Abolire il denaro non si può! E tantomeno si deve

di ROBERTO GORINI

Con questo articolo vorrei rispondere a tutti quelli che fanno obiezioni più o meno di questo tipo: “A forza di pensare ai soldi guardate come avete ridotto questo mondo” oppure “l’avidità per il denaro porta sempre alle guerre”. Sono anni che parlo delle “regole del denaro” nel mio blog, e queste frasi non possono lasciarmi indifferente. Vorrei quindi fare una breve riflessione, al di là delle comprensibili ma precipitose conclusioni emotive.

L’affermazione che “pensando ai soldi si rovini il mondo” è mal posta. Ci si dovrebbe rivolgere all’avidità e non al denaro. Poiché si confonde il mezzo che si usa con l’intenzione. Qualcuno però potrebbe suggerire che togliendo il mezzo si potrebbe neutralizzare l’intenzione. Ovvero se abolissimo il denaro sparirebbe anche l’avidità. Ammesso e non concesso che questo sia vero, ma si può abolire il denaro ?

Proviamo per un istante a pensare ad un mondo senza moneta. All’inizio sarebbe uno shock. Il lavoro si fermerebbe. Perché la verticalizzazione del lavoro porta tutti a essere dipendenti dagli altri. Nessuno è in grado di fabbricarsi da solo tutto ciò che gli serve: computer, case, automobili, ma neanche vestiti e cibo. Per un po’. Poi, come sempre, ci si abituerà … Dovremmo abbassare di molto la nostra qualità della vita, ma riusciremmo a sopravvivere. Qualcuno imparerà a procurarsi cibo, a coltivare, a fabbricare e ci si comincerà ad aiutare. Dopo un primo momento di smarrimento torneremmo a organizzarci. Ognuno si metterebbe a fare ciò che sa fare meglio e ci si scambierebbero i beni nell’intenzione di migliorare la qualità della vita. Il mutuo soccorso tornerebbe in auge, e poi il baratto e poi il credito. Vale a dire che le persone si aiuterebbero, poi comincerebbero a scambiare prodotti con altri, e a qualcuno si inizierebbe a fare credito. Si tenderà col tempo a organizzarsi in forme più eque possibili, con dei sistemi di compensazione. Utilizzando beni di largo consumo, si cominceranno a scambiare anche quelli quelli meno richiesti. Quindi grano, caffè, zucchero e sale verranno utilizzati anche per dare un valore ai prodotti più di nicchia. Più efficiente vorrà diventare un sistema produttivo e più efficiente dovrà essere il sistema di compensazioni. Più complesso il sistema produttivo diventerà e più semplice dovrà essere il mezzo di scambio. Ma questo sistema di compensazione, questo mezzo efficiente di scambio, ha già un nome: denaro.

Anche se tornassimo volontariamente ad una società senza denaro, dopo qualche tempo saremmo costretti a crearne uno nuovo. Una società prospera ed equa non può prescindere da un sistema di scambi efficiente, semplice ed equo. Questo è il processo che ci ha portato a inventare il denaro. È successo negli ultimi 5.000 anni, e succederà anche per i prossimi 5.000. In tutti questi millenni la moneta è morta centinaia di volte. Sono innumerevoli le valute che sono state distrutte e non si usano più, e succederà anche a quelle che stiamo utilizzando adesso. Perché ? Perché dopo un po’ di tempo un sistema monetario viene manipolato e corrotto da un’élite di potere fino alla sua distruzione. Fino al rifiuto di utilizzarlo da parte del popolo. A questo punto il denaro muore, ne rinasce uno nuovo su presupposti migliori, finché non viene corrotto, manipolato e ucciso di nuovo. E il processo ricomincia.

Ad essere sbagliata non è l’idea del denaro, ma l’utilizzo che se ne fa. Non si può abolire l’idea del denaro, si può mettere fine a un sistema monetario corrotto che sfrutta il lavoro dei cittadini. Ed è quello che stiamo vivendo oggi. Ciò che dovremmo chiedere è la fine di questo sistema monetario, non del denaro. È confondere l’esigenza di un sistema con la sua cattiva realizzazione. Per lo stesso principio, allora, dovremmo abolire le automobili perché la gente guida ubriaca. Abolire internet perché qualcuno adesca minori. Abolire la carta stampata perché la si usa per fare propaganda eversiva.

Chiedere di abolire il denaro è una posizione ingenua e superficiale. È prendersela con il mezzo in se, e non con l’uso che se ne fa. Il sistema monetario è il nemico, non la moneta in se.

Il denaro è una istituzione sociale nata per dare alle persone più libertà. E andrebbe difesa dalle manipolazioni di potenti, politici ed elide finanziarie. Al contrario abolirla significherebbe creare povertà e coercizione. Il denaro va difeso come va difesa la propria lingua e la propria terra da chi vorrebbe averne il monopolio. Per comprendere ciò bisogna capire il denaro, la sua genesi e le sue regole. Che lo si voglia o no questa faccenda riguarda tutti: perché se non impari a conoscere il denaro, dovrai occupartene per sempre … perché non ne avrai mai abbastanza.

