Alitalia e la difesa dell’italianità, si presenti il conto al Cavaliere!

di GIANLUCA MARCHI

La difesa dell’italianità: una cosa da far crepare dal ridere. Eppure fino a poco tempo fa anche la maggioranza dei cittadini comuni si gonfiava il petto quando il politico di turno nascondeva sotto la difesa dell’italianità le peggiori operazioni economiche e finanziarie che si potessero immaginare. Avevamo già le pezze al culo, ma difendavamo l’italianità delle nostre ex grandi aziende decotte. Sì certo, italianità come peggiore costume per rovinare le aziende, asservendole alla politica e ai suoi bisogni più biechi.

L’esempio più eclatante? L’Alitalia. Nel 2008 i francesi erano disposti a pagare 3 miliardi di euro per una compagnia che era già ridotta a catorcio. Il povero Padoa Schioppa aveva fatto il giro delle sette chiese per vedere se ci fosse qualche altro operatore disposto a intervenire, ma l’unica disponibilità era quella dell’Airfrance del presidente Spinetta (sarà stato per affinità italiche!). Poi intervenne il Cavaliere che prima di tutto ama l’Italia (sia ben chiaro, dopo il suo portafogli…) e nel nome della difesa dell’italianità fece la campagna elettorale e vinse a mani basse. Per di più abilmente sostenuto dalla terza camera italiota, il salotto di Bruno Vespa, dove si pontificava che la compagnia di bandiera doveva restare italiana. Mai e poi mai doveva essere venduta a quegli strzi di francesi guidati dall’odiato (da Berlusconi) Sarkozy.

Sono passati cinque anni e la nuova Alitalia privatizzata (si fa per dire) è costata ai contribuenti, cioè ai cittadini, la bellezza di un miliardo di euro all’anno: cinque miliardi. E adesso il risultato qual è? Che non sta in piedi e che se vogliamo rifilare la maggioranza ai francesi, dovremmo accontentarci di qualche centinaio di milioni di euro contro i tre miliardi di allora. Tra mancato introito del 2008 e costo successivo, Alitalia ha succhiato dalle casse pubbliche 8 miliardi di euro, due volte l’introito della famigerata Imu.

I francesi, con i loro soci olandesi piuttosto restii a investire ulteriormente in Italia, alla fine probabilmente si prenderanno il catorcio Alitalia per una sola ragione: vogliono accaparrarsi il mercato business del Nord Italia e portarselo verso i loro hub, l’unico che ha un valore economico, perchè il mercato turistico ormai è appannaggio essenzialmente delle compagnie low cost.

A noi ce ne fa un baffo della fine che farà Alitalia, così come dell’altro colosso dai piedi di argilla che è da anni e anni la Telecom (finita ora in mani spagnole). Però sarebbe simpatico e divertente che, circa le sorti della ex compagnia di bandiera, qualcuno presentasse il conto al Berlusca e a quelli che, dietro di lui, vollero fortissimamente quella sciagurata operazione in “difesa dell’italianità”. Alitalia e Telecom: ecco due campioni delle privatizzazioni all’italiana, dove i privati si sono mossi al guinzaglio di certa politica, con dietro il codazzo degli italiani tonti che si gonfiavano il petto, nemmeno di aria, ma di m…

 

 

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20 Comments

  1. Giuseppe says:

    Bravo, direttore! Le colpe (e il bottino) di Telecom e Alitalia se le dividono equamente i rapinatori dei partiti di destra e sinistra: poi, ovviamente, pagano i cittadini di questo melmoso Stato, ridotti in miseria. A loro resta adesso la “consolazione” di chiedersi come e dove avverranno le sempre più intense intercettazioni poliziesche, e da parte di chi. Qualche imprevisto e imprevedibile problema potrebbe magari anche emergere, pure a carico della Magistratura… Telefonica.

  2. ingenuo39 says:

    Credo che la colpa per l’ Alitalia sia solo dei manager ( all’Italiana con i nostri soldi ) vedi Colaninno e soci. Tutto il resto ” è noia”.

  3. FRANCO says:

    Ringraziamo i sindacati che hanno sempre fatto e fanno il bello e il brutto tempo nelle aziende pubbliche o ex pubbliche. Per alitalia i cittadini sino al 2008 avevano già pagato 16 miliardi di € per ripianarne i bilanc.

    • gianluca says:

      Questo è sicuro, ma non diamo la colpa solo ai sindacati. La politica ha fatto di alitalia la propria ancella mungendola in lungo e in largo e la classe giornalistica in silenzio perché ingaggiata a scrivere sulla rivista di bordo con articoli superpagati

    • luigi bandiera says:

      Forse non si legge che i sindacati sono una APPENDICITE dei partiti?

      Sono una SQUADRA che e’ stata messa lì e che si e’ GONFIATA negli anni per governarci.

