AIUTI PER I TANTI CRISTIANI COSTRETTI A LASCIARE LA SIRIA

siriamapMentre gli scontri e i bombardamenti a Goutha e Afrin con le centinaia di vittime destano emozione nel mondo, continua e si rafforza l’opera silenziosa di Aiuto alla Chiesa che Soffre al fianco dei cristiani siriani.

La Fondazione pontificia, principale realtà di carattere pastorale che opera in Medio Oriente, ha attualmente all’attivo ben 124 interventi in favore dei cristiani di Siria. In questi giorni, stante l’accentuarsi della crisi siriana, ACS incrementa il sostegno alla “Tavola di San Giovanni il Misericordioso”, una mensa gestita dalla Chiesa melchita che a Zahle, in Libano, offre cibo a circa mille profughi siriani al giorno. «Il progetto ha avuto inizio nel dicembre 2015 con 500 pasti caldi, – spiega il direttore di ACS, Alessandro Monteduro –ma il numero dei rifugiati cristiani provenienti dalla Siria è andato via via ad aumentare ed oggi le esigenze sono più che raddoppiate».  In questi lunghi anni di guerra, migliaia di fedeli siriani hanno trovato rifugio a Zahleh, a maggioranza cristiana ad est di Beirut, in attesa di poter un giorno tornare nel loro Paese.

Alla “Tavola di San Giovanni il Misericordioso”, i rifugiati cristiani non trovano soltanto cibo ma anche sostegno spirituale e conforto, grazie alla presenza costante di un sacerdote e alcuni volontari. Nessuno viene trascurato: per gli anziani e gli ammalati che non sono in grado di raggiungere la mensa, i volontari organizzano un servizio “a domicilio”.

Non è che un esempio dell’impegno profuso dalla Fondazione pontificia per i cristiani di Siria sin dall’inizio del conflitto nel 2011.

«Il totale pur impressionate delle donazioni, oltre 20 milioni di euro, non rende pienamente la cifra del nostro sostegno – continua Monteduro – capace di rispondere tempestivamente alle più diverse esigenze: dai vestiti per l’inverno alle intenzioni di Messe per i sacerdoti».

I progetti attualmente sostenuti da ACS riflettono lo spirito di una realtà che da sempre lascia che siano le singole diocesi ad indicarle le priorità della propria azione sul campo. «Così come lo riflette la nostra “copertura” dell’intero territorio siriano, e non soltanto delle aree al centro degli intermittenti riflettori mediatici».

Dalla “Zuppa solidale” offerta dal convento Ibrahim Al Khalil di Damasco, ai pacchi viveri per centinaia di famiglie cristiane a Lattakia. Dall’elettricità per le famiglie cristiane rimaste ad Aleppo, agli aiuti per l’educazione e l’assistenza sanitaria per i cristiani rifugiatisi a Marmarita, nella cosiddetta Valle dei Cristiani, al combustibile fornito alle famiglie di Nebek, a metà strada tra Damasco ed Homs.

Gli interventi umanitari rappresentano una priorità nell’odierno scenario siriano, ma ACS non dimentica l’elemento fondante della propria missione: sostenere la pastorale della Chiesa. La Fondazione sostiene infatti la pubblicazione e la diffusione di catechismi e altri testi religiosi in tutta la Siria, la formazione di seminaristi, sacerdoti e religiose, e diversi campi estivi organizzati dalla Chiesa, come quello promosso a Machta Al Helou dall’arcidiocesi siro-cattolica di Aleppo. Numerose anche le ricostruzioni, tra cui quella della Chiesa di San Giorgio a Sadad, la cittadina tristemente nota per il sanguinario attacco anticristiano avvenuto nel 2013.

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