Per parlare di questi temi vieni il 23 e 24 maggio a: www.matrix-economy.com

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7 Comments

  1. Rustego Piovan da Molin says:

    Te gè dito ben, Gorini, el porblema xe l’intension: xe par sta raxon che se se vol scanselar i schei, cogna partir xà co le bone intensiuni. Mi so’ de sta idea: i schei, traverso i creiti e i dèiti, i ne rende paruni o s-ciai de calchidunaltri. Xe par stà raxon che la nova “valuta” no gà da èsare numarà matemategamentre, ma gà da èsare el “spirito de servisio”, come che xe fà xa da on mucio de tenpo in òlta pa ‘l mondo in picola ocaxiuni.
    Almanco, mi la penso cusita, no sago se so’ stà bon de spiegarme

    • Caro Rustego

      Gorini el sostien ke:
      Abolire il denaro non si può! E tantomeno si deve

      Anca mi la penso come Gorini.

      Coel ke te ghè scrito ti lè on sogno ke en parte li lo vive ente le comounedà monasteghe, ma ente la realtà dei popoli e del mondo intiero come en Vatican nol xe fatibile.

      Li skei no li xe ne bruti ne bei xe li omani ke li dopara ke li fa boni o cativi; xe come on cortelo: te pol dopararlo par tajar el pan o n’anguria ma anca par xgosar e copar coalkedoun.

  2. Però anca Gorini coalke ‘olta el fa confouxion, come coando kel parla de la purpietà de le banke çentrali e non:

    Ki Gorini el fa on fià de confouxion:
    http://www.youtube.com/watch?v=jABmFgM_lMk
    el conta ke łe banke çentrałi łe xe de purpietà de łe banke comerçałi, ma no xe cusì:

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    La purpietà de le banke:
    http://digilander.libero.it/togiga/signoraggio.pdf

    7.3 Banca Centrale, potere effettivo, conflitto di interessi e proprietà delle banche

    I partecipanti al capitale della Banca d’Italia non sono azionisti qualsiasi. La legge bancaria del 1936 art. 2012 riserva le quote a banche, assicurazioni e istituti di previdenza rimasti fino al 1992 di proprietà pubblica.
    Oggi tra i principali azionisti delle banche, trasformate in spa o banche di credito cooperativo dalla legge Amato-Ciampi (o Amato-Carli del 1990 ?) del 1992 (o del 1998 ?), ci sono le fondazioni bancarie, i cui consigli di amministrazione sono nominati dagli enti locali e dalle organizzazioni professionali.
    Anche se trasformata in spa, la proprietà di molte banche resta sotto il controllo pubblico sotto forma di fondazione bancaria.

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    El monopołio monedaro o skearo de ła BCE e come ke ła BCE ła finansia łi gowerni
    https://docs.google.com/file/d/0B_VoBnRLQEo4ejNSX1QyQnJpMk0/edit

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    Ecco di chi sono le banche centrali – Storia di un decreto nato con le migliori intenzioni e finito in gazzarra

    http://www.ilvelino.it/it/article/2014/01/31/ecco-di-chi-sono-le-banche-centrali/6a6b8b37-dabb-475f-aa1c-52dfdea3b51d

    Come ha scritto Mario Sechi, la proprietà della Banca d’Italia è formalmente privata, suddivisa pro quota tra quasi tutte le banche, le maggiori assicurazioni, e altre istituzioni italiane, a loro volta private o pubbliche.
    I primi azionisti sono, nell’ordine: Intesa Sanpaolo, Unicredit, Generali, Cassa di Risparmio di Bologna.
    A questi quattro soci fa capo il 65 per cento delle quote di capitale. S
    eguono l’Inps con il 5 per cento, e altri 55 (tra i quali l’Inail) con percentuali minori.
    Privata nella compagine azionaria, eccezion fatta per Inps e Inail, Via Nazionale è però riconosciuta come “istituzione dello Stato italiano” in base ad una legge del 1936 confermata da una sentenza della Cassazione del 2006.
    La natura mista discende dal fatto che le banche private che oggi si suddividono il capitale erano in gran parte pubbliche o pubblicizzate svariati decenni fa: questo, detto in sintesi.
    Nella sostanza il capitale privato e la natura pubblica hanno lo scopo di garantire la Banca d’Italia su due fronti: l’impossibilità di fallire, in quanto parte dello Stato; e l’autonomia decisionale dal governo e dalla politica.

    Sotto questo profilo la Banca d’Italia è abbastanza simile alla Federal Reserve americana (capitale fornito da privati, che sono poi le banche controllate; carattere pubblico dell’istituzione, i cui vertici sono di nomina della Casa Bianca, e con filiali nei maggiori stati degli Usa) ma non alle altre banche centrali dei singoli paesi europei. Bundesbank, Banque de France, Bank of England sono infatti pubbliche sia nei loro statuti sia nel capitale, in mano allo stato.
    E, per molte di loro, non esiste neppure quell’autonomia dalla politica e dai governi garantita a Bankitalia.
    Neppure per la Bundesbank, le cui porte girevoli con la Cancelleria di Berlino sono note, e che oltretutto pratica il “parcheggio” dei titoli di Stato tedeschi che il Tesoro di Berlino non riesce a vendere in asta, garantendo così notevoli risparmi sugli interessi. Un po’ come faceva la Banca d’Italia fino al 1981, prima del “divorzio” voluto da Beniamino Andreatta (ministro del Tesoro) e Carlo Azeglio Ciampi (governatore) per impedire che il governo si facesse di fatto finanziare da Via Nazionale.

