A COSA SERVE INVALSI E PERCHE’ LE SCUOLE LO TEMONO?  

di SERGIO BIANCHINI – Sul Corsera è apparso  un articolo di Gian Antonio Stella che da un pò di tempo si occupa anche di scuola. In questo vistoso articolo a tutta pagina  Stella divide sostenitori e difensori di INVALSI in due partiti assolutamente inconciliabili. Da una parte ci sarebbero i bravi, cioè coloro che vogliono un metodo unico e trasparente di valutazione e dall’altra i cattivi, cioè coloro che lo rifiutano.

Messa così la questione certamente spinge a tifare per INVALSI e sicuramente gli oppositori fanno una magra figura. MA INVALSI NON DEVE CERCARE TIFOSI.invalsi

 

INVALSI è, a mio parere,  un validissimo tentativo di uscire dal soggettivismo assoluto delle scuole. E nessuno può negare l’importanza di fissare modalità omogenee a livello nazionale per la rilevazione dei livelli di apprendimento.

Ma il problema vero è quale uso il ministero possa fare dei risultati delle rilevazioni. Il problema vero è che il ministero e la sua burocrazia non riscuotono la fiducia di quasi nessuno dentro la scuola italiana. La nostra scuola è pervasa da timori, delusioni, disincanto, a volte persino rassegnazione.

Quindi non è tanto in gioco la democrazia, come dice Stella, ma il GOVERNO del sistema scolastico.

Fino ad oggi le ricadute di 15 anni di INVALSI sull’organizzazione del sistema scolastico sono state praticamente nulle e tutti i problemi ultradecennali sempre nominati( assunzioni, potere presidi, trasferimenti, carriere, curricolo alunni ecc) sono rimasti insoluti anzi, intrattati.

E, per ora, l’unico risultato reale di INVALSI, in parte consapevole e voluto, in parte no, è l’aumento dell’ansia di prestazione sia negli alunni che negli insegnanti.

 

Il nostro sistema scolastico è percorso da un grado altissimo di ansia e qualunque osservatore straniero europeo lo può confermare come ho potuto personalmente rilevare.

Da noi la mancanza di certezze nel processo formativo è una grande generatrice di ansia e di conflitti come avviene ormai in moltissimi altri campi della vita sociale ed istituzionale a cominciare dalla giustizia.

 

La paralisi nelle procedure di governo del sistema scolastico impedisce una riflessione ed un’evoluzione serena e accettata sia dei sistemi di rilevazione che delle conseguenze dei risultati INVALSI. La grande e per nulla sorprendente differenza dei risultati tra nord centro e sud, ad esempio, quali conseguenze potrebbe e dovrebbe produrre? Nessuno lo dice mai e nessuno lo sa.

 

Quindi la prudenza, la moderazione e perfino la leggerezza nell’esecuzione delle prove INVALSI devono sempre esistere e rapportarsi alla situazione caotica del governo del sistema scolastico in generale. Non possiamo arrivare alla TAC per la diagnosi rimanendo sempre all’aspirina come cura.

 

Ma, pur rinviando a tempi lunghi la dialettica tra le questioni delineate, c’è un aspetto di utilità dell’INVALSI che vorrei sottolineare fin d’ora e che viene sempre ignorato: le prove ed i risultati possono servire non solo a comprendere i livelli raggiunti ma anche a definire meglio i livelli perseguibili e desiderabili.

E questa fase del lavoro formativo è molto importante per il lavoro dei docenti durante tutto l’anno e per un’impostazione realistica e ragionevole del lavoro.

Sappiamo che anche nello svolgimento dei programmi c’è la discrezionalità quasi totale con enormi differenze da docente a docente e da scuola a scuola. Conoscere meglio i livelli raggiungibili con facilità dalla grande maggioranza degli studenti in ciascuna annualità consentirebbe a docenti e genitori di agire con maggiore consapevolezza e misura senza strappi o lassismi arbitrari.

Ed anche di mettere a fuoco meglio l’area di difficoltà sulla quale agire con interventi mirati.

 

La ricaduta sul clima relazionale e anche sulla salute mentale di tutti sarebbe certa.

 

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One Comment

  1. gian luigi lombardi-cerri says:

    Ricordo sempre con grande affetto la figura e il nome della mia prima maestra, del mio primo maestro e della mia prima direttrice scolastica. Per non parlare dei miei successivi professori , su , su fino all’ Università.
    Erano persone preparate culturalmente nonchè ( e sopratutto) eccellenti dal punto di vista umano.
    Oggi a molti docenti ( non a tutti, ma a molti) non darei da gestire un pollaio di tre galline.
    Ben vengano allora l’ INVALSI ed i sui successivi, continui, perfezionamenti, ma venga , anzitutto una rigorosa selezioni dei docenti, sottoposti a valutazione annuale anche degli ex allievi e conseguente allontanamento ( non trasferimento) degli incapaci.

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