Autodeterminazione: tutti gli italiani dovrebbero votare per il referendum

di FRANCESCO MARIO AGNOLI

Ho letto sull’Indipendenza  di mercoledì 3 ottobre che per iniziativa  di Pino Rossi, sindaco di Gallio (località che mi è molto cara perché a Gallio 2000 pratico ogni anno lo sci nordico e tutto l’Altipiano è bellissimo tanto d’estate che d’inverno), il 13 ottobre si svolgerà un  convegno sul tema: “Indipendenza, un referendum per la libertà?” con l’intervento di due docenti universitari. Un’iniziativa  da condividere, perché si può sperare che i due esperti  mettano la parola fine a molte illusioni e facciano comprendere quanto, allo stato delle cose,  sia illusoria o, quanto meno, di lunghissimo percorso la strada del referendum come strumento per l’indipendenza e causa soltanto di inutili polemiche e  dannose divisioni.

E’ verissimo, come è stato scritto dai  sostenitori del referendum (che oggi manifestano a Venezia, ndr), che il principio dell’autodeterminazione dei popoli, recepito anche  dalla Carta delle Nazioni Unite,  rientra fra le norme di diritto internazionale generalmente riconosciute di cui parla l’art. 10 della Costituzione italiana. Di conseguenza, come si legge  nella sentenza della Corte di Cassazione penale n. 3360 del 21 marzo 1975 (anche questa più volte citata, ma non sempre esattamente), l’autodeterminazione è oggetto di una di quelle norme che, anche indipendentemente dall’esistenza di una legge nazionale di recepimento (comunque dall’Italia effettuato con la legge  n. 881/1977),   si inseriscono nell’ordinamento nazionale per adattamento automatico, sicché “la violazione di queste norme cui debbono uniformarsi quelle del diritto interno poste in essere con legge ordinaria, si traduce indirettamente in una violazione della Costituzione”. In altri termini si tratta di un principio di valenza costituzionale, il che però non comporta la sua prevalenza su altri  principi ugualmente di diritto costituzionale,  molti dei quali, anche perché  espressamente e direttamente indicati  nel testo  della  Costituzione,  come quello di cui all’art. 5, che dichiara la Repubblica “una e indivisibile”, sarebbero indubbiamente  ritenuti prevalenti nel giudizio di bilanciamento attribuito alla Corte costituzionale, con conseguente dichiarazione di inammissibilità di un referendum diretto a legittimare la secessione sulla base del diritto all’autodeterminazione  dei popoli.

Ma ammettiamo pure, per amore di ipotesi, che la Corte costituzionale ammetta il referendum per l’indipendenza diciamo del Veneto.  Esiste già una decisione della Corte  in base alla quale  al referendum sarebbero chiamati a  partecipare  non  solo i Veneti, ma tutti i cittadini della Repubblica. Difatti con la sentenza  n. 278 del 2011 la Corte costituzionale, sostanzialmente bocciando l’iniziativa della Provincia di Salerno, che aveva promosso un referendum  per  distaccarsi dalla Campania e costituirsi in  Regione autonoma denominata “Principato di Salerno”,  ha stabilito che, a differenza di quanto avviene per la  Province e i Comuni che vogliano distaccarsi da una Regione per aggregarsi a un’altra,  caso “tendenzialmente destinato a riguardare ambiti spaziali relativamente contenuti e comunque non tale da determinare una modificazione strutturale del complessivo assetto regionale dello Stato, l’ipotesi di distacco di enti locali da una Regione, diretto alla creazione di una nuova Regione, ha in re ipsa caratteristiche tali da coinvolgere necessariamente quanto meno l’intero assetto della Regione cedente, potendo anche, in eventuale ipotesi, comportare il coinvolgimento dell’intero corpo elettorale statale. Non può, infatti, disconoscersi che, dovendo la nuova Regione, avere un numero minimo di abitanti non inferiore ad un milione di unità, lo scorporo da una o più preesistenti Regioni di una così ingente quantità di cittadini è destinato ad avere rilevanti conseguenze sul tessuto politico, sociale economico ed amministrativo  della sola porzione  di territorio che si distacca dalla Regione ma, inevitabilmente, anche su quello della residua parte di essa”.

