Alagna, clamorosa sfida all’industria della neve artificiale

di MICHELE CORTI

Il conflitto tra turismo sostenibile e rurale e l’arrogante modello dell’industria della neve artificiale e della seconda casa ha trovato un simbolo nella protesta di alcuni residenti di Alagna Valsesia a difesa di una borgata di case walser lambite da una pista da sci

La notizia che arriva dalla Valsesia va al di la della cronaca. Ieri mattina (giovedì 3 gennaio) forse per la prima volta una pista da sci (“Pianalunga – Alagna”) è stata occupata e bloccata da alcuni residenti della frazione Piane di Alagna Valsesia (si ratta di alcune case di legno del XVII secolo che rappresentano una significativa testimonianza della cultura walser). Dopo l’intervento dei carabinieri e una lunga trattativa i manifestanti hanno interrotto la manifestazione.

Sono seguiti gli strali e gli anatemi di del sindaco di Alagna, Sandro Bergamo, e della società che gestisce gli impianti (Monterosa 2000) preoccupati che l’episodio (che ha avuto eco sui media anche fuori dal Piemonte) possa compromettere gli incassi di questi giorni di vacanze invernali.

Secondo loro la protesta è opera di “una persona che ha dei contenziosi aperti con il comune e la società degli impianti”. Il riferimento è ad Alessandro Sbragia, un milanese in pensione, che ha deciso di vivere nel borgo valsesiano (meno di 10 case e 15 abitanti). In realtà il Comitato “Noi walser, per un turismo sostenibile e responsabile” ha raccolto ben 2650 firme contro la pista e il nuovo impianto di innevamento. Ricordare, come fa la Società degli impianti che la pista “esiste sin dal 1965”, dimostra solo la sua cattiva fede. Il Comitato aveva fatto presente sin dal 2005, prima della realizzazione dei lavori del nuovo tracciato e del relativo impianto di innevamento i problemi di inquinamento acustico, tutela della salute ed incolumità che il tracciato della pista avrebbe arrecato ai residenti ed alle abitazioni site in frazione Piane, problemi che poi puntualmente si sono verificati. Erano inconvenienti – legati al rumore delle lance di innevamento e dei battipista – che si sarebbero potuti evitare con delle varianti (realizzabili anche in corso d’opera) tali da mantenere una distanza di rispetto dalle abitazioni. A questi inconvenienti “strutturali” si aggiungano quelli estemporanei causati dalle cadute degli sciatori con sci e snowboard sganciati dai loro proprietari che partono come proiettili e finiscono nei loro giardini dei residenti. Otto anni fa la Società degli impianti  e l’amministrazione non hanno voluto ascoltare le ragioni e ne è nato un contenzioso legale (con costi a carico dei contribuenti visto che Monterosa 200 è società pubblica).

Due sentenze, del Tar e del Consiglio di Stato avvalorano la tesi di Alessandro Sbragia e annullano il piano di zonizzazione acustica approvato dal consiglio comunale di Alagna Valsesia senza rispettare la particolarità del borgo antico e non prevedendo adeguati limiti per il rumore. “Ma, nonostante la giustizia amministrativa mi abbia dato ragione, non è cambiato nulla”, protesta Sbragia, che un anno fa ha trovato la sua auto incendiata, episodio doloso su cui è aperta un’inchiesta.

Il valore delle “certificazioni verdi” e delle “bandiere”

Le dichiarazioni del il sindaco di Alagna a commento sdegnato della protesta di ieri ci introducono ad un tema molto interessante: l’ipocrisia “verde” e il valore le certificazioni di qualità ambientale. Sentite come si difende il sindaco:  Nessuno può accusarci di non essere attenti all’ambiente e alle culture locali, visto che siamo “bandiera arancione” del Touring e “borgo sostenibile” della regione Piemonte. Io sono inoltre dipendente del parco, non possono dirmi di essere disattento sulle questioni paesaggistiche e ambientali”. Lasciamo da parte il “sono dipendente del Parco” che si commenta da solo e vediamo un po’ se Alagna si merita il riconoscimento di “bandiera arancione” e l’attestato ricevuto lo scorso settembre dall’assessorato al Turismo della Regione Piemonte che fa entrare il comune nel network dei comuni piemontesi che applicano strategie per lo sviluppo del territorio in chiave sostenibile.

Il “Comitato noi walser”, che non si occupa solo della casa di Sbragia come l’amministrazione vorrebbe far credere, sin dal 2007, si è battuto e si batte tuttora per la difesa del paesaggio nel comuni di Alagna e in quello Riva Valdobbia, per la tutela dei beni culturali ed architettonici espressione della civiltà walser e per uno sviluppo turistico in armonia con questi valori. Tra gli interventi contestati vi è il permesso di costruire, prorogato a giugno, rilasciato dal Comune di Alagna per l’edificazione di (24.000 mc) in Località Giacomolo, frazione caratterizzata da antiche case walser e il complesso “Baite Monte Rosa S.r.l.” (11.000 mc) in avanzato stato di costruzione in Frazione Reale Inferiore.  Questi e altri interventi stanno distruggendo i bei prati rimasti compromettendo un elemento chiave del paesaggio e la sua fruizione. Si tratta di iniziative immobiliari fortemente speculative e di elevato impatto ambientale che vengono coperte con le foglie di fico di operazioni culturali di facciata e di marketing (per le quali è sufficiente sborsare quattrini tanto qualcuno compiacente si trova sempre).

 

Un grande valore di esempio

La protesta di Alagna ha un valore simbolico e politico. Come sempre la protesta parte da parte di chi vive direttamente un disagio, di chi si sente calpestato in casa propria nei propri inviolabili diritti (al riposo, alla sicurezza) da un business arrogante. Essa, però, rappresenta solo  la punta dell’iceberg, il momento di frizione fisica che si inserisce in un conflitto di grande dimensioni tra la montagna “circo bianco”(con le colate di cemento invariabilmente allegate e il “modello seconda casa” che non demorde) e quella di un turismo che valorizza la storia, la cultura l’identità alpine. C’è da augurarsi che la vicenda di Alagna stimoli anche in altre realtà una opposizione meno episodica e più concreta alla industria della neve artificiale. E ovviamente il problema non riguarda solo il Piemonte ma tutte le regioni. Le recenti concessioni (in clima già pre-elettorale) di finanziamenti per il potenziamento dei comprensori sciistici di media quota nelle Alpi Orobiche (Valsassina, Val Brembana, Val Seriana), ovvero a favore di stazioni (che con il riscaldamento climatico in atto non hanno avvenire), va letta solo in chiave di “spinta” strumentale ad iniziative immobiliari super speculative.

 

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