ECONOMIA: SIAMO SUL FONDO, ORA AUTODETERMINAZIONE

di GIANNI SIMONATO

 Governo Monti o governo Berlusconi. Cosa è cambiato? Poco, perché comunque continua la spremitura nei confronti del cittadino e delle imprese italiane. Ci stanno dicendo che abbiamo vissuto per anni sopra le nostre possibilità, e ora dobbiamo fare sacrifici. Con questa scusa siamo ormai arrivati ad un livello insopportabile di imposte e tasse, ad un peggioramento nella qualità dei servizi, e un potere di acquisto calato in 10 anni del 40%.

Non è più un problema di destra o di sinistra, di governo fatto dai politici o fatto dai tecnici.  Siamo alla necrosi del sistema. E’ il sistema quindi che va completamente riformato, dicendo basta a queste continue vessazioni che stanno paralizzando l’economia italiana.

Lo Stato è pienamente ovunque e dovunque, togliendo spazio al principio fondamentale della libertà di iniziativa sancito dall’art. 41 della Costituzione: “L’iniziativa economica privata è libera”.

Basta leggere le diverse manovre economiche che in questi mesi si sono succedute per rendersi conto di quanto questa libertà sia calpestata ed oltraggiata. E’ tempo di cominciare una seria lotta per ribadire il principio di autodeterminazione per l’economia.

Già nel 2000 i nostri governanti in nome della supremazia dello Stato nell’economia, dettero vita al cosiddetto Patto di Lisbona. Nel testo costituente il Patto si legge  “…fare dell’Europa Comunitaria la più dinamica e competitiva economia al mondo, basata sulla conoscenza, capace di assicurare entro il 2010 uno sviluppo economico sostenibile, indotto da più numerose e migliori opportunità di lavoro, ampia coesione sociale e rispetto per gli equilibri ambientali”.

Ancora una volta grandi proclami e grande creazione di macerie, per le quali siamo tenuti a pagare oggi un costo elevatissimo. Come venirne fuori?

Diamo vita ad una economia dell’autodeterminazione, la Tua Economia. L’economia del privato, in contrapposizione all’economia in generale, quest’ultima fatta dai politici e dalle istituzioni, attraverso incontri tra banche centrali, provvedimenti di ministri, manovre finanziarie. Stiamo capendo che servono delle riforme per cambiare marcia, ma i risultati si vedranno chissà quando. E intanto stiamo andando a fondo.

L’economia dello Stato sta dimostrando tutti i suoi limiti, ed ha passato da un pezzo il livello di guardia.  La Tua Economia invece è legata al quotidiano di chi tutti i giorni ha a che fare tra quanto guadagna e quanto spende. Sia che si tratti di lavoratori dipendenti, imprenditori o liberi  professionisti. Noi italiani stiamo capendo che ciò su cui possiamo fare affidamento è l’economia sotto il nostro controllo, il resto non dipende da noi.

Lo scenario è sotto gli occhi di tutti: assistiamo ad un rallentamento dell’economia perché prima era più veloce, c’è una minore propensione alla spesa perché prima spendavamo di più, ci sono minori vendite perché il cliente ora acquista di meno, c’è la difficoltà di mantenere il lavoro perché prima il sistema consentiva maggiore occupazione. Come venirne fuori se non lasciando risorse a cittadini ed imprese per gestire la loro economia?

Far passare il concetto della Tua Economia significa poter agire con maggiore libertà d’impresa. Se sei un imprenditore od un professionista sai bene che esisti perché ci sono dei clienti che comprano i tuoi prodotti o servizi. Ma non sono gli stessi clienti del pre-crisi, anche se hanno la stessa anagrafica. I clienti sono cambiati dentro, chiedono di più in generale, non compreranno solo perché sei bravo, compreranno perché sei eccellente. Chiediti con la crisi dove possono essere i tuoi nuovi clienti, specie in un mondo globalizzato ed internettiano. Che riduzioni di costi stai operando dal punto di vista della struttura? Con la crisi impariamo a fare più cose di prima con minori risorse. Quindi servono nuove competenze, occorre imparare nuove cose, perché quelle vecchie non sono sufficienti per riuscire a governare il nuovo. Se la scuola ci ha insegnato ad uscire con il pezzo di carta, magari a 25/27 anni, oggi la crisi ci porta a far uscire i ragazzi dalla scuola già a 18. Studieranno meno? Niente affatto, perché non appenderanno la laurea al muro e butteranno via le chiavi della conoscenza, affidandola solo all’esperienza. I giovani oggi dovranno studiare per la vita. Tempi di scuola classica più breve ma formazione continua. E sempre più divario tra preparazione scolastica e mestieri. Mancano i pasticceri, i meccanici, i cuochi, gli esperti di marketing digitale, i ricercatori sulle nuove tecnologie. Una marea di posti di lavoro che la scuola tradizionale non riesce a riempire, perché produce  conoscenze troppo vecchie per un mondo troppo nuovo. A fronte di queste richieste qual è l’aiuto della politica? Inasprire imposte e tasse e limitare la libertà di iniziativa: è ora di dire basta.

L’economia in tutto ciò può sistemare i conti statali, e già c’è molto da fare, ma se mangiare o meno tutti i giorni dipende dalla Tua Economia. Rivendichiamo quindi l’autodeterminazione per assicurare un futuro ai nostri figli. L’Italia è fatta di tanti uomini e donne che hanno voglia di riprendersi l’orgoglio di essere “Made in Italy” nel mondo.

www.giannisimonato.com


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One Comment

  1. floriano says:

    AUTODETERMINAZIONE DEL POPOLO VENETO PER L’INDIPENDENZA.

    TUTTI ASSIEME IN VENETO STATO .org

    W SAN MARCO
    W I VENETI

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