    [u][b]Anche la Bce, la Banca centrale europea, è a tutti gli effetti un’istituzione pubblica[/b], regolata dai trattati dell’Unione europea, ed infatti il presidente ed i membri del board sono nominati dai governi, in particolare da quelli della zona euro.[/u]
    Quanto al capitale sociale, è ripartito tra le banche centrali dell’eurozona – ai primi tre posti Bundesbank, Banque de France e Banca d’Italia – con diritto di voto, ma anche tra quelle dei paesi della Ue che non adottano l’euro, prive di diritto di voto.
    In questo caso la quota maggiore è ovviamente della Bank of England. Fin qui sembra tutto sufficientemente chiaro, anche se purtroppo girano molte bufale, per malafede o ignoranza.
    C’è chi sostiene o ha sostenuto (perfino in programmi Rai di grande ascolto) che la Bce sia una società privata, e quindi l’euro sia manovrato da una sorta di massoneria internazionale; e chi, in queste ore, grida allo scandalo per la ricapitalizzazione di Bankitalia decisa dal governo, e che ha dato luogo alla gazzarra scatenata alla Camera dai grillini.

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    Le fondazioni bancarie:
    il furto pubblico del no profit privato
    http://www.rivistapaginauno.it/Fondazioni-bancarie.php

    Fondazioni bancarie: la casta inamovibile dei politici trombati e ottuagenari
    http://www.lindipendenzanuova.com/fondazioni-bancarie-la-casta-inamovibile-dei-politici-trombati-e-ottuagenari

    I partiti in lotta per le fondazioni bancarie -L’odore dei soldi orienta la lotta politica
    http://www.leftcom.org/it/articles/2005-03-01/i-partiti-in-lotta-per-le-fondazioni-bancarie (2005)

    ============================================

    Fondasion bancara
    http://it.wikipedia.org/wiki/Fondazione_bancaria
    Una fondazione bancaria è una persona giuridica mista pubblico-privata senza fini di lucro.
    Le fondazioni bancarie sono state introdotte per la prima volta nell’ordinamento italiano con la legge n. 218 del 1990, la cosiddetta “legge-delega Amato-Carli”, con lo scopo di perseguire valori collettivi e finalità di utilità generale.

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    Boldrin vs. politici italiani e fondazioni bancarie (Agorà, 25/1/2013)
    http://www.youtube.com/watch?v=9dlowhlr9vg
    Boldrin e le Fondazioni Bancarie
    http://www.youtube.com/watch?v=h43tV-h8miI
    http://tallonedachille.blogspot.it/p/post-spot.html

    • Fidenato Giorgio says:

      Alberto Pento, secondo me la confusione ce l’hai tu!!! Le banche centrali sono istituzioni pubbliche e l’emissione di moneta avviene in monopolio grazie ad una legge delle stato. Quindi non c’è nessun attività privata nell’emissione di moneta. Questa attività è pubblica. Con buona pace per coloro che vogliono una moneta sovrana o del popolo. Una moneta in mano al popolo inteso come un organo che decide a maggioranza cosa impedire di fare, e sicuramente di emettere moneta ai privati, sarebbe una sciagura come quella attuale.

      • Fidenato Giorgio
        9 Marzo 2014 at 11:19 am #
        Alberto Pento, secondo me la confusione ce l’hai tu!!! Le banche centrali sono istituzioni pubbliche e l’emissione di moneta avviene in monopolio grazie ad una legge delle stato. Quindi non c’è nessun attività privata nell’emissione di moneta. Questa attività è pubblica. Con buona pace per coloro che vogliono una moneta sovrana o del popolo. Una moneta in mano al popolo inteso come un organo che decide a maggioranza cosa impedire di fare, e sicuramente di emettere moneta ai privati, sarebbe una sciagura come quella attuale.

        Parké cosa go dito mi?
        Mia go dito o scrito ke la BC e BCE le xe banke pioveghe e no privade come kel dixe Gorini entel so filmà,

      • Gorini (e no mi), se te ło scolti,

        http://www.youtube.com/watch?v=jABmFgM_lMk

        el dixe ciàro ke ła BC (Banca Centrałe) ła xe de purpietà de le Banke Comerçałi e no de łi stati e dei çitadini;

        no ło go dito mi.

        Fidenato, lexi ben coel ke scrive el prosimo; mi ło go senpliçemente riłevà e cretegà.

        Scuxate.

  3. Albert Nextein says:

    Gorini ha la capacità di esprimersi semplicemente e molto chiaramente.
    In pochi la possiedono.

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