      E’ tutta roba centro sudde… piu’ ovviamente alcuni degli ignari (per dire di peggio) nostrani.

      Noi del NODDE stiamo bene a Stoccolma con la sua bellissima sindrome.

      Avanti popolo che c’e’ posto…

  4. L’uso del congiuntivo imperfetto come esortativo è una prerogativa delle musicalissime lingue del tacco. Propongo al nostro peraltro impeccabile direttore di sostituirlo con il congiuntivo presente, e di perdonare una volta di più questo lettore rompiballe.

    Si presenti il conto al cavaliere!

  5. luigi bandiera says:

    A me vien da dire solo questo: a quando mo, i politici, si impegneranno e faranno i nostri interessi..?

    Ad oggi abbiamo solo pagato e in certi, tanti, casi STRAPAGATO.

    Per non parlare degli strapagati alti dirigenti, appunto, oltre che magnoni, loro non hanno colpe: la loro strapaga non se l’hanno fatta loro. Invece, chi ha permesso le strapaghe e’ il colpevole e dovrebbe finire sopra un gran bel rogo..! MA CHI L’E’..??

    Viva l’itaglia e i suoi talibani.

    Amen

    PS:

    Un tempo:
    piramide grande? = faraone grande

    Oggi:
    industria grande? = industriale grande

    E:
    gran paga? = grande uomo

    piccola paga? = piccolo uomo

    grande sapere? non e’ = a tanto intellighentes

    E, ecc. ecc. ecc..

    ri Amen

  6. Giulio says:

    Egregio Direttore, il conto va presentato al Cavaliere e, ad alcuni alleati storici del PdL. Non si ricorda il salvataggio della Società aerea “Volare”? Venne fatta acquistare ad Alitalia. Di dov’era? Della Provincia di Varese. In quegli anni l’attuale segretario della Lega rivestiva il ruolo di Ministro del Lavoro. Se si vanno a rileggere gli interventi parlamentari leghisti degli anni novanta su Alitalia e si confrontano con le scelte dello stesso partito negli anni successivi…

  7. Diego Tagliabue says:

    Effettivamente, la cosiddetta “itaglianità” è stata confermata.

    L’itaglianità non è altro che l’insieme di tutte queste cialtronerie, da “furbi”, i quali credono che tutti gli altri siano dei “fessi”.
    Aggiungiamo l’attitudine al magna-magna, allo spreco e allo scrocco, per completare il quadro di questa “cultura”.

  8. eridanio says:

    Il direttore ha ragione, via recta brevissima.
    Non si può dire che sia senno del poi l’argomentare circa la diretta responsabilità politica ed economica per una soluzione prevedibile ed evitabile.
    La realtà dei fatti già suggeriva il da farsi. L’azienda era decotta, e decotta è un eufemismo dato che succhiava risorse pubbliche pur gestendo una attività che portava con se dei privilegi che impedivano una sana concorrenza alla pari. Lo stato non sapeva e non sa gestire nulla. Non ditemi che L’energia è un esempio di buona gestione perché per fare lobbismo industriale internazionale anche il mio cane, che di zampe ne ha quattro, sarebbe in grado. Questa non è una gestione. E’ un regno opaco. Non parliamo poi delle fabbriche della tecnologia militare, praticamente un IRI 2 “la vendetta”.

    Nelle more degli accadimenti solo speculabili del caso Alitalia non è detto però che tutto il danno (che c’è) è da attribuire al Berlusca. Sappiamo bene che il paraculo interpreta la pancia degli italiani e non va contro a quello che lui ritiene il suo elettorato. E’ per questo che media spesso le questioni non per scienza e coscienza, ma per scienza e sondaggio.
    Non tutti i danni (ma un sacco sopra l’auspicabile) competono agli illusi dell’italianità perché l’operatore avrebbe chiesto ed ottenuto l’impossibile per la continuazione dell’A tricolorita sul timone.

    Non basta essere leader e istrionici. (al di la delle buone intenzioni)

    Ma chi loda uno stronzo si qualifica da solo.
    La democrazia ha un effetto perverso, in questi casi riesce perfettamente nell’intento (solo socialista) di renderci tutti uguali. Anche se non lodi t’imbrodi lo stesso.

  9. Federico Lanzalotta says:

    Mi stupisco solo che ci sia ancora qualcuno che non abbia capito i disastri compiuti a suo tempo da D’Alema+Colaninno, infatti il figlio ora è onorevole PD, con SIP-Telecom e da Berlusconi con Alitalia.

  10. Albert Nextein says:

    Alitalia andava venduta a suo tempo.
    Il ritardo è costato miliardi.
    Telecom sarà privata, però ,se non ricordo male, lo stato detiene ancora azioni oppure una Golden share.
    Chiedo lumi a chi ha migliori ricordi.

