A JESOLO PER L’INDIPENDENZA. ALTRO E’ RISCIACQUATURA

di LUCA PODESTA’

La chiara scena teatrale dei vertici leghisti (chissà a che atto sono? Oramai ho perso il conto…) sul rispolverare la diatriba “Federalismo o Secessione” fa il paio con l’altra alternativa da palcoscenico dal titolo: “Andiamo da soli alle elezioni ma poi vediamo a seconda dei casi il da farsi”, potrebbe far sbuffare persino qualche inossidabile militante in camicia verde dotato ancora di una parvenza di senso critico nei confronti degli oracoli di via Bellerio. Il direttore Marchi ha ben spiegato ai lettori le qualità di questa minestra riscaldata leghista dagli effetti, io dico, più evacuatori che nutrizionali per le stanche budella della propria militanza ed elettorato, sebbene avvezzo ad ingoiarne di ogni. E’ veramente incredibile come si possa, dal posto di comando del Carroccio, non rendersi conto di quanto patetiche e risibili siano queste finte strategie politiche propinate a militanti ed elettori, oppure ce se ne rende conto e si considerano questi ultimi dei lobotomizzati pronti a bersi anche questa ennesima “linea politica”. Dopo 20 anni di ululati alla luna non si è evidentemente ancora rauchi.

Il Federalismo cianciato in tutte le salse (fiscale, demaniale, solidale…,ecc. ecc…) è rimasto lettera morta a tutti gli effetti e dove quelle cosiddette “briciole di federalismo” sono state applicate hanno ulteriormente bucato le tasche dei malcapitati cittadini, per giunta della Secessione propinata dalla Lega meglio non parlare, mai argomento ha meglio rappresentato l’esempio, da parte dei suoi vertici ed esponenti vari, il classico caso di “predicare bene e razzolare male” andando a far la corsa per occupare più posti possibile, con la scusa di dover “entrare nelle istituzioni” (a far cosa poi me lo devono ancora spiegare…) dello Stato da cui a corrente alternata si dichiara ogni tanto di voler secedere, magari esibendo una fascia tricolore a tracolla. Pure la questione “rottura dell’asse” Lega-PdL sta emergendo in tutta la sua vena farsesca, al di là delle parole ad effetto si sta cercando di lasciare la porta aperta per ripropinare l’alleanza che dopo 8 anni di governo sugli ultimi 10 non ha portato ad un bel nulla tranne che a consegnare noi cittadini nelle mani di uno “splendido” macellaio tecnico che in nome dei poteri finanziari della BCE ci sta spennando come tacchini a Natale.

Capisco che non si possa sul serio mandare definitivamente a quel paese il vero padrone di casa di via Bellerio (che abita ad Arcore per i pochi in camicia verde che ancora non lo sanno…), ma la “finta rottura” non sta nemmeno salvando le apparenze. Suvvia, già si parla di riavvicinamento alle politiche del ’13. In nome del Federalismo o della Secessione mi domando? E’ disperante vedere come un movimento, ora a tutti gli effetti partito, che ha indubbiamente il merito di aver portato nel cuore di tanta gente intensi sentimenti indipendentisti, li abbia poi nei fatti traditi così. L’evidenza è sotto gli occhi di tutti. Non possiamo che prenderne atto. Ai collusi col potere, ai cadregari, agli opportunisti, ai ciechi da fette di salame sugli occhi queste parole suoneranno stonate. A chi ha creduto per tanti anni in buona fede al sogno di libertà ed indipendenza per la propria terra nello spirito dell’ autodeterminazione dei popoli dico, invece, di venire a Jesolo all’ adunanza dei movimenti indipendentisti organizzata da questo giornale ed associazione a fine maggio. Troverà persone con tante bandiere di terre diverse, ma tutte tese da un vento che soffia in una sola direzione, quella dell’Indipendenza. Perchè vogliamo ancora credere che le parole abbiano un significato e che siano seguite dalle azioni che le concretizzano. Le “chiacchere e distintivo” le lasciamo alla casta dei politicanti romani ed alle loro “depandance” del Nord e del Sud della penisola buone solo per coloro che vogliono continuare a sorbirsi tale risciacquatura di piatti che chiamano minestra.

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8 Comments

  1. Roberto Porcù says:

    Io la penso come Enrico ed a Jesolo vedrò di non mancare.
    Tanto per steccare nel coro come mio solito, affermo che autonomia, federalismo, indipendenza … fini a se stessi, a me non me ne può fregare di meno.
    Io voglio un progetto per un nuovo stato e che sia chiaro come questo debba nascere.
    Io lo voglio con il minimo di presenza pubblica e dove i Cittadini possano trattare tra loro e condurre la loro vita secondo le leggi di mercato, senza ingerenze pubbliche e religiose: che ciascuno stia al suo posto.
    Stecco con piacere in questo coro perché avverto che in Veneto questo federalismo lo vorrebbero tutti i politici. Essi dicono “meno quattrini a Roma e che i fondi rimangano sul territorio”. E qui casca l’asino. Più fondi sul territorio per essere gestiti da loro: il cambiamento per i Cittadini è quello di avere un padrone con un accento più familiare: è un po’ pochino affinché valga la pena di affrontare un cambiamento.
    Io voglio meno quattrini a Roma e la possibilità per i Cittadini di organizzare la loro vita surrogando una macchina pubblica molto, ma molto meno pesante della attuale
    Assicurarsi una pensione con la compagnia assicuratrice preferita, mandare i figlioli a scuola in quella più affidabile sul territorio, senza oneri aggiuntivi, e se una certa scuola o un Inps chiudono per mancanza di utenti, portino i libri in tribunale che sono solo, devono essere, solo affari loro.
    Per costruire uno stato siffatto io sono pronto a salire sulle barricate, ma se per dare al Zaia di turno, consigli provinciali, miriade di enti locali ed a finire con i sindaci, più quattrini da gestire, mai e poi mai alzerò un dito.

