LA LEGITTIMITA’ DELL’OPPOSIZIONE AL MULTICULTURALISMO

di ALAIN LAURENT

Il dramma norvegese dello scorso luglio ha fornito ai partigiani benpensanti del multiculturalismo (i “multikulti” come si dice in Germania) l’insperata occasione di scatenarsi contro l’antimulticulturalismo (necessariamente “razzista”!) e il rifiuto dell’islamizzazione delle società occidentali (ovviamente “islamofobe”!). Accusandole di aver ispirato l’azione del folle omicida, che vi si appellava.

È un’imputazione così inetta e abietta come quella che pretenderebbe di ritenere responsabili tutti gli attuali socialisti dei crimini di massa compiuti in nome del socialismo da parte di Stalin, Mao e Pol Pot, o tutti i musulmani per quelli degli islamisti.

Si è inoltre estesa al neo-conservatorismo che difende l’idea dello “shock delle civiltà” e al preteso “populismo” di Geert Wilders o Freysinger.

Ma la cosa peggiore è che questa messa in causa, degna dei processi di Mosca, invoca l’ideale pluralista delle società aperte ma il multiculturalismo ne è una caricatura, poiché tende a disgregare le società aperte sostituendole con una contrapposizione di comunità, chiuse sulla loro particolare “identità culturale”.

Questa accusa poggia su di una grossolana manipolazione: assimilare una recente realtà multiculturale che, entro limiti ben precisi, resta compatibile con le norme e gli usi democratici dello società occidentali – e l’ideologia culturalmente relativista e sociologicamente collettivista che è il multiculturalismo, difeso principalmente da una buona parte dell’intellighenzia sinistrorsa e dai soliti “utili idioti” di un certo pseudo”liberalismo”.

Poiché quello che vanta veramente il multiculturalismo è l’istituzionalizzazione e la legalizzazione di “diritti collettivi” allo sviluppo culturale separato dei gruppi da poco giunti in Occidente, per organizzarsi giuridicamente e vivere secondo le proprie tradizioni, anche quando contraddicono o distruggono i valori democratici occidentali: status ineguale della donna, concezione tribale, teocratica e oscurantista della vita, limitazioni delle libertà di coscienza e di espressione, precedenza per le alleanze estere.

Questi rischi non sono passati inosservati ad alcuni dirigenti europei (Merkel, Cameron, Sarkozy, …) che sotto la pressione dei fatti e di una gran parte dell’opinione pubblica nazionale hanno dovuto esplicitamente convenire che “il multiculturalismo non funziona”.

Ma ci si deve comunque ricordare che questi politici, per la loro passata condiscendenza e incoscienza, sono stati fra i primi responsabili di ciò che denunciano, oggi e troppo tardi.

È inoltre curioso e sintomatico che se i multiculturalisti si indignano per qualsiasi riferimento a ”l’identità nazionale”, non mostrano che tenerezza per ogni minima rivendicazione di protezione e promozione de “l’identità culturale” e dei particolarismi etnico-religiosi dei gruppi da poco arrivati in Europa.

A loro modo sono altrettanto “essenzialisti” (il nuovo termine di moda in questi ambienti!) e reazionari degli “identitari” di estrema destra che denunciano. E si può anche constatare che questi sconsolati incensatori del “legame sociale” e del “vivere insieme” si compiacciono così facilmente della balcanizzazione indotta dalla loro ipertolleranza verso il “dispotismo delle minoranze” … visibili e il “diritto” a qualunque differenza.

Se combattere intellettualmente il multiculturalismo vuol dire essere razzisti, populisti (altro termine di moda per uccidere gli spiriti liberi!) o addirittura fascisti, allora lo sono:

– Pascal Bruckner (“Il multiculturalismo contemporaneo è un razzismo dell’antirazzismo, incarcera le persone nelle proprie radici… (…) rinforza il potere di coercizione della collettività sugli individui privati” – Le Monde, 20 febbraio 2007);

– Elia Barnavi (“Il multiculturalismo è un’illusione. Non si costruisce una società degna di questo nome richiudendo le persone dentro la propria lingua, la propria cultura, la propria memoria (…). Che sia perverso o sincero, il multiculturalismo conduce al ghetto” – Les religions meurtrières, 2007);

– Alain-Gérard Slama (“Più le nostre democrazie confondono la tolleranza con il relativismo, più si aprono al multiculturalismo, più permettono ai terroristi di muoversi a loro agio nella società che li accoglie, più facilitano la diffusione della propaganda che le affossa” – Le siècle de Monsieur Pétain, 2005);

– Pierre-Henri Taguieff (“Il trionfo del multiculturalismo implica l’autodistruzione del pluralismo (…). Il multiculturalismo rende normale uno stato di guerra etnicizzata, latente o patente” – La République enlisée, 2005);

– Alain Finkielkraut (“I partigiani della società multiculturale richiedono per ogni uomo il diritto alla servitù” – Défaite de la pensée, 1987);

– o ancora Ivan Rioufol denuncia “trenta anni di dimissioni della Repubblica rispetto alla pressione di un’immigrazione di popolamento, ghettizzata dall’educata indifferenza della anime pie che non parlano altro che di multiculturalismo” – La République des faux-gentils, 2004).

Si potrebbero anche aggiungere i nomi di Revel, Vargas Llosa, Ayaan Hirsi Ali, del grande liberale italiano Giovanni Sartori e di tanti altri …

Ben fatto, compagni multiculturalisti: con voi l’inquisizione e il gulag ideologico arrivano di gran carriera!

Nota: un pietoso ma chiarificatore esempio di “utile idiota” è stato offerto dal commissario per i diritti dell’uomo del Consiglio d’Europa, Thomas Hammarberg, in un suo articolo apparso ne Le Monde del 13 settembre del 2011, ove richiama alla “tolleranza multiculturale”.

Tratto da Institut Tourgot  – Traduzione di Giovanni Cella

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2 Comments

  1. Pedante says:

    Geert Wilders, utile idiota o cinico opportunista?
    http://www.ynetnews.com/articles/0,7340,L-4299673,00.html

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  1. Anonimo

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