A Natale la scuola padana zerbino dell’islam. I valori sociali del presepe sono infedeli

presepe_04di RICCARDO POZZI – Una parte della classe, più della metà della sezione F (quella dei grandi), sceglie una attività alternativa all’insegnamento della religione cattolica. Anche se nella Scuola dell’Infanzia la religione non si insegna in senso stretto. L’avvicinarsi al Natale  è, più che altro, l’occasione per imparare piccole canzoni della tradizione dove, inevitabilmente, compaiono angeli, capanne e bambini in mangiatoia.

La piccola Kadija, che fa parte del maggioritario gruppo per il quale non si desidera vengano insegnate canzoni cattoliche, presta attenzione al coro dei suoi amichetti che cantano nell’altro lato del salone e, mentre li guarda, ricorda quello che le ha detto il papà: si tappa le orecchie con il palmo delle mani.

La maestra si avvicina e fa il suo mestiere, facendo notare alla bimba che , quando si sta insieme agli altri,  quando si condivide lo stesso spazio, si è liberi di non cantare , di non imparare quella canzone, ma non è gentile tapparsi le orecchie mostrando il proprio rifiuto ad ascoltare con un gesto così sgarbato.

Apriti cielo.  I genitori magrebini ravvisano intollerabile razzismo  religioso, la direttrice didattica se la fa sotto e sospende l’insegnante, temendo imbarazzanti attenzioni dal quotidiano locale.

L’Istituto Comprensivo si cosparge il capo ma, per fortuna, gli animi si calmano e la notizia non si diffonde,  arriva il Natale e tutto si placa. Le canzoncine dei bambini cattolici lasciano angeli e capanne e parlano di luce, di pace e di palloncini che volano. La tranquillità torna a regnare nella sezione F.

Risulta, tuttavia, davvero difficile non domandarsi cosa, da questa storia, hanno imparato i bambini di quella classe, cosa hanno dedotto i genitori di fede islamica, cos’hanno capito maestre e direttrici didattiche.  A prima vista potrebbe sembrare solo una questione di opportunità, accompagnata dalla paura di apparire intolleranti. E in questo caso la religione potrebbe non essere pertinente. Potrebbe non entrarci per niente Gesù e la Natività, Maometto e i suoi precetti, angeli, grotte, stelle comete e canzoncine infedeli.

Invece la religione, in questa storia, c’entra, eccome. Perché la religione, anche per chi non crede, non è solo un elenco di precetti e divieti, è un veicolo di valori sociali.

L’atteggiamento con cui insegniamo ai nostri bambini il modo in cui ci si rispetta reciprocamente anche se non si è d’accordo su qualcosa, influenzerà la tensione civica della società di domani.

Ma oggi, il genitore che ha ottenuto la temporanea sospensione dell’insegnante ha capito che la propria religione ha avuto la precedenza, la piccola Kadija è convinta che il papà abbia avuto ragione nel farle chiudere le orecchie per non sentire la canzoncina cattolica, la maestra ha imparato che la paura della dirigente di essere accusata di razzismo è più forte della sua correttezza di educatrice. E gli altri bambini che cantavano “tu scendi dalle stelle” hanno capito che esistono persone che provano un tale fastidio per le canzoncine di Natale da rendere la loro suscettibilità, per la Scuola italiana, più importante della didattica e dell’educazione.

E a noi che non siamo più all’asilo, che non siamo islamofobi ma nemmeno disposti a fare gli zerbini, che consideriamo i bambini tutti uguali ma conosciamo la forza pervasiva di una cattiva educazione, a noi che non ci riteniamo superiori a nessuno ma nemmeno inferiori in quanto infedeli, a noi cosa potrebbe insegnare, nel caso fossimo ancora vivi, questa storia?

 

 

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One Comment

  1. giancarlo says:

    Dispiace farlo notare e dover scrivere la parola…….”traditori”, ma queste persone che non hanno il coraggio di mantenere le proprie usanze, tradizioni, religione, etc…sono dei traditori e dei pusillanimi.
    Andassero nel paese della bambina e poi mi dicano se loro i magrebini per compiacere noi farebbero quello che certi maestri, professori, dirigenti scolastici fanno qui in italia.
    E’ una vergogna avere una scuola di tal genere e come al solito per i pochi pusillanimi ci vanno di mezzo anche coloro che invece cercano di fare al meglio il proprio lavoro di educatrici.
    Speriamo che i prossimi che andranno al governo, se riusciranno ad avere i numeri, cambino veramente qualcosa perché non se ne può più di sapersi in mano a dei vigliacchi e traditori che discreditano tutta la scuola e tutto il paese in cui sono nati , vi lavorano e speriamo se ne vadano…..
    WSM

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