9 Dicembre: colpire uniti adesso per marciare divisi dopo

di GIANLUCA MARCHI

E’ il caso di fare qualche ragionamento sul “Coordinamento 9 dicembre”, che nell’immaginario collettivo è per il momento passato come il movimento dei “forconi”. Lo facciamo dal nostro punto di vista, cioè di indipendentisti insediati nel Nord di questo paese ormai sfasciato. Nell’editoriale di ieri l’amico Gilberto Oneto ha dato voce alle non poche perplessità, emerse anche attraverso i commenti di molti nostri lettori, circa la presenza stomachevole, in diversi presidi e in numerose manifestazioni, di vessilli tricolori italioti, di strofe cantate del Mameli e di personaggi che inneggiano all’Italia, agli italiani e via discorrendo. Tutto vero, sono espressioni che a noi danno profondamente fastidio, e così dicendo utilizzo un eufemismo. E tuttavia, a mio modesto parere, c’è un però: introdurre troppi distinguo in questa fase iniziale vorrebbe dire fornire un ulteriore motivo di strumentalizzazione  a vantaggio di chi – cominciando dalla politica, dai sindacati, dalle organizzazioni di categoria e dai media nazionali – non si lascia sfuggire la minima occasione per denigrare e sputtanare queste manifestazioni nate spontaneamente e non facenti capo a nessun potere costituito, cosa che manda i suddetti fuori di testa.

Certo, l’eccessiva esibizione di italianità è lo scotto che i molti indipendentisti partecipi ai movimenti del “9 dicembre” (quelli collocati soprattutto in Padania e in particolare nel Veneto) stanno scientemente pagando rispetto all’obiettivo primario che era e resta quello di far arrivare un messaggio preciso a un’opinione pubblica scoraggiata e senza speranza: ci sono settori della società che non ne possono più e che hanno deciso di dire basta, sperando in questo modo di rianimare e portarsi appresso il maggior numero di coloro che fino a ieri mai avrebbero pensato di scendere per strada. Questo era il primo risultato da ottenere e raggiungibile, anche a costo di qualche sacrificio, solo se il sommovimento fosse avvenuto da Nord a Sud, da Est a Ovest.

Personalmente sono convinto che a Lucio Chiavegato, presidente di Life Veneto e leader riconosciuto della parte nordista del “Coordinamento 9 Dicembre”, l’esibizione tricolorita faccia lo stesso effetto  che produce a molti di noi – e non per nulla, soprattutto in Veneto, di vessilli italioti se ne sono visti ben pochi -, ma c’è un tempo per la tattica e uno per la strategia, e per quel che ne so, quando dovesse essere raggiunto l’obiettivo di mettere in ginocchio il sistema e lo Stato, ognuna delle parti oggi sedute nel Coordinamento andrà per conto proprio. Diciamo che lo spirito, parafrasando il vecchio detto maoista, potrebbe essere così riassunto: colpire uniti adesso, per marciare divisi dopo. Agli amici indipendentisti che oggi sono ipercritici da dietro una tastiera, chiedo modestamente di riflettere un attimo e interrogarsi: anni e anni di indipendentismo fine a se stesso a quali risultati ci hanno condotto?

 

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52 Comments

  1. …colpire uniti “subito” per potersi dividere “dopo”…forse forse forse già sentita nel ’68 o ’77…però però però la compro.
    Stefano Colussi, Cervignano del Friuli, ITALY

  2. Libertà per tutti says:

    Concordo con Amedeo, quando scrive :

    ” La bandiera italiana nello sciopero dei forconi, da quello che ho capito, rappresenta il popolo sovrano che protesta, perché non è rispettata la Costituzione dello stato. ”

    Proprio ieri pomeriggio alcuni presidi Veneti, inscenavano con tanto di campane ” a morto “, il funerale dello stato di diritto popolare, causato dalla classe dei privilegiati.

    Un figurante sacerdote-cerimoniere, con tanto di tonaca nera, officiava la mesta cerimonia, precedendo una bara sovrastata dal tricolore, seguita da una processione di persone, con tanto di campana settecentesca con rintocchi ” a morto “.
    Nel corteo svettava imperioso il gonfalone marciano.

    Uno spettacolo !
    Quando il popolo alza la testa in modo determinato e compatto, niente e nessuno può disattendere per sempre le sue richieste e aspettative.

