Alfano: avanti con la Tav, nessuno può fermare lo Stato Sovrano

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“Nessuno fermerà la Tav. Sono qui perché lo Stato protegge quest’opera e ne assicura la realizzazione”. Lo ha detto il vicepresidente del Consiglio, Angelino Alfano, durante un sopralluogo al cantiere di Chiomonte da cui partiranno gli scavi del maxi tunnel. “È compito dello Stato – ha sottolineato il capo del Viminale – non solo difendere i cittadini ma le opere che ritiene strategiche come questa, con tutta la forza dello Stato”. “Siamo qui a difendere l’opera – ha ribadito Alfano – e le maestranze. Non sarà consentito a nessuno interrompere con delinquenza e violenza l’opera”. E ancora: “Nessuno può fermare lo Stato sovrano. La Tav è già iniziata e si fa. Sono qui a dirlo a pochi giorni dall’inizio dell’avvio della fresa. Lo Stato è unito e fa squadra. Faremo tutto ciò che serve per dire che lo Stato è più forte di loro”. « Il cantiere è andato avanti a prescindere dal colore politico del governo» ha poi sottolineato rispondendo a chi gli chiedeva se l’opera andrà avanti comunque anche in caso di crisi politica. Sui 200 soldati in più ha infine aggiunto: «I militari sono già pagati dallo stato non ci sono spese aggiuntive. I militari li mandiamo dove serve. E non è un gesto simbolico ma operativo».

IL SOPRALLUOGO – Alfano, che già nei giorni scorsi aveva detto «i bombaroli si rassegnino», riferendosi ai 14 attacchi incendiari avvenuti nell’ultima estate contro il cantiere o i mezzi delle imprese che vi lavorano, è arrivato in Val di Susa in mattinata accompagnato dal capo della polizia Alessandro Pansa. Insieme a lui c’erano il neo prefetto di Torino Paola Basilone, il commissario di governo sulla Torino-Lione Mario Virano – che ha parlato di “rischio di deriva para-terroristica” rispetto alle proteste degli antagonisti – ii vertici di Ltf e a numerose autorità politiche e militari. Alfano ha visitato con loro il cantiere, dove lavorano 200 operai circa. E il tunnel della Maddalena, un cunicolo di 220 metri di profondità dentro al quale verso metà ottobre si infilerà la cosiddetta «talpa», ovvero la maxi fresa che perforerà la montagna. C’era anche il governatore del Piemonte, Roberto Cota. Dopo aver definito gli episodi di protesta “una gazzarra infernale che nemmeno nella Repubblica delle banane accade”, ha annunciato che tornerà in Val di Susa lunedì prossimo per un incontro con “gli imprenditori minacciati e gli amministratori locali”.

SABOTAGGI E SOLIDARIETA’ – La visita del vicepremier segue di pochi giorni quella del capo della polizia Alessandro Pansa, che sabato scorso ha trascorso un’ora e mezza dentro all’area di lavoro vasta sette ettari, stringendo mani a poliziotti e spingendosi fino fuori dalla reti, per osservare di persona quali sono le radure del bosco del Val Clarea da cui No Tav e antagonisti negli ultimi due anni hanno attaccato le reti. Dopo l’escalation di «sabotaggi» degli ultimi mesi, il governo ha deciso di rispondere con una serie di azioni. Simboliche, e qui rientrano le visite di autorità e rappresentanti delle forze dell’ordine, e i «messaggi di solidarietà» inviati ad agenti, operai e imprenditori recentemente minacciati. Ed azioni concrete: l’invio di 200 soldati in più nel cantiere e la promessa di ulteriori «rinforzi», ovvero più uomini al cantiere e nei territori limitrofi.

IL FRONTE GIUDIZIARIO – In parallelo, prosegue il lavoro della magistratura che ha aperto una sessantina di fascicoli negli ultimi due anni contro No Tav, autonomi e anarchici. Le inchieste sono condotte dai pm Andrea Padalino e Antonio Rinaudo. Il movimento No Tav ha dichiarato più volte di essere vittima non solo «della militarizzazione del territorio della Val di Susa», in cui ormai ci sarebbe «un soldato per ogni 400 abitanti circa», ma anche di «una serie di persecuzioni giudiziarie e di attacchi mediatici senza paragoni». “La realtà – ha dichiarato Lele Rizzo, uno dei rappresentanti No Tav e dell’autonomia torinese – è che non ci siamo piegati alla realizzazione di quest’opera inutile e dannosa, non ci hanno sconfitto con la politica e le decisioni governative, ed ora vogliono annientarci con un bombardamento congiunto di tutti i poteri a disposizione della lobby del Tav, informazione compresa”. “Ora la talpa è nel cantiere, scaverà tra poco, ma nessuno si sogna di dire e scrivere che quello non è il tunnel dove passerà il treno veloce. E’ solo un buco di un sondaggio per conoscere la nostra povera montagna”.

da: www.corriere.it

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One Comment

  1. Dan says:

    C’era una volta il popolo sovrano ma era pigro, svogliato, disinteressato di curare i propri interessi: gli piaceva delegare.

    Delega oggi, delega domani, sono arrivati i cosiddetti “rappresentanti del popolo” che poco alla volta si sono messi a fare il ca..o che volevano.

    Il popolo, un po’ meno, sovrano avrebbe dovuto capire l’antifona e svegliarsi ed invece ha continuato a delegare, a credere che delegando ad altri “rappresentanti del popolo” avrebbe finalmente trovato personaggi più corretti.

    Così non è stato fino a quando un giorno un “rappresentante del popolo” in carica di presidente divenne re ed i suoi sottoposti si decisero ad esautorare il popolo nel nome dello stato ovvero loro stessi.

    C’era una volta il popolo sovrano, ma anche due liocorni ed un orangutan…

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