Addio ad Achille Lega, l’ultimo giornalista galantuomo

La scomparsa di Achille Lega, il giornalista diverso da tutti gli altri, ci addolora. I lettori che, per età o altre ragioni, non lo hanno conosciuto, possono solo leggere “in cronaca” le righe sulla sua morte. Conobbi Achille Lega negli anni del boom lombardo del Carroccio. RassegnaStampaEstera2Fu uno dei pochi professionisti, se non l’unico, a guardare il fenomeno con occhi privi di pregiudizio, in silenzio e dietro le quinte. Aveva attenzione per i problemi sindacali legati ai primi contratti di quei giornalisti al servizio dell’editoria del Senatur, trattando i colleghi al pari di tutti gli altri. Fu l’unico. Per gli altri, si era una sottocategoria.  Che non doveva creare peraltro problemi, perché in ogni caso i lumbard erano una forza crescente. Nel corso degli anni, lo scambio con Achille divenne culturale, sui temi del federalismo. Lui, non voleva giudicare, voleva capire. Lo ricordo per il suo sorriso e la sua disponibilità paterna. Telefonava anche se non c’erano emergenze. Una razza di giornalisti estinta, a cui erigere un monumento (stefania piazzo).

Ed ecco la memoria pubblicata dall’associazione lombarda giornalisti.

 

 

 Era una di quei giornalisti che riescono a conciliare una passione totale per il mestiere con l’impegno nel sindacato e negli organismi di categoria. Era arrivato alla professione da intellettuale, appassionato di questioni civili: la sua idea di società era legata ad Federalismo europeo, movimento liberal-democratico che mirava ad un futuro di pace e libertà, contro i nazionalismi che avevano avvelenato il primo Novecento e anche contro tutte le ideologie totalitarie.Agli esordi lavorò a New York, per l’ANSA, e conobbe da vicino quel giornalismo forte e indipendente, tanto diverso da quello nostrano dell’epoca, dove i giornali avevano sempre una proprietà imbarazzante e invadente (“voci passive di bilanci attivi”). Poi passò al Giorno come inviato. Il quotidiano diretto da Italo Pietra era di proprietà dell’ENI, ma portava nell’informazione un’aria nuova: inchieste, reportages, denunce. Lega vi lavorò per vent’anni come inviato. Tra l’altro seguì nel 1974 gli sviluppi della strage di Brescia e due anni dopo pubblicò – insieme a Giorgio Santerini inviato del Corriere – il libro-inchiesta ‘Strage a Brescia potere a Roma’: trame nere e trame bianche, una delle prime iniziative di approfondimento senza reticenze sui misteri d’Italia.Al Giorno fece parte per anni del CdR, conducendo continue battaglie sia in difesa dei colleghi, sia per il mantenimento dell’anticonformismo originario della testata, che la politica voleva moderare, se non proprio spegnere. Lega fece parte con Tobagi, Santerini e Abruzzo al gruppo di giornalisti milanesi che fondarono nel 1978 la corrente sindacale Stampa Democratica, accolta all’inizio da grandi polemiche perché nasceva da una scissione del correntone che allora si chiamava Rinnovamento.Assunse poi incarichi nell’Ordine e nel sindacato, sempre su sollecitazione dei colleghi perché per carattere non cercava cariche. Tra gli anni ’80 e ’90 fu più volte consigliere dell’Ordine in Lombardia e nel consiglio nazionale. Infine, già in pensione, accettò per parecchi anni di presiedere il Collegio dei probiviri dell’Associazione Lombarda dei Giornalisti, mettendo così a disposizione della categoria la sua non comune esperienza di lavoro, sommata a quella di chi attorno al mestiere di informare aveva continuamente meditato, discusso e anche sostenuto memorabili polemiche.Il servizio funebre in memoria di Achille Lega sarà celebrato Mercoledì 23 Settembre, a Milano nella sede della Casa di Riposo Saccardo, in via Saccardo 47. (www.alg.it)

 

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