    Ogni giorno che passa le fila dei dimostranti s’ingrossano in un clima festoso e solidale.
    Le ” risse ” con la polizia vengono lasciate ai facinorosi, perchè il popolo è formato per larga parte da persone perbene, che chiedono esclusivamente di vivere con dignità.

    Una sola cosa si chiede cortesemente a chi pur solidale, non scende in strada a manifestare.
    Stanno terminando le scorte di cibi e bevande ai presidi.
    Se avete formaggi, salumi, pane, dolci, vino rosso per brulè, caffè, zucchero, ecc. e pensate che queste persone siano uguali a voi e rappresentino le vostre istanze e rivendicazioni, portate ciò che potete al presidio più vicino.
    Queste persone sono determinate a superare il Natale in mezzo alla strada, al gelo e a oltranza.

    Essere un popolo significa anche questo.
    Il concetto primario di solidarietà.

  3. Amedeo says:

    La bandiera italiana nello sciopero dei forconi, da quello che ho capito, rappresenta il popolo sovrano che protesta, perché non è rispettata la Costituzione dello stato. Non ci sono le bandiere dei partiti, ma solo quella che rappresenta il popolo. I politici hanno il dovere di far rispettare la Costituzione, ma sono inadempienti e privano il popolo dei diritti costituzionali.
    Il popolo, è truffato dalla sua classe politica e non è più legittimata a governare. I responsabili dello stato dovrebbero essere denunciati per truffa e crimini contro l’umanità; se pensiamo alle estorsioni che fanno alle aziende, con l’IRAP, gli studi di settore e gli accertamenti, questi sono comportamenti anticostituzionali che intralciano la libertà d’impresa e non rispettano la Costituzione e poi ci sono i suicidi provocati da questa situazione. Le tasse, si devono pagare in base alla reale capacità contributiva, ma questi falsificano il reddito per riscuotere più soldi tentando di recuperare ciò che altri evadono.
    Gli imprenditori, sono esasperati, e così facendo, gli impediscono di lavorare correttamente. Spesso, gli portano via anche i soldi con i quali devono pagare gli operai, oppure li mandano in banca a chiedere prestiti per pagare le tasse. Le banche, poi, smettono di erogare il credito.
    Per aggravare ancora di più la condizione delle imprese, quando i funzionari del fisco, eseguono gli accertamenti, li costringono a pagare la metà degli importi accertati, anche se fanno causa e alla fine non devono pagare nulla, creando in questo modo un grave danno all’impresa. Chi risarcisce, in questo caso, il danno causato dallo stato?
    Questa è una situazione veramente drammatica, per chi svolge un lavoro autonomo, e chi protesta, ha tutte le ragioni di essere indignato, in quanto i politici non fanno niente, perchè c’è un gran bisogno di soldi. L’impresa e il lavoratore autonomo, non possono più lavorare serenamente, e i trasportatori, con quello che pagano il gasolio, loro, come fanno a lavorare?
    Per quanto riguarda l’indipendenza a cui molti aspirano, prima di attuare altre forme di decentramento, è meglio indire un referendum per abolire le regioni attuali, che in Italia sono diventate altre mangiatoie dei partiti politici. Gli enti locali, servono a creare altre poltrone per i parassiti. Le regioni, dopo la riforma del titolo V della Costituzione, sono diventati dei piccoli stati a cui sono stati affidati dei “compiti”, in concorrenza con lo stato centrale e possono fare anche le leggi; le regioni sono un’altra truffa ai danni del popolo, accentuano la differenza fra il sud e il nord dell’Italia. Per finanziare le regioni, è stata introdotta l’IRAP sulle imprese e da quel momento hanno incominciato a chiudere e a delocalizzare. Immaginate un po’ come devono trovarsi le regioni del sud che non hanno il ceto produttivo che le finanzia, il sud ha poche imprese e le entrate dell’IRAP sono scarse. Ci sono molti che vogliono uscire dall’euro, ma a mio parere, meglio abolire le regioni o le province, o entrambe. Per risolvere i problemi del paese, si deve partire dall’Italia e in un secondo tempo arrivare all’Europa. Con la protesta, se non cambia nulla l’unica soluzione, è lo sciopero fiscale.

