Adesso arriva il “catalogo” delle riforme elettorali

di DANIELE V. COMERO

Avanti piano, adagio, quasi indietro. Questo è il motto del Comitato ristretto che oggi si è riunito al Senato per discutere della riforma elettorale, per arrivare a sostituire il maleodorante “Porcellum”, come richiesto da anni dagli italiani e dal presidente Napolitano. Nel pomeriggio, al termine dei lavori, il primo lancio di agenzia è di Repubblica: “ Nella riunione del Comitato ristretto della commissione Affari Costituzionali del Senato i partiti hanno iniziato a dare le proprie preferenze sulla riforma. Il Pd ribadisce il proprio favore per il doppio turno alla francese, l’Idv indica il Mattarellum. Il giro di consultazioni terminerà giovedì”.

Venerdì prossimo 20 luglio, scadono i dieci giorni concessi ai relatori Malan (PDL) e Bianco (PD) per mettere insieme una proposta di legge da discutere in Aula. Inutile dire che sono ancora in alto mare, visto che giovedi, nel migliore dei casi, ci saranno le risposte ad un questionario predisposto dai relatori sui vari aspetti tecnici della legge elettorale. Al termine del Comitato ristretto, il presidente Vizzini ha osservato: “Se stiamo a quello che hanno detto i partiti oggi, ho ascoltato proposte su sistemi incompatibili. Ma ci sono ancora degli interventi da fare e giovedì sarà presa qualche iniziativa…”

Curioso il modo di agire di questo comitato, che dovrebbe smussare le differenze e semplificare le ipotesi in campo, invece si appresta a costruire un “catalogo” ragionato di tutte le possibili soluzioni tecniche. Sembra quasi che l’importante sia far passare il momento critico, per arrivare ad agosto e rinviare all’autunno, quando saremo travolti dall’accuirsi della crisi economica, dalla campagna elettorale sotterranea, dai guasti delle politiche europee e dalle incerte manovre del Governo Monti.

Al Comitato ristretto sono state presentate varie ipotesi, non ancora conosciute nei dettagli; si sa che l’area che sostiene il governo – PD, UDC e PDL – sta ancora trattando sulla base di varie ipotesi di proporzionale bloccato:

– Alla spagnola per il PDL, senza preferenze, con liste bloccate

– Alla francese per il PD, con collegi,

– Alla tedesca per l’API.

Come si può vedere c’è un filo conduttore, quello di non consentire agli elettori di scegliere i candidati. I contrasti rilevanti sono su due alternative: premio di maggioranza da dare al partito o alla coalizione. Anche la Lega Nord ha avanzato la sua proposta ufficiale, discussa lunedì in comitato federale, su input di Roberto Calderoli. I punti fondamentali sono:

– “premio di governabilita” alla coalizione che superi il 45 per cento,

– reintroduzione delle preferenze per la scelta degli eletti,

– soglia di sbarramento al 4 per cento su base nazionale (anche per quei partiti che entrano in coalizione) o, in chiave regionale, a chi raggiunga il 6 per cento in almeno tre circoscrizioni.

Bobo Maroni si è speso su una proposta già vecchia, prima ancora di nascere, che ha il difetto principale di essere totalmente inutile alla Lega. Se non in qualche dettaglio, inserendo varchi nelle soglie di sbarramento, per accedere comunque ai seggi, ai posti in Parlamento. Da un punto di vista politico, dopo tanti anni alla guida dei ministeri per le riforme istituzionali, questo è certamente un risultato deludente, che non supporta la legittima pretesa di rappresentanza del Nord Italia.

 

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One Comment

  1. giovanni says:

    la lega nord se vuole aprire un dialogo con le altre compagini autonomiste-indipendentiste dovrebbe sostenere una proposta proporzionale senza sbarramento al primo turno e un premio di maggioranza alla coalizione che si sia formata attorno ad un programma e vittoriosa al secondo turno.naturalmente il programma deve essere sottoposto all’elettorato per essere votato al secondo turno,e al primo turno naturalmente ci vogliono le preferenze.( lega padana cremona)

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