ALBENGA: LA CAZZATA DEL LEGHISTA, FINITO AL “FORNO”

di RAMON DE EDUARDIS

È in silenzio da giorni. Non risponde al telefono e si rifiuta di rilasciare dichiarazioni ai tanti, tantissimi giornalisti, locali e nazionali, cartacei, online, ma anche radiofonici e televisivi, che per tutto lo scorso fine settimana hanno incessantemente continuato a cercarlo. Chi lo conosce bene, chi ha avuto l’opportunità di incontrarlo negli ultimi giorni parla di un uomo distrutto, profondamente amareggiato per le conseguenze indesiderate e inattese del suo gesto, in particolare dallo straordinario tsunami mediatico – tuttora in corso – che ha colpito lui, l’amministrazione comunale di cui fa parte, e con loro tutta la (solitamente) ridente cittadina di appartenenza.

Mauro Aicardi non riesce ancora a farsene una ragione. Il consigliere comunale di Albenga (SV), eletto nel 2010 tra le fila della Lega Nord, nella squadra a sostegno del sindaco Rosy Guarnieri – prima donna, prima meridionale, prima leghista a conquistare lo scranno del primo cittadino nella storia della città – è da giorni nel tritacarne mediatico per una agghiacciante frase dai contenuti razzisti da lui pubblicata con non poca, colpevole, leggerezza, su Facebook, per la precisione all’interno di un gruppo dal nome (profetico) “Le cazzate ad Albenga”, in merito ad un episodio violento di criminalità avvenuto tra due extracomunitari qualche giorno prima, fattaccio duramente condannato dalla unanime maggioranza degli utenti.

“Servono i forni”. Sono bastate tre singole parole, un riferimento non troppo velato all’orrore dell’olocausto, per scatenare il putiferio, nel più classico degli effetti palla di neve, con il piccolo fiocco tramutatosi in breve tempo in valanga. Tre singole parole che, pronunciate al bar tra gli amici, o in coda allo sportello della posta, hanno l’aspettativa di vita che meritano, ovvero qualche secondo, magari giusto una reazione stizzita di qualcuno. Tre singole parole che, firmate indelebilmente nella pubblica piazza di Facebook, non possono non avere conseguenze. Specialmente se l’autore è un consigliere comunale, un amministratore cittadino, un pubblico ufficiale. Specialmente se questo è tesserato della Lega Nord, movimento spesso accostato alla xenofobia e al razzismo. Specialmente se succede ad Albenga, gioiello storico e culturale della Liguria, ma al tempo stesso unica pianura agricola della Regione, ergo punto di arrivo di numerosi immigrati nordafricani, ergo luogo di forti tensioni a sfondo razziale nel recente passato, culminate con un attentato incendiario a danni di marocchini nel non troppo lontano 2009. Un cocktail esplosivo, capace di ubriacare qualsiasi giornalista: una notizia troppo ghiotta, una potenziale bomba, la cui esplosione si è sentita in tutta Italia.

In principio sono state le testate locali online che, recuperando un agguerrito comunicato stampa della debolissima sezione locale di Futuro e Libertà, hanno dato scarsa visibilità alla cosa. Quindi è stata la volta delle pagine albenganesi de La Stampa, quotidiano più letto in provincia di Savona, poi, con un inspiegabile ritardo, de Il Secolo Xix, vera istituzione in Liguria che, forse per recuperare il tempo perduto, dopo due-tre giorni, ha deciso di dare ampia visibilità alla cosa, certificando la notizia. Di qui, la valanga, prima su Internet, poi sui principali quotidiani nazionali, da La Repubblica a Il Corriere della Sera (con foto), passando per Il Messaggero, Il Giornale e chi più ne ha, più ne metta. Se già Albenga, centro di circa 25 mila anime, non è abituata ad una visibilità (negativa, per giunta) di queste dimensioni, figuriamoci il malcapitato Aicardi, precedentemente sconosciuto ai più – redazioni locali comprese.

Prima del fattaccio di Facebook, per lui, consigliere di maggioranza con delega alla Protezione Civile, apprezzato e riservato volontario, marito e padre di famiglia, mai un comunicato stampa, mai un’intervista, mai (o quasi) un intervento nel parlamentino albenganese, un silenzio affiancato da una militanza leghista tutto sommato breve, dopo l’esperienza con La Destra di Storace, e non del tutto accettata da alcuni militanti del Carroccio, diffidenti del suo dichiararsi “orgogliosamente fascista” (come appariva sul suo profilo Facebook prima che lui stesso lo rimuovesse) e del suo essere nostalgico del ventennio. Alcuni informati riferiscono che, prima ancora che seguace della Lega Nord, del movimento e delle loro posizioni, Mauro Aicardi sia, come migliaia di altri albenganesi, fedelissimo perinde ac cadaver di Rosy Guarnieri, carismatico sindaco, tra le figure più potenti (e temute) all’interno della galassia leghista ligure, capace di riportare il centrodestra al governo di Albenga, storica piazza di sinistra.