    • Giuseppe says:

      L’indipendenza non è una forma di decentramento.
      Generalizzare è sbagliato, la regione Veneto, al pari di quella Toscana, non è affatto una mangiatoia dei partiti e comunque Piemonte, Lombardia ed Emilia-Romagna, per quanto i loro Consigli siano indagati, hanno un residuo fiscale positivo e mantengono altre regioni italiane.
      Le colpe delle regioni spendaccione non devono cadere su quelle virtuose a prescindere dai loro politici. Il vero problema è l’aborto di federalismo introdotto da Visco (Pd) con l’IRAP che ha aumentato la fiscalità complessiva sui cittadini senza ridurre quella per l’erario e senza introdurre il principio di responsabilità per cui chi devasta le casse degli enti locali anche solo per incompetenza, dovrebbe rispondere delle sue azioni e non essere più rieleggibile. Ovviamente va in galera se le devasta per corruzione o pratiche clientelari provate dagli organi inquirenti.

    • Giuseppe says:

      L’indipendenza non è una forma di decentramento.
      Generalizzare è sbagliato, la regione Veneto, al pari di quella Toscana, non è affatto una mangiatoia dei partiti e comunque Piemonte, Lombardia ed Emilia-Romagna, per quanto i loro Consigli siano indagati, hanno un residuo fiscale positivo e mantengono altre regioni italiane.
      Le colpe delle regioni spendaccione non devono cadere su quelle virtuose a prescindere dai loro politici. Il vero problema è l’aborto di federalismo introdotto da Visco (Pd) con l’IRAP che ha aumentato la fiscalità complessiva sui cittadini senza ridurre quella per l’erario e senza introdurre il principio di responsabilità per cui chi devasta le casse degli enti locali anche solo per incompetenza, dovrebbe rispondere delle sue azioni e non essere più rieleggibile. Ovviamente va in galera se le devasta per corruzione o pratiche clientelari comprovate dagli organi inquirenti.

  4. lucia says:

    Bene.Gli indipendentisti più duri hanno capito che si deve digerire,obtorto collo,il tricolore.Il fine giustifica i mezzi.Peccato che hanno appena finito di accusare la lega di Bossi di averlo fatto,di essersi accordata con il tricolore e non hanno ancora finito di farla a pezzi.Ma che volpini!

  5. Credo che il peggior errore che possa commettere un libertario sia quello di lottare per uno Stato di dimensioni territoriali superiori a quelle di un Comune.
    Sinceramente faccio fatica a comprendere come si possa essere libertario e allo stesso tempo avere come obiettivo quello di diventare cittadino di uno Stato veneto, padano, piemontese, toscano e così via.
    Secondo me c’è una differenza sostanziale tra essere un “irredentista” e essere un “libertario”.

    • Aquele Abraço says:

      E’ già tanto se riusciremo a fare uno Stato dalle dimensioni regionali che, pensandola come te, io spero che sia il più liberale possibile, come la confederazione svizzera, con ampie autonomie, democrazia diretta, se non proprio assembleare, e common law.
      Una volta liberi, la forma di Stato se la sceglieranno poi democraticamente i veneti, ma conoscendoli son sicuro sarà di questo tipo.

  6. Davide Cristaldi says:

    Chi oggi mette l’ideologia davanti il Bene Comune non pensi domani di imporre la propria ideologia quando tutti i politici saranno stati mandati a casa. IO HO ANCHE LA MIA IDEOLOGIA E L’HO MESSA DA PARTE DUNQUE FATELO ANCHE VOI!!!

  7. Unione Cisalpina says:

    spero ke la LIFE si dissoci da kuesti italo_fascio_sikuliani forkaroli trikolorati e rivendiki l’autonomia veneto_padana …

  8. Michele De Vecchi says:

    Io credo che, una volta che tutto è stato sfasciato e tutto ciò che viene a gran voce richiesto da questi “dissidenti” (perdonatemi il termine) ottenuto, ed una volta che qualcosa sarà ricostruito, perché non si distrugge per lasciare distrutto, ma per ricostruirle al meglio …

    a questo punto …

    credo che sarà difficile poter ottenere qualcosa di indipendente, visto che ci sarà messo lì (e posso scommettere che saranno sempre i soliti) a decidere rimarcherà il fatto che le persone erano lì a proporre tutte compatte un’italia migliore, non una qualsiasi indipendenza per un qualsiasi popolo.

    Ma io non sono nessuno in confronto a tutte le persone che sono la fuori a manifestare la propria rabbia, io sono solo il solito vigliacco che scrive su una tastiera, che sa pensare solo alle conseguenze e non a quello che sta succedendo in questo momento.

