AFGHANISTAN, TRA RITORNO AL PASSATO E GUERRA CIVILE

di MANUEL GLAUCO MATETICH

Una situazione politica e di sicurezza quasi al tracollo, un inconcepibile errore figlio della guerra tra civiltà diverse, come l’incendio di alcune copie del Corano da parte di soldati statunitensi, un appello da parte dei talebani alle forze di sicurezza afgane ad uccidere i loro insegnanti e i rispettivi consiglieri occidentali, e la prospettiva di negoziare con quegli stessi talebani invocanti la guerra civile per riprendere il comando del governo del paese.

“Con il ritorno dei talebani si moltiplicano per zero i risultati ottenuti in un decennio”, ha affermato Lotfullah Najafizada, direttore del telegiornale di Tolo TV, il più grande e il più influente gruppo mediatico afghano. Il giovane Najafizada guarda al futuro con grande apprensione, soprattutto preoccupandosi per l’ultimo giorno del 2014, data in cui avverrà il ritiro totale della International Security Assistance Force (ISAF) dal Afghanistan. “Restiamo con un’economia molto fragile e con un governo debole, e ciò mi fa temere che il paese sarà impegnato a breve in un’altra guerra civile, ancora una volta spietata e brutale”.

La drammatica retromarcia politica la si nota già anche dal comportamento del governo afgano in carica. Il Ministro della Cultura e dell’Informazione, ad esempio, ha da poco ordinato alle presentatrici televisive di apparire in tv senza trucco e con indosso il “hijab”, il famoso velo islamico. “Peccato”, si lamenta il giornalista Najafizada. “Il governo vuole mostrare ai talebani che si può raggiungere un compromesso, ma questo è assolutamente sbagliato.”

Il catalizzatore della paura sono i talebani e il loro probabile ritorno sulla scena politica afghana, non ostacolati da un governo centrale forte, e soprattutto dal suo incapace leader, il presidente Hamid Karzai, che pensa solamente a diventare il nuovo “pacificatore” della società civile afghana, piuttosto che usare il pugno fermo e combattere con forza quei maledetti talebani.

La data del 31 dicembre 2014 è diventata la pietra miliare del paese, dalla quale scaturirà tutto il puzzle futuro del destino dell’Afghanistan. “Quello che mi preoccupa maggiormente, è l’atteggiamento dell’Occidente, che potrebbe aiutare ad indebolire l’autorità del governo centrale afgano, mediante le sue azioni”, ha detto Vygaudas Usackas, l’ambasciatore dell’Unione Europea a Kabul.”Sappiamo tutti quanti che, quando i soldati se ne andranno e lasceranno il paese, l’attenzione sia mediatica che politica nei confronti dell’Afganistan scemerà, ma non certo i suoi problemi. Nel giro di poco tempo, sono sicuro che il paese tornerà ad essere un problema per il mondo intero”.

“Gli afgani hanno già previsto questo prossimo scenario, ed è normale che temano per il loro futuro, soprattutto se la situazione politica non si evolve verso una stabilità democratica reale”, ha detto il generale John Allen, capo dell’ISAF. “Quello che faremo è lasciare un esercito forte, che ci auguriamo possa fare da scudo per la sopravvivenza delle istituzioni democratiche governative che ad oggi sono ancora molto deboli”.

Questo appare davvero come un vecchio film già visto, infatti: “Dopo il ritiro dei sovietici nel aprile del 1989, – ci ha ricordato il generale Allen – era stato anche in quell’occasione formato ed addestrato un esercito afgano. Ma con la dissoluzione dell’URSS e la fine del sostegno di Mosca, questo si è frammentato ed infine disfatto”.

Il vice ambasciatore degli Stati Uniti, James Cunningham, ha cercato di rassicurare coloro che temono per il futuro del paese afgano, suffragando un’argomentazione alquanto stupida e surreale, ove esponeva la presenza di limiti “insormontabili” per la negoziazione della reintegrazione talebana nella società afgana, come, ad esempio, da parte di quest’ultima, la rinuncia delle armi ed il taglio netto di tutti i legami con Al Qaeda. Teoria completamente sbagliata, poiché la società civile afgana risulta ancora impegnata di una cultura civica assai debole, e di un capitale sociale derivante solo dalle organizzazioni talebane, che certamente sono lontane anni luce da una minima parvenza di instaurazione di un ordine democratico.

 

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One Comment

  1. silvano says:

    Lasciamoli in pace,ma che cacchio ce ne fraga a noi dell’Afganistan,qualcuno ci stà usando per il loro porci comodi.

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