    In ogni caso non c’è da scandalizzarsi, come fanno i partiti politici ladri.
    Si scandalizzano strumentalmente e preventivamente per quando sarà il momento di cedere la aziende e le azioni pubbliche, magari sotto direzione europea.
    Hanno paura di svendere.
    Temono di perdere i loro pascoli.
    Ma quando si fanno debiti, si sa che si devono pagare.
    E se anche la stampa di denaro dal nulla non basta più, allora si devono vendere gli assets.
    Quegli assets che uno stato non dovrebbe possedere ab initio.
    C’è crisi, e i valori di questi assets si è ridotto.
    Si svenderebbe.
    Questa è la scusa dei ladri politici.
    Ma non si può invocare il mercato e tentare di non adeguarsi alle sue leggi perché si può stampare denaro e derubare di tasse la gente.
    E poi chi dice che tra un anno tali assets non valgano meno ancora?

    E’ una malagestione assoluta, capillare, preordinata.
    Fossi io , avrei posto in vendita tutto.
    Tempo sei mesi per realizzare.
    Le azioni si vendono con una firma.

    Io non accetto l’idea di azienda “strategica”.
    Le aziende offrono prodotti e servizi, e si confrontano sul mercato.
    Io non mi sento rassicurato o meglio servito se acquisto energia elettrica dall’azienda statale.
    Se lo stato ha bisogno di energia, la compra come me sul mercato.
    Idem per le comunicazioni.
    Trasporti, e tutto il resto.

    Tra cento anni una cosa del genere sarà ancora di là da venire.
    A meno di fatti traumatici.
    Come un default cosmico, che sterilizzi tutto il marciume che esiste.

    • gianluca says:

      non c’è più la golden share, ci sarebbe stato un altro meccanismo più soft per consentire al governo di dire la propria, ma non sono mai stati fatti i decreti attuativi e adesso giace in un cassetto inutilizzabile, insomma Telecom come ha detto Letta è un’impresa privata a tutti gli effetti e non resta nulla da fare. Anche perché cosa potrebbe fare il governo, nazionalizzarla?

  11. Allmore says:

    Per Alitalia si presentasse il conto al cavaliere, ma anche a Prodi e agli eredi di Padoa Schioppa.
    La storia insegna, che l’operazione del cav fu solo l’epilogo di una conduzione degenerativa, orchestrata disastrosamente dal governo Prodi.

    Si presentasse anche il conto a Prodi per le fallimentari ( per il popolo italiano ), ma lucrosissime ( per i suoi amici delle multinazionali ), operazioni di dismissioni delle partecipazioni.pubbliche.
    Enormi capitali passati da mani pubbliche a private, con immensi tornaconti per pochi.

    Basti pensare all’Alfa Romeo.
    Una società partecipata sotto il controllo dello Stato, che nonostante un’offerta tripla da parte di Ford, passa nelle mani della famiglia Agnelli, per tutelare quel falso principio d’italianità, al tempo strombazzato anche dal professore, che nei fatti rimane solamente una chimera atta a favorire l’interesse di piccole lobbies.

    Per inciso, i governi di destra hanno governato in totale solamente 89 giorni più di quelli di sinistra. ( esclusi i governi tecnici che molti considerano più simpatizzanti a sinistra che a destra )
    Sottolineo questo, perchè l’infamia della disinformazione della peggior sinistra, è arrivata a dire che sono vent’anni che Berlusconi governa ininterrottamente l’Italia.

    Mi avete ” costretto ” a prendere le parti dell’avvocato del diavolo a favore di Berlusconi.
    Se lo raccontassi agli amici non ci crederebbero ! 😀

    A me comunque piace l’informazione chiara, veritiera, onesta.
    Per questa ragione leggo indistintamente ” il giornale “, quanto l’Unità o repubblica e molti altri quotidiani di diverso orientamento politico.

    • gianluca says:

      Su non confondiamo le acque, Prodi ha fatto provatizzazioni all’italiana e questo non ci piove, ma almeno il suo governo un compratore di Alitalia a tre miliardi di euro l’aveva trovato, poi è stato Berlusconi a bloccare tutto in odio a Sarkozy. E su Alfa Romeo è vero che Prodi era presidente dell’Iri ma ricordiamoci che quell’operazione fu voluta dal governo Craxi e Amato. Comunque non stiamo qui a fare la storia dei disastri di questo Paese disastrato. Raccontiamo solo un caso: c’era o non c’era un’offerta per tre miliardi di euro per la squinternata Alitalia solo cinque anni fa? Si che c’era e qualcuno l’ha bloccata in nome dell’italianità. punto

      • Allmore says:

        Io ho solamente sottolineato che le colpe, specie politiche, non sono mai solamente ascrivibili a un unico individuo.