    • Barbara Vr says:

      Bla bla…
      Ma semmai si farà un referendum cosa dici è democratico?
      Magari si prepara un po’ la gente prima. Lo trovi stupido?
      Magari…

  9. giammarco.e says:

    Sarà un caso o forse no, ma questi giorni di protesta sembrano avere avuto un effetto positivo nei Consiglieri regionali di Forza Italia del Veneto che annunciano nello stesso giorno in cui la Catalunya fissa la data per il proprio referendum di autodeterminazione (9 novembre 2014) il loro parere favorevole all’indizione del Referendum dell’Indipendenza del Veneto.
    Questa decisione determina una maggioranza netta all’interno del Consiglio Regionale qualora la Proposta di Legge 342 tornasse in aula. Se il popolo si muove anche i nostri governanti, sono costretti a muoversi, tacere e continuare a patire senza protestare legittima la dittatura. Ben venga quindi anche la protesta del 9Dicembre, adoperiamoci a sostenerla senza pregiudiziali di bandiera, la storia insegna che le rivoluzioni si fanno unendo tutte le forze che sono contrarie al despota di turno.
    Valorizziamo quello che ci unisce e sospendiamo quello che ci divide.

    • il rapporto causa-effetto da lei citato è tutto da dimostrare.

      forza italia è all’opposizione a Roma e una firma costa poco sforzo per un referendum il cui risultato non sarà MAI riconosciuto dall’italia.

      • Aquele Abraço says:

        Il rapporto causa-effetto è labile, piuttosto, con la scissione degli alfaniani, Forza Italia si è spurgata di buona parte dei capocci romano-centrici, Berlusconi che teme per la sua libertà, lascia più spazio ai falchi e, nella provincia, finalmente le sue truppe venete rialzano la testa e danno libero sfogo al loro amor patrio represso. Speriamo in un’evoluzione alla catalana, finalmente con partiti di diverse ideologie, uniti nell’ideale indipendentista. Se il referendum passa e vincono i sì non ci serve il riconoscimento dell’Italia.

        • Caro Aquele, magari fosse vero questo effetto della scissione del PDL.
          Ma ad esempio a Brescia si sono uniti a NCD onorevoli bresciani DOC, sa tanto di usciti dalla porta e rientrati dalla finestra.
          Forza italia e NCD amano Roma allo stesso modo e vogliono raccogliere voti da Bozen a Catania e ciò è incompatibile con l’indipendenza.

  10. lorenzo says:

    Condivido le idee del direttore.
    Una cosa comunque l’abbiamo capita tutti. La rabbia, l’indignazione e la rivolta contro il sistema (ancorchè sacrosante), quando sono confuse, sconclusionate e “da stadio” sono bardate di tricolore e intonano l’inno di Mameli. Questa sarebbe quindi l’occasione di unirsi per chi ha un vero “progetto” e una proposta veramente alternativa. Ma alternativa all’Italia unita sotto il tricolore dalle Alpi alla Sicilia.

  11. Stamattina al casello di Montecchio inno di Mameli a go go, alla faccia di chi mi dice di “andare a vedere”. Le mie ragazzine, che facendomi il culo ogni giorno cerco di educare in qualche modo alla cultura Veneta, là che cantano come balilla. Bravi, grazie, WSM. Questa me la pagate cara. E questa è l’ultima parola su questo schifo che state portando avanti, vi auguro un nuovo duce. Ve lo meritate tutto.

    • Unione Cisalpina says:

      semplicemente STRAZIANTE ! … kondivido il tuo dolore ed amarezza…

    • giorgio masocco says:

      Ma loro, sono quelli che ti voteranno, caro amico ‘indipendentista’, e sono coloro che fra un poco dovranno essere più adulti.

      Chi vuoi che ti voti, i pensionati di 60 anni, o i manager di 40.

      Questi sono, e questi, che per solo folclore, sventolano la bandiera ita’g’liana, cantano Mameli, Bella Ciao, o che altro, sono i tuoi futuri elettori.

      Certamente sono più intelligenti di noi perchè se ne fottono di questi melliflui, soporiferi, surrogati dell’autorità.

      (Maroni, 75%, Salvini, Cota, Napoletta, Berluscao, e più bestie ci sono più lo zoo si riempie).

      Sono bravi ragazzi, al mio presidio, un giorno per i panini, l’altro per le croissant, erano tutti ordinati e non bestie fameliche come i parlamentari della mutanda da 40 €.

