Alitalia: salvare un cadavere, ma far morire centinaia di aziende vere

di GIANLUCA MARCHI

Premetto che non sono un esperto di economia, né pretendo di esserlo, e tuttavia dico la mia sulla questione Alitalia, limitandomi a delle considerazioni che penso di semplice buon senso, una materia assai rara in questo scassato Paese. Adesso il governo si gonfia il petto (vedi l’ultimo intervento del ministro Maurizio Lupi) di fronte alle condizioni poste da Airfrance per il salvataggio, e si arriva a dire che la compagnia tricolorita deve essere trattata con pari dignità rispetto a Airfrance e Klm. E si minacciare che, se non sarà così e se non si preserverà il ruolo dell’hub di Fiumicino, si andrà a cercare un altro socio. Fossi un dirigente del colosso franco-olandese replicherei: andate, andate pure a cercare un altro salvatore e vedremo in che angolo del globo lo troverete. Da Parigi non risponderenno invece in questo modo e abbozzerranno, senza mollare troppo la presa, perché sono interessati al mercato d’affari del Nord Italia, l’unico che può produrre reddito, perché a loro del traffico turistico low cost di Fiumicino non può fregare di meno (per dirla alla romana, così ci sarà il solito lettore che mi critica perché mi sto meridionalizzando…).

Detto questo, ciò che più dovrebbe fare incazzare i cittadini padani e italiani, chiamateli come volete, è che per l’ennesima volta vengono immessi soldi della gente in un colabrodo che è il paradigma perfetto, insieme alla Rai (ultimamente meno sotto i riflettori se non fosse per le sparate di Grillo), dell’Italia marcia e corrotta. Viene da ridere che Letta e compagnia si affrettino a precisare che Poste Italiane (ricordiamolo, società pubblica) non metteranno un euro preso dai conti correnti: e allora ci dicano da dove li prendono quei 75 milioni di euro, forse dalle casse di Berlusconi? Quest’ultima è solo una battuta, ma neanche poi tanto visto che la fallimentare provatizzazione voluta nel 2008 fu imposta propria dal Cavaliere per non cedere l’Alitalia ai francesi dell’odiato Sarkozy.

Per giustificare l’attuale salvataggio si raccontano storie inenarrabili circa il fatto che l’Itlia non può restare senza voli aerei. Ma quando mai? Quando nel 2001 e 2001 Belgio e Svizzera misero in liquidazione Sabena e Swissair, in poco tempo Virgin e Lufthansa presero il posto lasciato libero dalle compagnie fallite. Certo, forse in un caso del genere sarebbe difficile ricollocare i tanti dirigenti e i fancazzisti legati ai potenti di turno che dentro Alitalia negli anni sono stati inseriti a centinaia: questa è essenzialmente la preoccupazione della politca, la quale s’è invece completamente girata dall’altra parte mentre avveniva lo smantellamento, avvenuto nel corso del tempo, del settore revisione e controllo degli aerei di Alitalia, un comparto che veramente era invidiato in tutto il mondo.

Adesso tutti si agitano per tenere in vita un cadavere (servono 500 milioni di euro per volare fino a Natale), lo Stato e le banche in primis: peccato che queste stesse istituzioni non muovano un dito per dare una mano alle decine e decine di aziende che ogni giorno sono costrette a chiudere, spesso e volentieri anche per responsabilità di chi oggi tanto si sbatte per salvare Alitalia, vessando invece le pmi in mille modo e ha chiuso loro il rubinetto del credito.

 

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22 Comments

  1. ALITALIA potrebbe andare agli Arabi senza cambiare la Ragione Sociale <ALY & TALIA. Loro certamente la farebbero rifiorire cambiando la Direzione.
    Anthony Ceresa.

  2. Veritas says:

    Direttore Marchi, senza ombra di dubbio la gentaglia romana ha interessi personali per mantenere in vita un semi-cadavere e mettere nel contempo a rischio le Poste,
    Senz’altro hanno dentro i propri raccomandati, piu’ o meno come alla RAI che, pure, sarebbe da ridimensionare

  3. Luca says:

    Il salvataggio di Alitalia è una vera porcheria. E non sono neanche da escludersi sanzioni da parte dell’UE per aiuti illegali di stato. Altri soldi buttati dalla finestra.

  4. Amedeo says:

    L’Alitalia, è una barca destinata ad affondare ugualmente, non è competitiva, i biglietti aerei sono troppo cari e con quella compagnia ormai non viaggia più nessuno, tanto vale risparmiare quei soldi.

