A MARZO ALTRE TASSE IN BUSTA PAGA. SCETTISCISMO SULLA CRISI

di REDAZIONE

La delega fiscale, per la riforma del sistema tributario, sarà esaminata – ha spiegato il premier Mario Monti – entro la prossima settimana: “‘Mi avete chiesto della delega fiscale – ha detto Monti parlando in commissione in Parlamento – ne parleremo nel consiglio dei ministri della prossima settimana. Dove si vedrà di approvare anche riforma del lavoro e decreto – cosiddetto – liberalizzazioni.

Intanto, il salasso del fisco è iniziato il 16 marzo scorso sulle imprese che tra Iva, trattenute Irpef e tassa sui libri sociali dovranno versare oltre 14 miliardi nelle casse dell’erario. Ma all’orizzonte non si prospetta nulla di buono: causa le novità fiscali introdotte con le ultime manovre – compresa la demagogica “Salva-Italia” –  saranno i dipendenti e i cittadini a saldare il conto in rosso causato dai politici. Così con le nuove addizionali si troveranno con una busta paga più leggera anche il prossimo 27 marzo; poi dovranno iniziare a preoccuparsi della nuova Imu e in prospettiva (neanche troppo lontana) dovranno fronteggiare una nuova mazzata di tutto rispetto: l’aumento di due punti delle aliquote Iva previsto da Monti per centrare il pareggio di bilancio. Un’ipotesi che – conferma anche la Bce – avrà un impatto nel 2012 e determinerà il protrarsi delle pressioni al rialzo dell’inflazione.

Intanto, la scadenza di venerdì scorso ha riguardato oltre 5 milioni di persone, tra titolari unici di società e piccoli imprenditori. Per questi si aggiungeranno anche i contributi previdenziali per collaboratori e dipendenti. Si tratta, ha scritto la Cgia di Mestre, di 4,9 miliardi di ritenute Irpef, relative ai dipendenti, 9,3 miliardi di Iva e 400 milioni di euro di tasse per la vidimazione dei libri sociali, obbligo che spetta alle società di capitali. “Questa scadenza – ha detto Giuseppe Bortolussi – rischia di essere un vero e proprio stress test che misurerà la tenuta finanziaria del nostro sistema produttivo”. Già, anche perchè non è detto che tutte le aziende abbiano i liquidi necessari per sottostare al pagamento. Sistema, come noto, che è già alle prese con una preoccupante carenza di liquidità. Una situazione che Confesercenti sintetizza così: “Una legnata per le Pmi fino a 5.100 euro annui”.

Ammesso che lo stress-test di cui parla Bortolussi non faccia vittime non pochi effetti potrebbero riscontrarli i dipendenti sulle prossime buste paga: c’é da fare i conti con l’addizionale regionale Irpef, sbloccata sempre dal decreto Salva-Italia. Non solo per il 2012 ma anche retroattivamente per il 2011. E a marzo si pagherà l’acconto del 30% per quest’anno. Poi a giugno si dovrà andrare in cassa per l’Imu, in alcuni casi più pesante della vecchia Ici dal momento che le aliquote si applicheranno su un base imponibile catastale maggiore: con la manovra di dicembre sono stati infatti rivisti anche i moltiplicatori delle rendite. Il passaggio dell’aliquota base dell’addizionale regionale Irpef dallo 0,9% all’1,23% – calcola la Uil – vale 2,2 miliardi. Mediamente il prelievo sarà di 76 euro a contribuente (per 2011 e 2012). Ma ci saranno anche picchi: ad esempio 524 euro di addizionale Irpef regionale mediamente per i cittadini di Roma, 377 euro per Bologna e 364 euro per quelli di Milano.

Nonostante le tasse siano aumentate, ed aumenteranno ancora, continua su tutti i fronti – e all’unisono – la campagna contro l’evasione fiscale: “La lotta all’evasione fiscale, che è sacrosanta, vada ad abbassare gli oneri per chi paga le tasse, per le imprese e i lavoratori”. Lo ha detto Emma Marcegaglia, presidente di Confindustria, nel suo intervento alla due giorni organizzata dall’Associazione degli industriali. In particolare, ribadisce, “la delega fiscale deve essere lo strumento per premiare chi tiene in piedi il Paese e per introdurre semplificazioni e certezze in linea con gli altri Paesi avanzati”.

Intanto, la maggioranza relativa dei cittadini dello stivale “mostra scetticismo sulla gestione europea della crisi economica e ritiene che l’Unione europea non abbia ancora intrapreso il giusto percorso per uscirne e per far fronte alle nuove sfide globali”. Lo rileva l’Eurobarometro italiano (dati raccolti tra il 7 e il 20 novembre 2011, probabilmente oggi sarà ancor peggio), relativa a un campione di 1.031 cittadini italiani. “Il 34% del campione dice esplicitamente che l’Ue è sulla cattiva strada. Soltanto il 21% ritiene invece che l’Unione europea stia andando nella giusta direzione per porre fine alla crisi”, spiega il rapporto. I pessimisti sono aumentati significativamente rispetto all’ultimo rilevamento.

Se la gente non si fida dell’Ue, come può fidarsi di Monti, che è la sua longa manus in Italia?

 

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