Se il principio vale per la costituzione di una provincia in nuova regione, figurarsi per la costituzione di una regione (il Veneto) in Stato indipendente, che avrebbe rilevantissime conseguenze  sul tessuto politico, sociale, economico ed amministrativo non della sola porzione di territorio che si distacca, ma dell’intero  Stato.

Quanto sopra ovviamente vale rebus sic stantibus, cioè, come si è detto,  allo stato attuale delle cose. Se intervenissero fatti clamorosi, come, ad esempio, il crollo totale  dell’economia,  il default dell’area euro, la dissoluzione  dell’Europa, potrebbero aprirsi scenari non previsti, anche se probabilmente tutt’altro che piacevoli.

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33 Comments

  1. michela verdi says:

    L’idiozia del giurista sfiora il ridicolo!…
    Come se l’indipendenza delle colonie americane avesse dovuto essere concessa solo dopo un referendum al quale avrebbero dovuto partecipare tutti gli Inglesi!…
    Ma mi faccia il piacere!

  2. ingenuo39 says:

    Visto che tutti i referendum devono essere abrogativi, quando qualcuno proporra un referendum per l’ abrogazione della regione Veneto o la regione Piemonte per dire una regione qualsiasi, poi se al referendum vincono i si, vedremo di farne una come vogliamo noi. Basta chiacchiere!!!

  3. antico says:

    carissimi veneti l’unico modo e’ impugnare le armi diversamente non vi molleranno mai per lo stato siete le vacche piu’ grasse e piu’ buone da mungere datevi da fare prima che sia troppo tardi

  4. Roberto Porcù says:

    Ma perché? I referendum non sono rispettati, è una perdita di tempo e di energie.
    Andreotti sosteneva che poi tutto si aggiusta, allora usare le energie serve per perdere tempo e fiaccare i Cittadini in attesa che tutto si aggiusti da solo.
    Il mio invito è a risparmiare tempo ed energie per qualcosa di più importante che porti ad effetti concreti.

  5. Alessio says:

    Lumbard ma chi te lo ha detto che il 1945 è la data che fa da spartiacque? A me risulta che alcuni diritti umani (quali identità,autodeterminazione)sono inalienabili e imprescittibili,solo l’Italia patria del diritto e del rovescio prima li firma poi non li rispetta.

    • Lumbard says:

      Purtroppo ho avuto modo di verificarlo nei miei studi giuridici di diritto internazionale. E’ una mera questione di opportunità, sostenuta da numerosi giuristi esperti di diritto internazionale per fini pratici.
      Proprio perché si tratta di un’opinione dominante, ma pur sempre un’opinione, dico che bisogna adoperarsi per far loro capire che la società la rigetta, e che il principio di autodeterminazione vale per tutti, quanto meno dal 1800 in poi!

  6. Culitto Salvatore says:

    si attacca costantemente “la casta” corrotta e si santificano gli imprenditori, ma vi siete mai chiesti chi li corrompe? possibile che la colpa sia solo ed esclusivamente dei politici (che teoricamente saremmo noi in quanto essi ci rappresentano) e non di chi li corrompe? se un politico chiede una “mazzetta” per poter dare un lavoro, l’imprenditore che fa lo denuncia? no la paga, se un imprenditore per ottenere un appalto paga una mazzetta ad un politico, il politico che fa lo denuncia? no, la prende. entrambi fanno parte del sistema corrotto, certo il politico è più colpevole perchè deve tutelare il rispetto delle leggi e l’equità, deve tutelare gli interessi dei cittadini TUTTI e non di singoli imprenditori ma comunque sono entrambi colpevoli, sia il corrotto che il corruttore, dire che solo i politici hanno colpe è negare la realtà, hanno colpe le aziende (più di chiunque altro) e hanno colpe anche i cittadini, il popolo che non ha mai alzato la testa, non si è mai opposto a questi soprusi e pur nell’evidenza ha continuato a votare rappresentati corrotti che non li rappresentava, la colpa è di tutti ma nessuno vuole assumersi le sue responsabilità…mi sembra che nulla è cambiato e che anche con l’indipendenza di un veneto lombardia, sicilia o quant’altro la situazione resterà invariata, visto che vorrebbero tutti allontanarsi per non assumersi colpe ne responsabilità, il popolo italiano deve crescere e non lo farà dividendosi, ma unendosi contro la corruzione, unendosi contro l’evasione fiscale, unendosi contro lo “schiavismo” imposto dalle aziende, si può migliorare, cambiare unendosi per conseguire un obiettivo comune, non dividendosi

