A Roma, a Roma! Andateci voi, perché qui è ora di fare sul serio

di ALESSANDRO MORANDINI

Tra numerosi “rivoluzionari” si è diffusa la convinzione che è giunta l’ora di andare a Roma. Per “esprimere pacificamente la propria indignazione contro questo Stato”, dicono i manifestanti, è ora di recarsi nella capitale, tutti uniti, sotto la bandiera tricolore, il paese che tutti amiamo. Perché la rivolta è, almeno nella sua più visibile rappresentazione, un grande sfogatoio dove ci trovi veramente di tutto; e su tutto due stati d’animo dominanti: rabbia e confusione.

Si tratta di una moltitudine di persone che, ognuna per sé, ha un qualche motivo per infilarsi in questo grande guazzabuglio. Funziona un po’ come allo stadio (e non è un caso se i tifosi abbiano ruolo centrale nel generale marasma): durante la settimana si lavora e si fatica e la domenica giù ad urlare contro il nemico. La rivoluzione dei forconi è una vacanza a basso costo, un carnevale dove, invece di mascherarti, ti confondi tra la folla e lì, se ti va bene, puoi pure permetterti di mandare a quel paese un poliziotto o sognare di esser Che Guevara. Chi ha organizzato questi giorni di gioia è medico, più che un rivoluzionario.

E una settimana così eccitante dove poteva finire se non a Roma? L’unica città italiana capace di assorbire, curare e rispedire sanati a casa gli umori più neri. A Roma ci arriveranno, i forconi, già fuori moda. Roma li accoglierà e, a sera, li accompagnerà alla stazione. Poi Roma, città eterna, riprenderà a governare.

C’è una Padania accorta, seria, determinata che ha contribuito al successo, per ora solo mediatico, della protesta. Abbandonare i forconi alla loro gita romana sarebbe, forse, il segno più sorprendente di quella scelta definitiva che tutti noi desideriamo fare; toglierseli dalle scatole, decisione lungimirante. A Roma andateci voi, perché qui è ora di fare sul serio.

 

 

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18 Comments

  1. Nico says:

    Volete l’indipendenza e poi le venete si fanno fottere dai marocchini che a Padova (Repubblica Veneta) fanno il cazzo che vogliono…il nord italia è come l’olanda…un paese di senzapalle sottomessi ai nuovi padroni islamici.Farete la fine di Rotterdam,una citta’ islamica dove gli olandesi vengono squartati come maiali se solo fiatano contro l’islam. Arrendetevi…

  2. Mezzera says:

    Andate a chiedere i 30 miliardi stanziati per aerei e che vengano usati per industrie, famiglie, cuneo fiscale ecc. E non sbaraccate fino a quando questo governo non eletto da noi cederà.
    Piero

  3. Heinrich says:

    A Roma ci vada chi vuole “più Italia”, Lega Nord inclusa.

    I veri indipendentisti lavorino sul proprio territorio e convincano la propria gente a buttare il tricolore ed a lavorare per la propria nazione, e non per lo Stato che li sta opprimendo.

  4. luca says:

    A questi indipendentisti la protesta fa male perchè toglie loro la poltrona…e lo stipedio “Romano”….

  5. Giorgio da Casteo says:

    Bravo Morandini lo chieda al leader (?) di Veneto Stato prof. Guadagnini cosa ottenne quando ando’ a Roma con 400 sindaci del Veneto con il cappello in mano ? Un bel niente !
    Anzi il funzionario ministeriale, al quale si era rivolto, quasi lo derise e lo invito’ a chiedere tale cifra ( 1 miliardo) alla famiglia Beneton. Alla larga e SBARAZZIAMOCI DI ROMA.
    W San Marco

  6. pippogigi says:

    Penso anche io che andare a Roma non serva nulla. Per quelli del palazzo qualunque cambiamento vuol dire la loro fine, li lasceranno sfilare, urlare ed il giorno dopo ricomincerà tutto come prima. Sono abituati con i sindacati, si mettono d’accordo con i leader, lasciano la gente protestare per dargli un contentino e poi fanno come hanno concordato con i capi.
    Invece se si inizia a bloccare una provincia, una regione, qui in Padania li obblighiamo a combattere sul nostro terrene e con le nostre regole.

    • alessandro says:

      egregio pippogigi, per far passare il tempo in questi giorni, tra un blocco e l’altro, la invito alla lettura del grande Bacchelli de “Il mulino del Po”. Non ci troverà niente, forse, di quanto già non sa. Ma la descrizione delle dinamiche della protesta all’italiana è bellissima. Sono tre libri molto spessi, una storia stupenda e lunga, quel che ci vuole per un’insurrezione veneto-padana speriamo faticosa, logorante, apparentemente interminabile ma infine vittoriosa. Si tratta, infatti, di resistere.

    • Dan says:

      A Roma dipende sempre come ci si va.
      Due anni fa venne realizzata una manifestazione pacifica con 150.000 partecipanti sempre avente come tema la crisi: il risultato fu l’arrivo di monti che ci stangò (se potete lamentarvi, allora non avete abbastanza fame).
      30 anni di proteste pacifiche il diritto alla casa contro le speculazioni edilizie non hanno mai portato uno straccio di risultato, poi un giorno di fuoco alla fine di quest’ultimo ottobre è bastato per svegliare un po’ di stronzi dentro il governo.
      Il detto afferma orgogliosamente che con le buone maniere si ottiene tutto ma qui serve ben altra ricetta…

      Si va laggiù, si circondano i palazzi e se c’è da fare una vera rivoluzione, si fa, poi vedi come finalmente si risolvono i problemi.

      • no Dan, mi rifiuto di attaccare la capitale di uno Stato straniero senza prima aver dichiarato la GUERRA.
        Per primo sono gli occupanti da cacciare, i dipendenti pubblici italiani che ci vessano e che manteniamo sulla nostra terra devono andarsene, ne prendano atto al più presto.

  7. fabrizio druda says:

    Qui nessuno cazzeggia, piuttosto fate meno intellettualismi siete come i napoletani che contestano il tricolore, ora è il momento di muoversi e di essere uniti sotto un unica bandiera, se nel passato era della repubblica cisalpina e dopo dei savoia, la contesto, ma ora è altra cosa, ora è tempo di cacciare i ladri.
    Saluti da un antigiacobino convinto, ma senza paraocchi

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