A Belgirate il funerale della Padania

sangiorgio onetodi STEFANIA PIAZZO – Due colpi in una volta sola. Il primo. “Flavia, non venire per carità col tricolore al mio funerale”. Niente sindaco col fascione. Il secondo: far aprire la vecchia chiesa di Belgirate, che raramente si mostra al pubblico. Gilberto Oneto, celebrato, commemorato, salutato sabato scorso nella splendida pieve vecchia, sicuramente avrà apprezzato gli affreschi sulle volte, pieni del suo lago e, soprattutto, della Belgirate prima che arrivasse Napoleone. Anche l’iconografia vuole la sua parte. Niente simboli di stati, dittature, imperi. La storia è scienza, anche davanti alla morte. Per una volta, poi, si può chiedere che sia l’anima a decidere, se per tutta la vita sono state le leggi, e non solo quelle, a frenare una rivoluzione culturale che Oneto aveva nel cuore.

Dunque, non si sa se fosse più incazzato con Roma o con i padani, soprattutto alcuni loro politici. Ne è stato l’ispiratore, il costruttore di contenuti, di simboli. Tutti lo sanno che è stato lui a parlare per primo di Padania. A identificarla attraverso i suoi studi nel sole delle Alpi. A dare una cornice storica ad un popolo, quello padano-alpino, che aveva dimenticato da dove arrivasse e, soprattutto, dove potesse andare. La politica poi prende queste bandiere e le fa camminare ma, spesso, come accade per l’invidia e pochezza degli uomini di potere, allontana chi può fare ombra. L’imperatore preferisce chi non fa ombra accanto a sè. E’ così da sempre. E’ lo stesso destino che ha subito Oneto. E, prima di lui, Miglio. Altri indizi non servono.

Fu un errore non dare a Oneto l’opportunità di governare il suo territorio, di non portarlo a Roma a tuonare, di  non rivoluzionare la cultura della Lombardia, con un assessorato, di non consentirgli di fare pure il segretario nazionale. Si temeva che col suo carattere non avrebbe risposto a nessuno. Appunto.

Fu un  errore bandirlo dai media della politica, porre il veto “perché quello lì ci scrive contro”. Toccò anche a me ricevere la telefonata di un genio di via Bellerio che mi pose il veto quando ancora sul settimanale “Il Federalismo” la firma di Oneto era tornata a sparare ad alzo zero.

A Belgirate c’era anche Matteo Salvini, apprezzato nella sua riservata presenza, uno tra i tanti, uno tra i tutti,  e che a Gilberto non aveva mai negato il microfono della radio.

C’era Alfredo Croci, il grafico con cui iniziò a impaginare nella tipografia di Lombardia Autonomista, i primi Quaderni Padani. Ci eravamo conosciuti così.

Tutti ne riconoscono il genio, il carattere tenacemente ostile a chi remava contro. Un testone a volte per partito preso, ma capace di leggere, di scrivere e di menare la cultura dove gli altri neppure immaginavano. Quasi tutti i politici che abbiamo intorno.

“E’ morto con stile”, ha dovuto ammettere persino il parroco di montagna che lui volle con sè per “capire” ed essere pronto, “lucido fino all’ultimo nella sua onestà intellettuale, in grazia di Dio”. Ecco, questo passaggio a tanti mancava, ma ci sono valori in cui si crede che, a differenza di altri, non c’è bisogno di urlarli, scriverli, sbandierarli.foto (5)

Ma l’impressione, a dirla tutta, è che sabato 21 novembre si sia chiusa  un’era, un’epopea, una storia. E’ stato il funerale della Padania. Non delle idee divulgate da Oneto, non della loro attualità, della loro modernità. Quanto, piuttosto, di un percorso che è finito perchè un altro ne è già iniziato, e da tempo: la depadanizzazione della politica, con l’avvento del politicamente corretto con cui parlano oggi i politici del Nord. Che sarà il prossimo ad essere denordizzato.

Se Oneto è in pace, di sicuro non riposa chi resta.

(nella foto in apertura, San Giorgio che uccide il drago, davanti alla casa di Gilberto e da lui realizzato. Sotto, Belgirate al termine della funzione: sole, vento, nubi e arcobaleno…).

 

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2 Commenti

  1. gabriele says:

    Grande Stefania per il ricordo di un grande e serio studioso che con il tuo articolo omaggi. I suoi quaderni resteranno una pietra miliare per tutti noi.

  2. Claudio says:

    Il più delle volte la Verità non sorride. E non fa sorridere.

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