    • daniele quaglia says:

      Un popolo italiano? Dov’é? Cos’è?
      Non è mai esistito e non esiste.
      L’Italia è una forzatura, un insieme di popoli tenuti insieme da un manipolo di politici corrotti e corruttibili che fanno del loro potere l’unica ragione di vita.
      Queste cose non succedevano nella Repubblica Veneta che non lesinava la mozzatura della testa del Doge (il potere assoluto) quando agiva contro l’interesse comune.
      Tenetevi la Mafia, la ‘Ndrangheta, la Camorra e tutti i vostri costumi e consuetudini, lasciateci andare da soli, lasciateci la soddisfazione di tagliare la testa a chi trama contro gli interessi del popolo.
      Se così non fosse saremmo costretti ad agire in armi e far vedere al mondo che i Veneti non hanno mai perso le antiche capacità di combattere

      • Culitto Salvatore says:

        fate quindi un referendum, se non ottenete un 100% cosa fate a chi ha votato in maniera avversa mozzate la testa? si cerca di fare un discorso civile impostato su qualcosa civile e democratico e con cosa se ne esce fuori sto tizio? baggianate… spero che non sia l’espressione del cittadino veneto medio o siete cordialmente e indipendentemente… fottuti

        • Aquele Abraço says:

          Basta il 50% + un voto e per i ladroni come te che temono la tortura e la decapitazione le porte d’uscita sono sempre aperte

          • lavoratore italiano says:

            si sono un ladrone siamo in 40 più alì babà…conquisteremo il mondo ruberemo tutto e atutti ma sopratutto ruberemeo in veneto perchè…beh perchè ci piace!
            come scrivevo, si cerca di fare un discorso civile ma alla fine si scade nel ridicolo, mi spiace e spero sinceramente (ne sono sicuro) che i veneti non sono come te (non sono neanche certo che tu lo sia…sai l’anonimato, il web…)

            ps stavo pensando (almeno ci provavo) e sono rimasto “folgorato” da un illuminazione, in ogni città paese, “villaggio” esiste un degno rappresentante,vuoi vedere che sei proprio uno di quei degni rappresentanti? vuoi vedere che fai parte di quella ristretta cerchia dominante denominata “scemo del villaggio”?

            rispondo anche a “quaglia ” (di napoli?) non ti sembra un po arrogante dire che senza il popolo veneto l’italia è fottuta? io ho scritto (senza troppo zelo) che se il livello medio del’intelligenza in veneto (ma anche in qualsiasi altra parte del mondo) fosse come quel tal “Aquele Abraço” sareste fottuti, non voleva essere certo un offesa al veneto (forse :-)) ma una risposta diretta su argomento d’interesse a tal personaggio, quindi chiarito ciò (spero) ribadisco:
            non ti sembra arrogante tale affermazione?non restano forse altre 20 regioni tutte egualmente in grado di apportare qualcosa alla nazione? perchè se fosse come dici, dovremmo cambiare il nome al’italia e chiamarla veneto, posso capire che si voglia estremizzare ma l’affermazione risulta fin troppo estremizzata

        • quaglia daniele says:

          senza l’apporto del Popolo Veneto è fottuta l’italia, non noi, e che Dio ve la mandi buona.
          ad-dio

        • uno del popolo veneto says:

          non ci serve il referendum… noi siamo il popolo veneto siamo gia sovrani!!! senza se e senza ma!!! il grande popolo veneto!!! WSM

  7. mauro danese says:

    …. il ragionamento espresso, che rispetto ma non condivido, mantiene tutto così com’è! L’unica cosa che sarebbe permessa è l’organizzarsi in movimenti tipo lega nord, il parlarsi sopra con al massimo qualche sindaco o governatore regionale dove però i famosi “skei” passa prima par lo stato centrale e poi (fortemente ridotti) ritornano al territori ma con vcoli di stabilità e regole di spesa…….. Non è il Futuro a cui aspiriamo…. Siamo fortunati la semina culturale e di Identità stà portando i primi frutti …abbiamo ancora tempo …. vedremo come si comportano la Spagna e GB nei confronti dei Catalani e Scozzesi…. poi guardiamo e prepariamo il Veneto2020! wsm