        In un precedente post, in altro articolo, avevo anche enunciato le motivazioni e le prove documentali dell’epoca.

        Se Prodi e Padoa Schioppa ( con il famigerato Visco ) avessero voluto vendere l’Alitalia, avrebbero eseguito questa opzione durante il loro governo, che non è certo durato lo spazio di un mese.

        Hanno invece preferito lasciare la patata bollente al cavaliere, a dimostrazione che le colpe non sono semplicisticamente ascrivibili a una sola coalizione.

        Governi, opposizioni, sindacati, dipendenti, c’erano di mezzo tutti e tutti in cuor loro, preferivano l’opzione conservativa e autarchica.
        Eravamo una netta minoranza, noi che al tempo preferivamo sbarazzarci di un carrozzone con evidenti buchi di bilancio, per cattiva gestione delle risorse interne.

        Riguardo l’Alfa Romeo, Prodi al tempo era un democristiano ( non aveva ancora abbracciato il veterocomunismo del PD ) e socialisti come Amato e Craxi erano validi alleati di governo.
        I collegamenti di Prodi con le famiglie De Benedetti, Rockfeller e Agnelli, hanno poi fatto il resto.
        Prodi ha letteralmente svenduto ogni asset pubblico fruibile che è capitato nelle sue pertinenze.
        Vero è che l’ingegnere massone, ha in seguito ricavato margini di oltre 20 volte il valore d’acquisto degli ex tesori pubblici.
        Prodi è stato per 7 anni alla presidenza dell’IRI e ha marginalizzato incassi miliardari ( in lire ) per incarichi speciali alla NOMISMA, azienda di sua proprietà.
        Dopo 7 anni il patrimonio IRI era dimezzato e questo per chi come me, di Spa se ne intende, è un tremendo indicatore.
        Comunque, resta il fatto che FORD offriva oltre 2.000 miliardi di lire e in contanti per l’ALFA, mentre la FIAT meno di 1.000 includendo obbligazioni quinquennali.
        i SETTE anni di Prodi alla presidenza dell’IRI, hanno causato secondo la Corte dei Conti, dei danni erariali senza precedenti.
        Tra il 1982 e 1989 l’indebitamento dell’istituto passò da 7.300 miliardi a 20.900 miliardi. ( scusate se è poco )

        Tralascio per brevità l’affaire SME, gioiello di Stato, svenduto all’amico De Benedetti con la sua Buitoni.
        Basti dire che la SME al momento della sua svendita aveva nelle sue casse e banche, un capitale in contanti per oltre 600 miliardi £ mentre fu svenduta ( veniva complessivamente valutata sul mercato a 3.100 miliardi di £ ) complessivamente all’ingegnere massone per circa 390 miliardi di £

        Nelle malversazioni ad alto livello, scaricare tutto su un solo uomo, è per me riduttivo e approssimativo.

        • Giancarlo says:

          Tralascio ogni commento sulla tua aggettivazione, tipo “l’ingegnere massone”, tipico esempio di retorica valutativa sotto le finte spoglie di mera descrizione dei fatti, non fosse altro perché all’epoca più di mezzo parlamento italiano era iscritto negli elenchi della P2, a cominciare dal Banana. Stando, appunto, ai fatti, nei processi Imi-Sir e Sme-Mondadori il Banana è de facto incontrovertibilmente colpevole, visto che l’allora avvocato della Finivest Previti era stato condannato con sentenza definitiva per un reato grave e disonorevole, la corruzione di giudici, mentre lui se ne è salvato per il rotto della cuffia grazie alla prescrizione, ma poi il nodo è arrivato al pettine con le conseguenze civilistiche, vale a dire i 500 e passa milioni da sganciare alla Cir di De Benedetti. Sempre in tema di fatti sarebbe interessante avere tue notizie su inchieste, processi e relative sentenze della Corte dei Conti sui danni erariali causati da Prodi, nero su bianco possibilmente e ricordandosi che la stessa è un tribunale, quindi sarebbero gradite sentenze o almeno verbali firmati, non interviste volanti dei suoi giudici magari a qualche inviato delle “Iene” o a “Chi” o qualche fuori onda finito su Youtube.

      • Alberto42 says:

        Per la precisione, l’acquisizione di Alitalia da parte di Air France naufragò, Prodi regnante, quando Spinetta si sedette coi sindacati per rialzarsi subito di fronte alla assurde richieste di costoro, dichiarando subito dopo “per salvare questa azienda ci vuole un esorcista”.
        Poi Berlusconi ha fatto ancora peggio, mettendo insieme la famosa cordata in nome dell’italianità e accontentando i sindacati coi soldi dei contribuenti. Comunque Prodi non aveva venduto un bel niente e Berlusconi non ha mandato all’aria l’accordo con AF, primo perché non era ancora al potere, secondo perché AF si è ritirata.

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