Aleppo, neanche i cristiani da morti trovano pace

Una città distrutta, nella quale resta ben poco dell’antica bellezza. L’inflazione alle stelle, la miseria, l’80% della popolazione che vive nella condizione di sfollato. È questa l’attuale situazione di Aleppo. Un quadro ancora drammatico, nonostante siano cessati i bombardamenti.

Nell’insicurezza della guerra e a causa della grande povertà, tante famiglie in questi anni non hanno potuto dare degna sepoltura ai propri cari. Pensando a loro, Aiuto alla Chiesa che Soffre ha deciso di stanziare un contributo di 45mila euro per sostenere la traslazione dei resti di 2461 cristiani di diverse denominazioni deceduti ad Aleppo tra l’aprile 2013 e il dicembre 2016.

I fedeli sono stati momentaneamente sepolti in un terreno fornito dal governo vicino all’università, giacché l’area in cui si trovano i cimiteri cristiani, il quartiere di Jabal al-Saydé, è stata prima teatro di scontro tra esercito curdo e gruppi islamici quali il Fronte al-Nusra (in seguito Jabhat Fateh al-Sham), e poi chiusa ai civili dalle forze curde. Soltanto di recente si sono potuti appurare i gravi danni causati ai cimiteri dai bombardamenti, ma anche dai numerosi saccheggi.

«Il nostro cimitero è stato in larga parte distrutto», riferisce ad ACS Moses Alkhassi, vicario generale dell’arcidiocesi greco-ortodossa di Aleppo e Alessandretta (Iskenderun). Come una delegazione della Fondazione ha potuto osservare, è infatti necessario rimuovere la maggioranza dei feretri dalle nicchie gravemente danneggiate. Inoltre diverse lapidi sono state rubate e alcune bare aperte. «È un insulto per i nostri cari che prima della guerra riposavano in pace in questo luogo – aggiunge il prelato – ma purtroppo le povere famiglie aleppine hanno a malapena di che vivere e non possono permettersi di prendersi cura dei loro cari defunti». Monsignor Alkhassi si è dunque rivolto ad ACS che coprirà i costi necessari alla restaurazione del cimitero. «Grazie del vostro aiuto. La nostra diocesi ha sofferto molto negli ultimi anni. Non soltanto perché abbiamo perso tanti fedeli e diverse nostre chiese sono state distrutte, ma anche perché il 23 aprile 2013 il nostro vescovo, il metropolita Boutros Yagizi, è stato rapito assieme all’arcivescovo siro-ortodosso e dal quel giorno non abbiamo più avuto loro notizie».

I due progetti appena descritti, mostrano la cifra ecumenica del sostegno di Aiuto alla Chiesa che Soffre, che nelle aree in difficoltà supporta le diverse denominazioni cristiane e cerca di favorire il dialogo. «La guerra ci ha fatto scoprire il grande miracolo dell’unità – afferma monsignor Alkhassi – ed ora i nostri cari potranno finalmente riposare in un terreno benedetto».

Print Friendly, PDF & Email

Recent Posts

Leave a Comment