  8. Lumbard says:

    Dal punto di vista giuridico il ragionamento è corretto: il principio di autodeterminazione dei popoli ha rilevanza costituzionale tramite rinvio ex art. 10 al diritto internazionale consuetudinario. Però ci sono due problemi:
    – la norma costituzionale sull’indivisibilità dell’Italia (art. 5) è intesa dai giuristi e dai giudici come inderogabile, e persino insuscettibile di revisione con legge costituzionale (come per la forma Repubblicana dello Stato), in sostanza dunque è intoccabile;
    – quel che è peggio, allo stato delle cose perfino il principio di autodeterminazione dei popoli è inteso come vincolante solo con riferimento ad avvenimenti successivi alla 2a guerra mondiale, e non precedenti ad esso, perché altrimenti non ci sarebbe alcuna certezza sui confini statali, dato che ci sono stati tantissimi spostamenti territoriali fino a quel momento. In pratica se uno Stato oggi invade un altro, il popolo invaso può ribellarsi perché vale l’autodeterminazione, ma se un pezzo di Stato è lì da prima del 1945, come il nord Italia o il Veneto, allora non vale l’autodeterminazione. Questo si dice comunemente.

    Tutto questo dimostra come dal punto di vista giuridico ci siano grossi problemi, perché è chiaro che le leggi di uno Stato sono fatte apposta per la sua autoconservazione. Per questo quel che conta NON è cercare vie giuridiche, ma raccogliere il consenso popolare e fare atti dimostrativi. Una manifestazione o un referendum “consultivo” organizzato in via non ufficiale, se raccogliessero numeri rilevanti come in Catalogna, renderebbero possibile quel che allo stato formale delle cose è ancora impossibile. Gli stessi giuristi potrebbero mutare opinione riguardo all’efficacia del principio di autodeterminazione o riguardo alla revisionabilità dell’inscindibilità dell’Italia: si tratta di norme in evoluzione dinamica, le interpretazioni non rimangono statiche. Diamoci da fare, assieme a Catalani, Scozzesi, Baschi ecc. per far capire come le interpreta la società del 2012 e i giuristi ne prenderanno atto!

  9. Caro Professor Agnoli, il Suo ragionamento è certamente corretto, se non fosse che poggia su una precondizione inesistente: la sottoposizione della delibera referendaria al parere della Corte Costituzionale. Tale passaggio è naturalmente escluso, poiché presupporrebbe il riconoscimento della legalità italiana e dei suoi interpreti di parte quale unico contesto giuridico di riferimento. Il contesto è, quantomeno, quello europeo continentale.

    Proprio in questi giorni -sono certo che la cosa non Le sarà sfuggita- si dibatte vivacemente, fra Madrid, Barcellona e Bruxelles, di allargamento interno automatico dell’UE (Viviane Reding, Commissario UE per la Giustizia, i diritti fondamentali e la cittadinanza), di diritto di decidere con o senza il consenso del governo centrale spagnolo (Artur Mas, Presidente Generalitat de Catalunya), di rispetto della volontà democratica dei cittadini catalani e di necessità di contrattare pacificamente eventuali processi separatisti (Elmar Brok, Presidente commissione per gli affari Esteri del Parlamento Europeo) e di riferimento alle norme internazionali per gestire i suddetti processi separatisti (Josè Manuel Barroso, Presidente Commissione Europea).

    Di questo si sta parlando Professore, non di Corte Costituzionale. Con tutto il rispetto, naturalmente. Che poi fra il dire e il fare ci sia di mezzo il mare, o la Laguna, se del caso, è un’altra storia. Ma non fingiamo di non sapere che la strada va tracciata nel solco del diritto internazionale e di quello comunitario.

    Con stima,
    Alessandro Storti

    • Paolo L Bernardini says:

      Gentile Professor Agnoli,

      il commento puntuale di Alessandro Storti qui sopra è da condividere in toto.

