Al tempo dei droni, l’inutile bazooka col tappo di Draghi

di GIUSEPPE REGUZZONIsvizzeritudini_articoloimg

Il bazooka di Draghi? Un giocattolone quasi inutile nell’epoca dei droni e dei missili  terra terra. O, per dirla in altro modo: un’arma neutralizzata, che farà danni a chi la impugna. Lo scrive, in termini più tecnici e meno metaforici, la Neue Zürcher Zeitung, il più autorevole quotidiano svizzero, in un lungo editoriale a firma di Thomas Fuster,  pubblicato poche ore dopo l’annuncio di Draghi, ribadendo che la BCE non può risolvere un problema di cui è parte e causa essenziale.

La separazione del Nordeuropa dall’euro debole

Seguiamo allora il ragionamento del quotidiano zurighese. «Il programma di acquisto di titoli del debito pubblico, presentato giovedì da Draghi, (…) giustifica solo in parte le preoccupazioni tedesche. Intanto la BCE dovrà mettere nei propri bilanci solo l’8% dei titoli da acquistare. Inoltre il principio della responsabilità comunitaria vale solo per un quinto dei medesimi titoli. La più parte dei rischi di default finisce quindi in carico alle banche nazionali, nel caso dei titoli di stato italiani alla Banca d’Italia». In fondo, questa strategia potrebbe persino essere letta come fase preparatoria alla definitiva separazione consensuale tra Nordeuropa virtuoso (che si assumerà solo responsabilità marginali) e Sudeuropa spendaccione (Francia inclusa), che sarà costretto ad acquistarsi il proprio debito, liberando il Nordeuropa da gran parte del peso. L’unico vero svantaggio reale, ma non del tutto,  e l’unico rischio per i paesi virtuosi è l’avvio di una svalutazione dell’euro che potrebbe anche finire fuori controllo.

 

Il debito inutilmente spalmato

Ritorniamo però alla Neue Zürcher Zeitung, che insiste: «le tre questioni fondamentali sono: il Quantitative Easing è necessario? Il QE è efficace? Le sue conseguenze collaterali sono sostenibili? La risposta è NO.  Il QE non è necessario perché da parte della BCE si fa riferimento allo spettro della deflazione, invocando una politica monetaria più espansiva, ma, in realtà, più che deflazione, quella che abbiamo è una riduzione dell’inflazione, probabilmente da ascrivere alla riduzione del prezzo del petrolio». La riduzione dei prezzi al consumo, se ci fosse, sarebbe un atto dovuto rispetto alla speculazione incontrollata che seguì l’introduzione dell’euro. È dubbio, in secondo luogo, che il QE sia efficace, dal momento che la massa monetaria introdotta «non ha di fatto alcuna incidenza sulle politiche di investimento delle imprese». Il QE negli USA ha prodotto qualche risultato perché i capitali non sono finiti anzitutto o solo alle banche, «ma molte aziende hanno avuto accesso diretto al credito».  Quanto agli effetti collaterali del QE, essi saranno ben distanti dalle intenzioni che ne sono all’origine e «a gioirne sarà soprattutto la speculazione a breve termine, cui la BCE concederà altro denaro con cui giocare, mentre i paesi incapaci di riforme, come l’Italia e la Francia, potranno ulteriormente dilazionare. Tutto ciò consolida l’impressione  che la BCE, con il suo attivismo monetario, sia parte del problema, ma non sia certo la soluzione».

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2 Comments

  1. chrisarr says:

    Condivido la visione che sia ” dubbio, in secondo luogo, che il QE sia efficace, dal momento che la massa monetaria introdotta «non ha di fatto alcuna incidenza sulle politiche di investimento delle imprese». Il problema attuale, almeno per l’Italia, non è la scarsità del credito, ma lo scarso merito creditizio di buona parte dei richiedenti. Purtroppo l’Italia tutta sconta una caratteristica sua nettamente opposta a quella del resto d’Europa. Le aziende italiane, oltre che frammentate e piccole, sono notoriamente sottocapitalizzate: è risaputo che gli imprenditori italiani sono poco restii a lasciare in azienda il capitale, preferiscono farlo mettere dalle banche. Mentre in media nel resto d’Europa il rapporto fra capitale dell’impresa e capitale di terzi (le banche) è 1:1, in Italia viaggia attorno all’1:7… ed il capitale dell’impresa è, in una certa maniera, paragonandolo al mondo animale, la riserva di grasso che permette di superare l’inverno, o la carestia… e il grasso devi averlo, non possono prestartelo.

    Per questo il QE potrà aiutare tutti gli altri, con aziende più equilibrate, ma non noi. Almeno non direttamente, solo di riflesso, se il resto dei partner europei riprenderanno a spendere e di conseguenza ad importare nostri prodotti. Per la Banca d’Italia rischia di essere un investimento inutile rispetto al fine per cui è stato disegnato.

  2. Dan says:

    Il problema sta nel rapporto che lega la bce con le singole banche: può prestare solo a loro e quest’ultime, non abbastanza galvanizzate dal fatto di essere attaccate alla greppia dei singoli stati, non mantenute abbastanza dalle nostre tasse si scatenano per l’ennesima volta in un mambo di speculazioni, bolle, derivati e quant’altro con il risultato che qualsiasi cifra si ritrovano tra le mani, questa è destinata a finire in fumo.
    Intanto le tasse continuano a galoppare e prima o dopo finirà molto male perchè la gente alla lunga sentirà il fuoco sotto il culo e vedrà andare in cenere il lavoro di tutta una vita

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