Alla Fiera dell’Est…. A Milano al mercato di via Tertulliano lavoratori a basso costo

tertulliano

Il nuovo volto dell’immigrazione dell’Est: il mercatino milanese di via Tertulliano, nel fine settimana, pullula di cittadini ucraini, moldavi e rumeni, un piccolo suk per i lavoratori europei a basso costo

(dal Corriere del Ticino online)

MILANO – La forte crisi economica, accelerata dalla guerra nel Donbass, spinge sempre più cittadini ucraini, in prevalenza donne, a cercare lavoro negli Stati dell’UE più bisognosi di manodopera a basso costo da poter inserire nelle mansioni delle quali c’è scarsità cronica di personale. E l’Italia – per chi non espatria in Russia, destinazione principale per chi legge e scrive il cirillico – è in cima alla lista, anche se da qualche tempo, per la verità, si segnala un certo aumento delle presenze di cittadini dall’Ucraina pure in Svizzera, basta guardarsi attorno in alcuni locali del Mendrisiotto, dove giovani donne cercano di sbarcare il lunario, solitamente provenienti dalla vicina Lombardia grazie al passa parola, con lavori di basso profilo.

Del Sud piacciono la mentalità, lo stile di vita, e soprattutto non vi sono troppi problemi per lavorare, nonostante la nota burocrazia italiana che più di qualcuno, anche tra gli stessi espatriati dell’Est, considera bulgara. Le donne ucraine si inseriscono o si riciclano come collaboratrici domestiche, badanti, addette alle pulizie, ma anche come operaie in fabbrica e artigiane, parrucchiere, bariste e cameriere. Gli uomini, invece, trovano occupazione come magazzinieri, impiegati nelle aziende di trasporto, operai edili e metronotte. Quando va bene, si intende: c’è anche chi non ce la fa e alimenta la spirale di un vagabondaggio che finisce nell’illegalità, storie di vita note alle cronache e che alimentano uno squallido sottobosco di cui abbondano le denunce presso la Polizia e i Carabinieri. Gli uomini, in questo caso, danno man forte alla criminalità, le donne più giovani, numerose nei locali notturni, cadono nel vortice della prostituzione. Fortunatamente, però, non è la regola.

Solitamente gli immigrati dell’Est, svolgono lavori umili remunerati con stipendi modesti, il più delle volte, inferiori ai mille euro al mese. E per arrotondare fanno di tutto – anche in nero – per poi inviare a casa qualche soldo racimolato a parenti e conoscenti nel bisogno. Ovviamente è più fortunato chi viene messo in regola (la minor parte) ma le ore lavorate, a contratto, possono essere un optional anche per chi rientra in questa fascia impiegatizia più avvantaggiata: quando, nella migliore delle ipotesi, il datore di lavoro gioca pulito e paga i propri dipendenti.

Torpedoni dall’Ucraina, dalla Moldavia e dalla Romania

Nel suk di via Tertulliano, un ampio parcheggio sterrato in zona piazzale Corvetto, ultimo spazio d’approdo a Milano dell’emigrazione proveniente dall’Est Europa, solitamente il venerdì, giungono decine di bus e piccoli torpedoni che fanno la spola, settimanalmente, con i loro paesi d’origine: soprattutto Moldavia, Ucraina e Romania, ma ogni tanto spunta anche qualche targa bulgara e polacca. È il luogo d’incontro per chi arriva e chi va, per chi è uscito dal suo Paese e chi, invece, è già emigrato e integrato all’estero. Più di recente, ci dice un autista ucraino in un italiano appena abbozzato dietro ad una bancarella di fortuna allestita davanti al suo furgone, ci sono sempre più persone costrette a lasciare casa. «In Ucraina non ci sono più soldi, da quando c’è la guerra è diventato ancora più difficile vivere lì». «È sempre peggio: stiamo qua poi vediamo», gli fa eco una donna che lo aiuta al suo stand, mentre svuota una scatola di cartone sopra un asse di legno su cui sono riposte ordinatamente, e messe in vendita, alcune bottiglie di birra, liquori, scatole di biscotti, e giornali. Le bancarelle, che sono ricolme di prodotti dei paesi d’origine, qui sono un centinaio: si va dallo stand più modesto a quello più attrezzato. Si vende un po’ di tutto: pesci essiccati, salsicce, liquori di ogni tipo, cioccolatini, ma anche vestiario, maglieria e intimo «low cost», calze, libri e cd musicali di star locali.

Business che imbarazza il Comune di Milano

Un piccolo business che mette in imbarazzo il Comune di Milano e che, a chi ne vive, serve manifestamente a integrare alla meno peggio un’attività che può fruttare qualche centinaio di euro nella migliore delle ipotesi; più spesso solo alcuni biglietti di stampo inferiore (a questi commercianti «sui generis» viene riscossa una somma compresa tra i 20 e i 40 euro a fine settimana e c’è quindi da chiedersi se il santo valga la candela).

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