  5. erik says:

    Ragazzi, modifichiamo anche noi in google maps i nomi di città e paesi nelle nostre lingue! Non dobbiamo perdere le battaglie culturali! La risonanza mediatica è mondiale! Accedete con un account google e in basso a dx in maps c’è “maps maker” cliccate e modificate o confermate le modifiche, serve consenso! Votate in massa per “vicensa”!! (Scusate se ripeto il post secondo me è importante)

  6. LUIGI says:

    Bravo al direttore che si esprimi ispirato dal buon senso.
    Libero mercato senza l’invadenza della politica partitica e senza lo Stato potrebbe veramente cambiare le cose per il popolo.
    Appunto per il popolo e non per gli interessi de stì italioti/italioschi de faccendieri politicanti riconosciuti oramai come … “incapaci” (per non essere censurato).
    Viva San Marco.

  7. Malgher says:

    ALITALIA ed ESODATI
    Non se ne può proprio più.
    I cosiddetti esperti, in genere falliti ed incapaci, trovano sempre delle soluzioni . . . . con i soldi degli altri (cittadini). Ma la cosa più schifosa è che si vuole assicurare la Cassa Integrazione straordinaria ai lazzaroni della compagnia di “bandiera”, fallita nel 2008, per un ulteriore triennio. In silenzio, cercando di nascondere il tutto sotto la cosiddetta “struttura strategica del paese” è prevista infatti una proroga del relativo fondo di copertura che garantirà l’erogazione dell’ammortizzatore sociale fino al 2018 invece che alla prefissata scadenza del 2015. Una decisione annunciata dal Ministro delle Infrastrutture, Maurizio Lupi. Questo decreto è stato varato dal Consiglio dei Ministri il 15 giugno scorso, ma nel relativo comunicato stampa diffuso dal Governo non vi è alcun accenno alla questione Alitalia (la solita furbizia all’italiana).
    In realtà, in apparenza, il fondo in questione scadrà nel 2015 senza quindi richiedere immediati interventi d’urgenza. In ogni caso, una proroga porterebbe la fruizione del trattamento integrativo da parte dei vecchi dipendenti Alitalia ad un totale di 10 anni, cioè i sette inizialmente fissati e i tre aggiuntivi. Secondo Dario Balotta, ex sindacalista Cisl e attuale presidente dell’Osservatorio nazionale sulle liberalizzazioni dei trasporti,si tratta di “una situazione insostenibile che pone da un lato un problema di equità rispetto ai lavoratori degli altri settori, e dovrebbe interrogare tutti su quale sia il modello di solidarietà che perseguiamo”. “Dall’altro – prosegue Balotta – sembra l’ennesima operazione di aiuti di Stato, sulla quale forse sarebbe il caso di interessare l’Unione Europea”.
    In particolare la CIG straordinaria riservata ai circa 4.000 tra piloti, steward, hostess e personale di terra di Alitalia garantisce in alcuni casi un assegno calcolato sull’80% dello stipendio reale (le cifre oscillano tra i 5.000 e 6.000 € MENSILI), inclusi superminimi e altre voci retributive, senza previsione di un tetto massimo come invece accade per dipendenti di altri settori. Una somma che, in questo periodo di crisi, non è affatto trascurabile.
    E gli esodati (parola inventata dal solito burocrate italiota)? Due dita negli occhi ! ! LO SCHI FO CONTINUA. E nessuno ne parla.
    Padania libera.

  8. giustissimo. la solita, irritante, politica dei 2 pesi e delle 2 misure. purtroppo il Nord con il suo voto avvalla questo comportamento.

  9. Giuseppe says:

    Caro Direttore,
    sui cadaveri i beccamorti campano…

  10. FRANCO says:

    I “buchi” alitaglia sono sempre stati pagati dai cittadini. L’origine di questi paurosi “rossi” è in gran parte derivata dalla presenza dei sindacati nell’azienda, perché loro sono i veri “padroni”. Proposta: togliere sostituto d’imposta e eliminare sovvenzioni ai caaf della triplice e con quei soldi salvare un azienda opportunamente e necessariamente dimagrita. .

  11. lory says:

    suggerisco oltre leggere questo bellissimo giornale ,di leggere anche l’interessante Imolaoggi.it ,anche dalla rossa Emilia arriva finalmente qualcosa.

