Alfano, se in Arabia a tua moglie vietassero il bikini la considereresti una provocazione?

burkini2di GIULIO ARRIGHINI – Ritiene il ministro Alfano che vietare sulle nostre spiagge l’uso del burkini, il costume integrale indossato in spiaggia da diverse donne musulmane, sia una provocazione.

Rispetto a cosa? Rispetto al rispetto che si deve al nostro comune senso della morale, del costume, dei diritti sociali, dei diritti delle donne? Che tipo di legalità deve vigere sulle spiagge?

Se la moglie di Alfano volesse esporsi in bikini ad esempio in Qatar, in Arabia, e glielo vietassero perché hanno altri usi e costumi, si tratterebbe di una provocazione?

Beh, glielo chiediamo a mister Viminale.

Perché questa surreale discussione fa discutere anche le parlamentari italiane. E il tema dei simboli religiosi e della libertà della donna divide gli schieramenti. Vediamo come.

Dopo il divieto introdotto nelle spiagge francesi e in quelle della Corsica, il ministro dell’Interno Angelino Alfano appunto boccia l’ipotesi di ‘copiare’ il modello d’Oltralpe. Una posizione che non trova d’accordo Matteo Salvini, leader della Lega, che definisce il burkini “un simbolo di arroganza, di sopraffazione e violenza nei confronti della donna” e, per questo, va vietato. Le parlamentari italiane, a seconda dello schieramento politico, affrontano la questione più dal punto di vista della donna e della sua libertà di scelta, che sul piano politico. Libertà di farsi sopraffare.

Se nel centro sinistra si condivide, con sfumature diverse, la posizione di Alfano sul no al divieto del burkini – ma non per timore che possa provocare la reazione dell’islam fondamentalista – nel centrodestra il divieto dell’uso del costume integrale per le donne musulmane è invece un passaggio fondamentale per aiutare le donne ad emanciparsi e a rimettere al centro i valori della cultura e tradizione italiana e occidentale.

Ma come, una volta non era la sinistra a scendere in piazza per l’autodeterminazione della donna? “Si tratta di una vecchia discussione, che per l’Italia tra l’altro non vale, c’è già una legge, la legge Reale”, ricorda Loredana De Petris, capogruppo di Sinistra italiana al Senato, che all’articolo 5 vieta ‘l’uso di caschi protettivi o di qualunque altro mezzo atto a rendere difficoltoso il riconoscimento della persona’.

L’uso del burkini “purtroppo spesso è segno di sottomissione piu’ che simbolo religioso – ragiona De Petris – e quindi il tema, secondo me, non è il divieto o meno ma la necessità di investire in politiche vere di integrazione ed emancipazione della donna. Questa è la vera arma per sconfiggere il terrorismo islamico, che si nutre molto della cultura di sottomissione femminile”.

Di tutt’altro avviso Barbara Saltamartini, deputata della Lega: “Sono assolutamente a favore del divieto del burkini e del burka. Del resto ho sottoscritto la proposta di legge della collega Sbai”, precisa.

La libertà degli altri di oscurare la libertà, insomma, prevale sulla libertà che abbiamo conquistato col sangue e con le guerre di liberazione.

Segretario Indipendenza Lombarda

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1 Commento

  1. Castagno 12 says:

    Un ministro non dovrebbe mai prendere delle decisioni, fare delle scelte, condizionato dal timore di eventuali vendette o ritorsioni. Se è giusto fare una cosa, la si fa, punto e basta.
    Sull’uso del burkini, non mi pronuncio, il problema non mi riguarda.
    L’importante è che la donna (al pari dell’uomo) abbia sempre il viso scoperto: i documenti di riconoscimento portano la fotografia.
    E’ del tutto inutile continuare ad elencare danni ed errori fatti dai ministri, dai politici italiani.
    Si tratta di comportamenti molto negativi per il popolo, ma positivi per il Governo Mondiale..
    Poichè l’italia è un Paese privo di Sovranità, è scontato l’atteggiamento dei politici italiani, che sono al servizio di chi ci tiene sottomessi.
    E’ INQUALIFICABILE IL FATTO CHE I LORO ABBONDANTI COMPENSI SIANO A CARICO DEI CONTRIBUENTI ITALIANI: OGNUNO SI PAGHI I SUOI MAGGIORDOMI.
    Ma il caso dei politici non è l’unico. Tutti i dipendenti di Bankitalia (BANCA PRIVATA AL 94,75 %) al servizio di AZIONISTI PRIVATI, sono a carico dello Stato italiano, quindi dei contribuenti.
    Anche in questo caso, dipendenti al servizio di (A) vengono pagati LAUTAMENTE da (B).
    L’italia, alla sua lunga lista di spese che sostiene e di danni quotidiani che subisce, deve aggiungere L’INVASIONE e LA CONTINUA EMISSIONE DI VALUTA CHE GENERA DEBITO.
    In questo contesto, E’ INEVITABILE IL NOSTRO AFFONDAMENTO !

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