      I professori universitari che partecipano all’evento di Gallio sono più di due (sono sette). E Le assicuro che almeno le mie argomentazioni saranno tese a dimostrare che non certo di illusione si tratta. Lei che nella Sua opera di storico ha fatto così tanto per minare le fondamenta della creazione dell’Italia ab initio — uso ancora nel mio corso di Storia del Risorgimento la Sua “Guida introduttiva alle insorgenze contro-rivoluzionarie in Italia” (mimep 1996), importantissima — dovrebbe, credo, appoggiarci moralmente. Spero di vederLa a Gaglio, il 13.

      Cordialità, e sensi della miglior stima da

      Paolo Bernardini
      (ordinario di Storia moderna, ergo — credo — professore universitario).

  10. Sandrino Speri says:

    Caro Agnoli il Veneto non è una Regione che vuole diventare Stato,ma un popolo che ha il diritto di esercitare la sua sovranità originaria.Quella dell’Italia è una sovranità derivata,e derivata sostanzialmente da un’occupazione abusiva.Non basta mettere nella Costituzione che il Veneto è una regione Italiana,senza chiederlo al popolo veneto e al popolo Italiano,che non hanno mai approvato La Costituzione del 48.I costituenti avevano il compito di redigere la costituzione,il popolo di approvarla ,solo così poteva diventare valida la storia che il Veneto è una Regione Italiana.Ma,giuridicamente parlando la costituzione del 1948 non ha valore cogente perchè non è stata mai approvata nè dal popolo veneto,nè da quello italiano.Quanto all’altra questione,quella del referedum,bisognerebbe partire da molto lontano e cioè dal Plebiscito Truffa del 1866,quello di annessione all’Italia abolito da Calderoli e che non può essere ripristinato con un’altro decreto ma solo rifatto.Che cosa successe infatti a Custoza nel 1866? E cosa successe a Lissa nello stesso anno? A Custoza gli Austriaci batterono sonoramente l’esercito sabaudo di La Marmora e i Veneti con chi combattevano?Nell’esercito austriaco.A Lissa la flotta italiana fu clamorasemente battuta dalla regia-veneziana marina austriaca e i veneziani con navi di legno sbaragliarono le navi di ferro italiane. (le prime navi corazzate schierate in una battaglia navale) Inutile chiedersi da che parte combattevano i Veneti.Dunque dopo aver vinto par terra e par mar i Veneti- vincitori,a causa della vittoria dei Prussiani a Sadowa,si ritrovano sudditi dello stato sabaudo,grazie anche a un referendum truffa,e dopo aver vissuto per 1100 anni nella libertà.Perchè fu una annessione truffaldina?Perchè non vennero minimamente rispettate le clausole della Pace di Vienna che disponevano il passaggio delTerritorio Veneto all’Italia,subordinandolo al “consenso delle popolazioni debitamente consultate”?Peccato che tale passaggio venne fatto due giorni prima del referendum di annessione.Grazie a San Marco,la Serenissima è ritornata in vita,sta al Popolo Veneto farla rivivere.

    • Culitto Salvatore says:

      forse è stta fatta qualche guerra perchè il veneto potesse essere (per sua richiesta) parte dell’italia, ma ora che il piatto langue che ci deve restare a fare? finchè era a capotavola tutto ok e ora? veneto indipendente!! ma non siate ridicoli dai

      • daniele quaglia says:

        A’ Salvato’ dovresti documentarti di più sulla storia italica senza attingere da fonti inquinate come quelle italiote

    • pippovic 54 says:

      Grande Speri, mi ritrovo con il tuo pensiero in tuttoome in altri posts. WSM

  11. daniele quaglia says:

    credo che bisogna spostare il soggetto della rivendicazione di indipendenza: non il Veneto come entità politica e amministrativa parte dello stato italiano bensì il veneto come entità etnica, come Popolo,
    Il Popolo Veneto deve essere il soggetto perchè il Popolo Veneto, non quello inteso dall’ordinamento italiano bensì quel popolo che da 3500 abita le Venethie, è titolare di quel diritto di autodeterminazione riconosciuto e garantito dal diritto internazionale moderno.
    L’Autodeterminazione ce la dobbiamo prendere perchè ci appartiene; non dobbiamo chiedere a nessuno un diritto che ci portiamo innato, tanto meno trattare con un soggetto politico che è qui presente da 146 anni e che domani mattina potrebbe svanire nel nulla come un fantasma

    • pippovic 54 says:

