Africanizzazione, Renzi alla resa dei conti

AFRICA LAVOROdi SERGIO BIANCHINI – Povero Renzi. Assediato dagli africanizzatori che lo avevano mandato al potere ma non accettano che voglia mettere fine all’importazione di africani.

Renzi ha due forze che lo hanno sostenuto e fatto vincere contro i veterocomunisti. La prima è una capacità politica ed un fiuto istintivo per l’opinione pubblica che gli ha consentito di sintonizzarsi in primo luogo con un’area maggioritaria del paese e poi di scalzare dall’italia centrale la vecchia leadership del PD. In questo lavoro immane fu però aiutato dalla seconda forza, quella mondialista con Obama in testa che da subito gli impose l’africanizzazione cioè l’importazione in Europa di centinaia di migliaia di africani.

Il grande prelievo è infatti iniziato nel 2014 con Renzi al Governo e Prodi nel sahel.

Ma Renzi col suo fiuto politico già lo scorso anno aveva dichiarato che nel 2017 non si sarebbe potuto continuare il prelievo ed era giunto a minacciare il voto contrario al bilancio europeo. Da lì sono cominciati i suoi guai.

E l’Europa è in stallo perché non può produrre ulteriore accoglienza pena gravissime fratture ed allo stesso tempo non riesce a trovare una posizione nella politica mondiale che la liberi dall’enorme spinta geopolitica americana. America che vede come fumo negli occhi la nascita dell’Eurasia e l’avvicinamento dell’Europa alla Russia ed alla Cina.

Il governo quindi è in paralisi perché deve tener conto dell’opinione pubblica ma non può opporsi davvero agli africanizzatori che hanno messo in campo le ONG dopo che la marina italiana si è allontanata un po’ dalla Libia ed ha diminuito un pochino i prelievi diretti. Le ONG anzi stanno aumentando la pressione ed il governo non riesce, non vuole e non può opporsi.

Minaccia gli europei per farli diventare più accoglienti ma anche Francia e Germania devono tergiversare perché le loro opinioni pubbliche fremono. Allo stesso tempo non prende la misura ovvia, solo minacciata, di chiudere i porti alle ONG e di mettere fine ai prelievi indiretti e diretti.

Lo scontro durissimo non è quindi sulle misure generali verso l’immigrazione generale più o meno legale, ma è uno scontro geopolitico in cui il prelievo e l’iniezione di africani in Europa (totalmente a carico sotto tutti i profili della vita del continente) costituisce una opzione guerresca mascherata da intervento umanitario di emergenza.

Le immagini ormai fisse dei “salvataggi” di gommoni in acque placide sotto cieli azzurri davanti alla costa libica sono di una chiarezza lancinante.

Ai tempi delle guardie rosse si parlava di pallottole ricoperte di zucchero. Sono pallottole ricoperte di “amore” che fanno troppo male.  Preghiamo!

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