  2. Giacomo says:

    Gianfranco Miglio: sulla Democrazia e sulla “Sovranità popolare”, da “Le regolarità della politica” II, Giuffrè, Milano, 1988, pag. 881: “GLI ORDINAMENTI FONDATI SULLA “SOVRANITÀ POPOLARE” sono comunemente denominati (in base alla definizione lessicale del vocabolo) “DEMOCRATICI”. I costituenti del 1946-1947 scelsero per gli Italiani una , e pertanto ‘riconobbero’ – nell’articolo 1 della Carta, secondo comma – che “La sovranità appartiene al popolo”. Ma subito dopo aggiunsero che la “sovranità” il popolo l’avrebbe esercitata “nelle forme e nei limiti della Costituzione”. Per alcuni costituenti queste parole alludevano indubbiamente al tramite della ‘rappresentanza’; ma la formula, a causa della sua indeterminatezza, appare fortemente limitativa della ‘prerogativa’ popolare; specialmente se la si confronta con quelle parallele delle costituzioni più moderne (francese, tedesca e spagnola): la Costituzione francese del 1958, per esempio, dice infatti molto più chiaramente : <>. La verità è che, nel breve arco di tempo trascorso fra la primavera del 1945 e l’inverno del 1947, la classe politica, che aveva preso il posto di quella fascista, passò rapidamente da una generica accettazione della “sovranità popolare”, ad una sostanziale diffidenza per tutte le manifestazioni della democrazia “diretta”, e ad una aperta preferenza per il regime parlamentare “puro” (cioè per l’egemonia dei ‘parlamentari’.”

    Da allora siamo ogni sempre più schiavi e ostaggi dello stato onnipotente e aguzzino. Da allora il mondo indipendentista non è riuscito a partorire un progetto che coniugasse autodeterminazione e sovranità popolare. Ci proviamo noi o è superiore alle nostre capacità?

    • Luca68 says:

      a Jesolo ci proveremo di sicuro Giacomo… Spinti da un ideale irredentista che la Lega Nord ha perduto (o non ha forse mai avuto…) , non puoi mancare a Jesolo. Sono sicuro che non mancherai…

  3. Veneto says:

    statuto della regione veneto!!!! art 2 l’auto governo del popolo veneto si attua in forme rispondenti alle caratteristiche e tradizioni della sua stroria!!!!!!!! el segreto per l’indipendenza è dentro quà!!!!

  4. Enrico, Veneto is not itagly says:

    Be gente ma se non vi siete ancora accorti dei peri colossali della lega e le fette de mortadela che la ve ga meso in tei oci me dispiase ma non ghe semo ancora. Ma non la gavio ancora finia con sta AUTONOMIA O SECESSIONE ??? Al Veneto non la daranno MAI e dico MAI l’autonomia!!!!! Per la secessione serve un referendum NAZIONALE e conti alla mano è impossibile. L’unica Strada possibile è L’indipendenza del Veneto perchè previsto dallo statuto Veneto con un referendum e visionato dai organi internazionali (ONU)o l’altra soluzione è fare il referendum in 5 comuni se sono d’accordo al indipendenza della regione.Questi comuni hanno il potere a chiedere a Zaia di indire il referendum in Veneto e da li in poi e tutta in discesa verso la nostra INDIPENDENZA.

    http://www.lindipendenzanuova.com/dal-col/

    Se poi pensate che con i voti di Zaia in Regione potremmo essere indipendenti da subito !!! Spiegheme perchè non lo fa !! el napoleon padano ZAIA
    Viva San Marco !!

  5. Monica Marton says:

    Se a Jesolo si parlerà solo di indipendenza e autodeterminazione dei popoli e non di autonomia (che alimenta confusione e non è un passo intermedio verso l’indipendenza, ma un treno su un binario morto), io e la mia famiglia ci saremo.

  6. Diego Tagliabue says:

    Secessione o federalismo? La domanda è, di per sè, formulata in modo errato.

    Affincché un federalismo vero funzioni, è necessario staccarsi da popoli e culture diametralmente opposti.

    In qualsiasi Stato federale esistono le differenze culturali regionali, che vengono rispettate, ma non ci sono abissi tra virtuosi e parassiti di professione.

    Dove esiste un terreno comune di compatibilità, le differenze sono un arricchimento: contribuiscono con le piccole tensioni e con il confronto reciproco all’evolversi della confederazione dei popoli che la compongono.

    Dove le differenze sono diametrali, invece, sorgono solamente conflitti e tensioni sempre più alte, che non portano al confronto nel reciproco rispetto, bensì al muro contro muro.

    Quindi è necessario fare la secessione da tutte le regioni, che culturalmente ed economicamente sono lontane anni luce da un’idea di autoresponsabilità nei confronti dei propri cittadini e di quelli delle altre regioni: una secessione dai parassiti.

    Le regioni restanti, poi, possono/devono organizzarsi in modo autonomo e confederato, così da non pesare l’una sulle spalle dell’altra.

    Perché la Padania leghista è una bilottata? Semplicemente perché sarebbe l’Italietta, forse messa un po’ meglio dell’Italia attuale, ma senza un’idea federalista e responsabile seria.

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