  12. Paolo says:

    Salviamo le aziende venete e del Trivento, il cadavere romano Alitalia vada a fondo.

  13. pippogigi says:

    Recentemente i vertici della Banca Carige sono stati indagati, cito: per gli ispettori “Si sono osservati fidi concessi trascurando variabili economico finanziare, analisi consolidate e realizzabilità dei progetti sovvenuti, ovvero evidenti sintomi di degrado con l’effetto di ritardare l’emersione delle anomalie, oppure agevolare il rientro o la chiusura di altre esposizioni“.
    Ora IntesaSanPaolo ed Unicredit, che ricordo a tutti voi insieme a MPS sono due banche già virtualmente fallite (lo si può vedere anche dall’andamento del titolo in borsa, gli investitori stranieri già lo sanno) ora si concedono il lusso di concedere 100 milioni ad un soggetto, l’Alitalia, praticamente già fallito ed irrecuperabile, quindi quei soldi non li vedranno più. Mi domando quali garanzie possano aver chiesto le due banche, se fosse un privato gli avrebbero chiesto bilanci in attivo, proprietà stipendio della moglie in garanzia, fidejussioni di parenti ed anche così gli avrebbero negato il prestito. Ricordo che in base al Mes in caso di dissesto di una banca ne rispondono anche i correntisti (se avete il c/c all’Intesa o all’Unicredit chiudetelo in fretta…). Probabilmente sapendo che l’Alitalia è fallita ma anche le due banche il problema non è stato posto così come dell’eventuale incarcerazione dei Consigli d’Amministrazione, Berlusconi insegna….
    In ogni caso è una vergogna, ci sono aziende sane che vengono fatte fallire dalle banche per mancata erogazione di credito e poi a soggetti come l’Alitalia i soldi vengono concessi facilmente.
    Fate una prova: andate in queste due banche e chiedete un prestito, se ve lo negano denunciatele e fate una segnalazione alla Banca d’Italia.

  14. mv1297 says:

    “… sono interessati al mercato d’affari del Nord Italia, l’unico che può produrre reddito, …”

    Signor Marchi, guardi che qui al cosiddetto Nord, di affari, ormai non se ne vedono più.

    Avanti con la secessione, ed al più presto.

  15. el noddego says:

    Vuol sapere dove le poste andranno a prendere quei soldi ? Nei loro forzieri che vengono abbondantemente riforniti dai loro servizi bancari, dal settore phone e web e, soprattutto, dal servizio di recapito postale (ultimamente comprendente anche la pubblicità) che negli ultimi dieci anni ha subito aumenti che nessuno ha il coraggio di denunciare. Hanno soldi da buttare, altrimenti non si spiegherebbe come i postini italiani distribuiscano la posta porta a porta con i motorini e, nelle località minori con la Panda. Lussi che nessun’ altra nazione credo si permetta. Nei primi anni settanta il servizio postale italiano, caduto nelle mani dei nuovi gestori sessantotteschi offriva un servizio che il direttore delle poste elvetiche definì col termine di “Schlamperei”, che tradotto letteralmente significa trascuratezza, sciatteria ma che nel linguaggio di tutti i giorni ha un significato ben più incisivo, molto vicino al nostro “cesso”. La spedizione di un pacchetto non può costare meno di 10-12 euri, indipendentemente dalle dimensioni e peso. E’ diventato un servizio a rapina legalizzata che i vari consorzi che difendono i consumatori sembrano non aver notato. I miliardi sono composti di unità. Tante tante unità fanno uno o più miliardi.

  16. lory says:

    le poste dovrebbero contribuire al salvataggio all’italia con 75 milioni di euro, domando con quali soldi ? risposta !con i soldi dei contribuenti , le poste vendono già molti “prodotti” cosi li chiamano , quindi probabilmente ne inventeranno uno di nuovo con nome suggestivo magari
    “volare sicuri ” e chiameranno a raccolti tutti i clienti delle poste per comprare questo nuovo ,sicuro,redditizio prodotto, mi vien da ridere…….

    • ciò che mi stupisce è quante persone del nord versino i loro risparmi nelle casse delle Poste, è come consegnare il proprio portafoglio direttamente nelle mani del sovrano usurpatore.
      Prima azione del buon indipendentista: ritirare i risparmi investiti nelle Poste italiane, già il nome dovrebbe consigliare questa azione.
      Seconda azione: non volare Alitalia.

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