      Complimenti Daniele, hai esposto chiaramente il concetto che tutti noi Veneti dovremmo avere in mente: siamo noi in quanto popolo abitante di queste terre da millenni ad avere il diritto alla ns. sovranità e ns. diritto è poterlo richiedere.
      Dirò di più, anche se qualcuno avrà da obiettare, che in un eventuale referendum per l’autodeterminazione del Popolo Veneto, farei votare solo i Veneti. Altrimenti avremmo una grandissima percentuale di “foresti” che boicotterebbero le ns. volontà.
      WSM

    • Eric says:

      Gradirei conoscere le condizioni necessarie perché un cittadino possa definirsi legittimamente “Veneto”, cioè fino a quale generazione, in linea patrilineare e matrilineare, si debba risalire, quale certificazione si debba produrre, come si debbano classificare i discendenti di Otello….
      oppure è sufficiente la residenza ?

      • Aquele Abraço says:

        E’ veneto chi si sente tale, non certo quelli che propongono dei quesiti idioti come i tuoi e che chiaramente voterebbero contro la secessione

      • uno del popolo veneto says:

        xe xa sta fato tuto bisogna dichiararse veneti no a paroe ma nero so bianco!!!! anagrafe!

    • uno del popolo veneto says:

      giustissimo e lo status di popolo lo ghemo xa!

    • uno del popolo veneto says:

      concordo in pieno daniele!!!

  12. Michele Bendazzoli says:

    Il default, più che un’ipotesi, “allo stato delle cose” appare inevitabile. Un modo per evitarlo, per lo stato italiano, potrebbe essere proprio quello di vendere la libertà ai veneti per procurarsi le risorse necessarie a garantire, almeno per un altro po’, le rendite parassitarie dei propri burocrati e i milioni di parassiti statali che da loro dipendono.

    Si tirerà la cinghia per un altro po’, ma almeno sapremo che i nostri sforzi servono per garantire un futuro ai nostri figli, piuttosto che foraggiare la bestia che del loro futuro, si sta nutrendo: lo stato italiano.

    • Eric says:

      Veneti: schiavi affrancati ?

      Mano al portafoglio !

      Io sono disposto a pagare la quota di debito pubblico della mia famiglia !

      Chi non ha i mezzi, però, dovrà trasferirsi all’estero !

      L’amore per la libertà non presuppone l’imbecillità !

      • uno del popolo veneto says:

        varda el caso dell’ecuador non ga riconosuo el debito fatto da acordi politici e multinazionali!!! el debito el xe fumo non ghemo da pagare gnente natri!!! WSM

  13. Franco says:

    Una dele tante distorsioni che rendono superata la Costituzione deriva proprio dal fatto che 16 persone decidano quanto va bene o no per milioni di cittadini. Lo stato sono i cittadini.Questa Costituzione di stampo sovietico
    permette anche lo sperpero e le ruberie delle caste, perché le risorse pubbliche non sono gestite con il contrasto degli interessi come nei settori privati..Nessuno deve rispondere di quello che fa a nessuno.

  14. DOLFINI BRUNO says:

    …ed il Presidente Napolitano continua a palare di
    opposizione a ” forze centrifughe” :– E’ mai possibile
    che non riesca a capire il perchè dei “tentativi di fuga ?”
    Il Presidente della Repubblica vien fuori solo con
    parole,parole,parole !!! Ed il Presidente del Consiglio
    vien fuori con promesse,accorpamenti ed informatica
    per sostituire la carta : alla fine sono solo parole,parole,
    parole !!! Al Governo,un Governo praticamente di
    “Dittatura” siedono Ministri milionari ed in tutte le sedi
    amministrative,fin nelle piu’ insignificanti,milita una
    massa impressionante di LADRI. E dicimolo con
    chiarezza : cio’ che emerge in fatto di “ladrocinio” è
    sicuramente la piccola punta di un iceberg immenso.
    E tutto quanto ricade sulle forze di lavoro che ancora
    operano in stato di schiavitu’ e sulla ricchezza
    accumulata da coloro che in passato hanno duramente
    lavorato e risparmiato : come si puo’ pretendere che
    non si faccia strada l’idea di fuggire da una realta’
    cosi’ drammatica ??? Grazie. Saluti.

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