Al potere senza questione settentrionale

di ROBERTO BERNARDELLI

Si può dire che nulla è più come prima? Forse. Anni fa ci si interrogava sul perché il Pd non vincesse al Nord. La sua vecchia classe politica non comprendeva la questione settentrionale, si diceva. Oggi, a distanza di anni, si afferma il centrodestra che non ha mai portato la questione settentrionale in campagna elettorale. Semplice alternanza destra-sinistra.

Siamo sempre del parere che chi vince al Nord governa. E’ sempre stato così, solo che oggi l’ordine dei fattori si è invertito: ieri Berlusconi parlava a operai e imprenditori con lo stesso linguaggio. Poi lo ha fatto  Renzi, infine l’elettore per stanchezza tira a sorte, si fanno vincere un po’ per uno… Poi per andare a governare il Nord è stato messo da parte da Salvini.

 

E l’anima autonomista del Nord con tutte le sue ragioni schiacciate dal renzismo prima e dal salvinismo ora, dove troverà una patria politica?

Ci eravamo già chiesti, in tempi non sospetti, se esista sulla piazza di governo “un soggetto politico in grado di parlare la lingua del Nord, di incarnarne il tormento sociale, di coglierne il senso, gli umori persi nella nebbia, nella pancia. O la questione settentrionale resterà irrisolta ancora una volta, bella, affascinante ma seppure addormentata, ancora incompiuta, ingabbiata da promesse tattiche?
Chi è l’interprete  di una rappresentanza  disorientata dalla crisi, dalla libera uscita sui temi etici, come se il territorio fosse una matrioska economica e il resto non ci interessa?  Marco Alfieri con il suo “Nord terra ostile. Perché la sinistra non vince”, ripercorreva nell’indigestione del linguaggio della vecchia sinistra l’incapacità della nomenklatura di avvicinare senza paraventi ideologici imprese e operai, che sono sulla stessa barca”.

A distanza di anni, la questione è irrisolta, ma la rabbia viene ingabbiata dalla nuova democrazia cristiana del centrodestra, la Lega.

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2 Comments

  1. caterina says:

    il Nord ora timidamente punta sull’autonomia, speranzosa di avere degli amici nella Lega, anzi in Salvini, di avere udienza, non oso dire accoglienza… col piattino in mano, o con il ricatto…
    Non sarebbe più dignitoso imboccare apertamente la strada dell’Indipendenza?… per carità, promettendo o auspicando poi di confederarsi… con chi ci sta ed ha interesse a starci…
    finchè siamo obbligati a cantare che siamo “schiavi di roma”, chi è a Roma se ne fa un baffo!
    Forse all’Europa starebbe pure bene a questo punto…

  2. mumble says:

    A mio modesto parere dobbiamo guardare allo stravolgimento della struttura economica della Padania in questi ultimi 30 anni. Da terra di piccole e medie imprese floride e ricche si è passati per effetto della globalizzazione a terra di partite iva che mediamente tirano a campare, senza una prospettiva di migliorare, ma anzi con un futuro nero davanti a sè.
    Salvini ha cavalcato il sentimento di perdita del benessere delle classi medio e piccole borghesi e ha loro prospettato come unica soluzione il ritorno alla sovranità italiana persa.
    Si tratta di un tentativo demagogico di restaurazione, con la testa rivolta all’indietro.
    L’unica soluzione reale è la Padania inserita in un mercato unico europeo con una sola moneta e con poche regole fondamentali.
    Quello di Salvini è un demagogico tentativo che porterà, se riuscirà, a sfasciare l’UE (cosa di per sè buona per una nuova UE) ma non alla riesumazione dell’talia ormai morta, sepolta e putrefatta.

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