  2. Grazie al mio direttore Stefania Piazzo, che mi è d’esempio in questa meravigliosa sfumatura del tramonto della mia vita.

    • Stefania says:

      Cara Rosanna, io vedo solo sfumature di rosso vivo, come la tua passione per questo intramontabile nostro mestiere. Massacrato dalla tecnologia, dall’idea che scrivere sia giornalismo! Grazie Rosanna per il tuo incessante esempio….

  3. luca gusperti says:

    Voglio fare i complimenti alla giornalista collaboratrice di l’indipendenzanuova

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