A nulla è servita la sua rapida retromarcia, partorita e diffusa il giorno stesso, né la rimozione, da parte sua, del commento da Facebook. “É stata una battuta di pessimo gusto, che ho provveduto a rimuovere perché mi sono reso conto io stesso della sua inappropriatezza”‘, ha dichiarato immediatamente Aicardi a La Stampa, aggiungendo che “non erano parole frutto di una seria riflessione, e sono opinioni che non appartengono né a me né al partito di riferimento”. L’ABC della linea difensiva: rimuovere le parole incriminate, chiedere scusa, chiarire la posizione. Tutto inutile, troppo poco e troppo tardi: l’effetto domino era già partito e le condanne bipartisan, i commenti sdegnati, persino qualche insulto, iniziavano ad apparire ovunque. A nulla sono serviti gli interventi del capogruppo della Lega Nord ad Albenga Sergio Savoré, né quello del sindaco in persona, Rosy Guarnieri, entrambi improvvisatisi pompieri per gettare acqua sul fuoco, spiegare che Aicardi non intendeva dire quello che ha detto, che ha già chiesto scusa, che è una brava persona, non un violento, non un razzista. Niente da fare: gli attacchi politici, da parte di Fli, PD, Pcl, Sel e altre sigle partitiche, unitamente allo sdegno su carta stampata, si sono moltiplicati, tutti per chiedere la testa di Aicardi. Tutti a chiedere un passo indietro, ovvero le dimissioni (alcuni persino invocando fascicoli della magistratura), del consigliere che voleva – almeno a parole – i forni.

Chi lo conosce, racconta di un Mauro Aicardi pentito, incupito, completamente abbattuto dall’ondata mediatica che lo ha travolto. La situazione è sfuggita di mano, e la realtà quotidiana si fa sempre più difficile per lui, come personaggio pubblico, e per i suoi familiari, incolpevoli vittime dei danni collaterali della gogna mediatica. Mentre gli oppositori dell’attuale amministrazione comunale sperano che questo evento serva a mettere in crisi la squadra di governo, già in seria difficoltà da qualche mese a causa dei difficili rapporti tra le diverse anime della maggioranza (sindaco della Lega, maggioranza del Pdl, con un ambiguo gruppo misto strizzante l’occhio all’Udc in posizione di equivicinanza), il team Guarnieri passa le giornate a difendere – e a rincuorare – il proprio esponente: ha fatto un errore difficilmente perdonabile, un autogol che proprio non ci serviva, ripetono dalla maggioranza, ma ha pagato e sta pagando troppo, considerato che ha già chiesto scusa. Il suono della detonazione, giunto per tutto lo stivale, sta ora iniziando a farsi più debole, e lo spazio riservato alla cosa, anche sulle pagine locali, sta progressivamente scemando, seguendo l’evoluzione fisiologica di ogni notizia, con buona pace del diretto interessato. Tra gli ultimi interventi, messi da parte gli inevitabili attacchi politici strumentali e l’indignazione di circostanza, anche quello del suo ex capo partito Francesco Storace, leader de La Destra in visita in Liguria, che non ha risparmiato di commentare la vicenda: “La battuta sui forni? Ha detto una cazzata”. Forse l’analisi più lucida, dopo sei giorni di follia mediatica collettiva.

 

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4 Comments

  1. ben says:

    mi sembra che si stia dando importanza, oltre l' immaginabile, per tre parole, oltre misura, dove

    la stampa e neppure il giornalista, politicamente corretto, e allineato alla moda italiana autolesionista, DeEduardis, hanno reazioni così violente con chi, straniero, stupra, uccide, violenta ecc. siamo uomini o imbecilli? giornalisti!! siate corretti; questa modo di fare giornalismo è scorretto e di parte..capisco che il De Eduardis non è del nord, e penso odi potentemente i leghisti, ma la corretteza ci deve essere sempre.

  2. Giuseppe says:

    Chissà cosa sarebbe successo in Germania se un consigliere comunale avesse scritto su Fb “Servono i forni”….

  3. Pietro says:

    L’esposizione dell’articolo a firma De Eduardis è corretta. Il vero problema però non è l’Aicardi caduto inesorabilmente nella trappola di FB e poi in quella mediatica. Occorre riflettere sul perchè accadono certe cose. E anche su un certo genere di “stampa”. Ed io, purtroppo, queste cose le conosco molto bene.

  4. druides says:

    Quanto rumore per una frase che moltissimi pensano ma non manifestano.
    E comunque cosa dire in un paese dove il suo presidente ha sempre osannato le invasioni sovietiche di Ungheria e Polonia, oltre agli ignobili omicidi di quel fenomeno di codardia che è stato togliatti.
    Basta ipocrisia.

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