Abusivismo, il vizio dell’Italia verace

di GILBERTO ONETO

Lo scandalo dell’abusivismo edilizio in Campania: 70mila abitazioni che dovrebbero essere abbattute e altre 200mila circa che sono sotto esame. Naturalmente  non si muoverà neppure una ruspa: i grandi partiti politici (che sono tutti a maggioranza meridionale) si stanno già mobilitando per inventarsi qualche sanatoria, condono, perdono o scappatoia che lasci tutto com’è. Le case, soprattutto se costruite di sfroso,  “so’ piezz ’e core”  anche più dei figli e di tutto il resto e quindi resteranno dove sono. Sarà già da considerarsi un grande successo se una parte dei volumi abusivi verrà accatastata.

Quello dell’abusivismo edilizio è una robusta costante  dell’Italia verace e costituisce una realtà che di fatto sfugge a ogni controllo.  Secondo i dati pubblicati dall’Agenzia del Territorio, al 31 dicembre 2011 ci sarebbero stati in Italia 1.081.698 edifici costruiti abusivamente, molto meno di un terzo dei quali (287.920) in Padania. La concentrazione sarebbe stata molto alta in alcune regioni meridionali: 92mila in Calabria, 153mila in Sicilia, 102mila in Puglia e 129mila in Campania. Oggi si scopre che l’effettivo numero campano è superiore di quasi tre volte e si ha conferma della vaghezza dei dati ufficiali dovuta: 1) all’evanescenza del fenomeno: se qualcosa è abusivo sfugge ai controlli e quindi alle statistiche; 2) in latitudini diverse cambia il significato dell’abuso: a Nord riguarda modifiche interne o limitati aumenti di cubatura degli edifici e al Sud intere case, stabili multipiano e addirittura quartieri. A Nord è il risultato di piccole-medie furberie di singoli (che molto spesso hanno legami recentissimi col territorio), a Sud è il prodotto di un sistema di relazioni, di connivenze e di gestione del potere.

Perché l’abusivismo è un problema e – soprattutto – perché dei liberali non dovrebbero leggerlo come una sorta di espressione di libertà individuale?

1 – Per una evidente ragione fiscale. Se il Catasto è stato inventato anche per registrare la ricchezza immobiliare (quella che gli svizzeri chiamano “sostanza”), esso può funzionare solo se è sistematicamente aggiornato. La tassazione sugli immobili è una delle più antiche e consolidate forme di contribuzione alla finanza pubblica ed è – se applicata con correttezza e onestà – una delle più eque perché tiene conto dell’utilizzo di un bene comune che è l’ambiente, inteso nella sua più ampia accezione di sommatoria di innumerevoli funzioni vitali.

2 – Per una evidente ragione di giustizia sociale. Le comunità che non registrano e tassano la propria “sostanza” fanno del male a sé stesse nel caso siano indipendenti, ma danneggiano le altre comunità cui sono in qualche modo collegate. L’abusivismo meridionale favorisce il “nero” locale e restringe la base impositiva dell’Imu (e con ciò danneggia il Comune) ma costringe le comunità settentrionali a sopperire gravando sui propri cittadini per colmare le mancate rendite statali e per “aiutare” gli Enti locali del Sud a fronteggiare i loro cronici deficit.

3 – Perché impedisce la virtuosa gestione del territorio. La pianificazione dovrebbe servire – attraverso piani e norme – a razionalizzare e ordinare l’utilizzo del territorio subordinando  gli utilizzi funzionali delle aree alle necessità della comunità ma anche al rispetto delle vocazioni oggettive del paesaggio.  All’interno di questi schemi viene pianificata la realizzazione delle infrastrutture, delle reti di comunicazione e dei centri di servizi. Costruire al di fuori del disegno complessivo significa creare scompensi e ulteriori problemi: si pensi al dissesto idrogeologico, al consumo di aree agricole e alle varie forme di inquinamento. In Italia c’è una antica tradizione di pessima pianificazione ma la cosa non può giustificare l’anarchia ambientale.

4 – Il territorio costituisce il contenitore fisico delle comunità e l’espressione della loro cultura e del loro grado di civiltà. Esso è la vetrina con cui una comunità si presenta ma è anche lo spazio in cui vive e dalle cui valenza trae stimoli negativi o positivi in funzione della sua qualità. Un territorio ordinato e ben gestito è testimonianza di una società civile e libera ma è anche garanzia e aiuto alla comunità per continuare a essere civile e libera. La qualità del territorio è una positiva affermazione di identità: non è un caso che chi vuole snaturare un popolo ne distrugge il territorio e la cultura architettonica che vi si è stratificata.

Per tutto questo oggi una forza davvero autonomista, liberale e identitaria deve combattere con fermezza ogni forma di abusivismo sul proprio territorio ma deve accompagnare questo impegno con la decisa affermazione e difesa dei linguaggi culturali, delle forme di utilizzo e delle cadenze generali di gestione che sono il risultato della propria storia e il più vero esempio di fisicizzazione della sua identità. Ed è essenziale che rompa ogni legame con chi non rispetti le stesse regole.

 

Print Friendly, PDF & Email

Recent Posts

3 Comments

  1. Benevento says:

    Andatevene…chi cazzo vi trattiene ! Solo che dal momento che non fate figli,dovremo trattare con gli arabi…i futuri abitandi del Padanistan per distruggere questa merda di nazione nata male !

  2. GPaolo says:

    é tutto un tirare avanti. Lo dimostra il grande debito pubblico che abbiamo e questo, grazie ai partiti che per anni lo hanno amministrato. Noi siamo sempre partiti con l’idea che siamo più furbi degli altri e la parola Flessibilità, tanto in auge in questi ultimi anni da noi, ne é un esempio!

    • Padano says:

      Il debito pubblico è stato fatto per assistere il Sud.

      Anche negli ultimi 20 anni, cioè da quando l’Italia è in avanzo primario, il Sud continua a fare deficit.

      La Padania, con i 100 bln/year che regala a Roma, rimborserebbe integralmente il debito italiano in 25/30 anni, interessi compresi.

Leave a Comment