      El me Lion l’è semper in del coeur. W San Marco, W i SERENISSIMI, onore al merito

    • Caro Davide,
      il fascismo è nato così, più Stato centrale con pochi e selezionati decisori.
      Colonnelli e Generali, fatevi avanti, è il vostro momento d’oro, ai presìdi sarete accolti come salvatori della patria italiana.
      F A N C U L O
      mi si perdoni la sintesi

      • Per quello mi piange il cuore a vedere l’ennesima generazione pronta ad essere usata e gettata nel nome del supremo straccio… e ancora mi si viene a parlare di elezioni e partiti… tanta strada da fare, tantissima, e questo è un enorme passo indietro purtroppo…

    • Dan says:

      Non ti preoccupare, un nuovo Duce arriverà.
      Con gente così è il minimo che può capitare.
      Sarà qualcuno che già bazzica in tv o uno “nuovo” ?

      • Barbara Vr says:

        Proponiti…sai già tutto no?

        • Dan says:

          Propormi ? E per la grazia di chi ? Di 60 milioni di idioti che hanno il tradimento nel loro dna ? Che oggi ti portano in trionfo e tra 20 anni ti appendono come una scrofa anche se è solo grazie a te se hanno riempito il piatto di zuppa ?

          Cicci belli, crepate. Au revoir

  12. Michele De Vecchi says:

    Volevo solo riportare il link postato da Sandi Stark in uno dei commenti all’articolo di ieri di Gilberto Oneto

    http://www.facebook.com/photo.php?fbid=374144019397498&set=a.197855977026304.67292.193521680793067&type=1&theater

  13. Riccardo Pozzi says:

    Marchi ha ragione. l’indipendentismo deve giocare le sue carte in modo più intelligente di quanto non abbia fatto fino ad ora.
    Le perplessità di Oneto le abbiamo tutti, e sappiamo essere sacrosante, tuttavia si è aperta una opportunità, quella di unire la nostra protesta verso l’immobilismo politico a quella di altri moti e movimenti, insieme la testa di ariete potrebbe essere in grado di smuovere il pachiderma.
    Un obiettivo alla volta. Poi penseremo ad uscire dal cavallo e aprire i portoni di Troia.

    • Unione Cisalpina says:

      si usa dire :”ki fa x sè fa x 3″ … la fiducia è una kosa seria … basta furbi (ankorkè si dikiarino padanisti … stile lekka nodde), basta italia, basta trikolore, basta merdionalismo k’è sempre e solo truffa …

      kiarezza, NON konfusione nè prestidigitazione !

      • Riccardo Pozzi says:

        Si ci vuole chiarezza ma anche un po’ di grammatica… Non sei stufo di usare le k al posto del ch? Non lo fanno nemmeno più i giovani….

  14. Sarebbe necessario che anche il mondo universitario, irriso e ignorato dal governo centrale, facesse proprie in modo più massiccio istanze di indipendenza. A questo proposito, riporto alcune frasi del Cardinale Scola, che se lette con attenzione possono rivelarsi molto interessanti:

    «L’uscita dal travaglio [che stiamo attraversando in quest’epoca di cambio di millennio] ha bisogno che l’università sia un luogo in cui il desiderio di compimento della libertà sappia accogliere l’abbraccio della verità che ci viene incontro. E permetterete che l’Arcivescovo dica che questa verità si chiama Dio, e che Dio non è un’astrazione, è un presente vitale: perché è Gesù Cristo che ha deciso di aver bisogno degli uomini e vive dentro la compagnia di coloro che lo accolgono». (Card. Angelo Scola, Incontro con il mondo universitario,
    27/11/2013)

    Quale altro “compimento della libertà” esiste, se non la liberazione del Veneto, della Catalogna, della Sardegna, della Lombardia?

  15. BdG says:

    Bravissimo Gianluca, hai perfettamente spiegato la situazione attuale. Purtroppo vi sono taluni che si auto-definiscono indipendentisti, ma quando si tratta di passare dalle parole ai fatti, s’inventano mille scuse per ritirarsi nel proprio guscio, disprezzando e criticando l’attivismo degli altri. Ognuno propone la sua ricetta personale, disdegna e rifiuta quella altrui, odiano i compromessi e piantano i propri irremovibili paletti, questi sono solo gli indipendentisti di penna e da tastiera, perchè quando si tratta di muovere il culo per andare a manifestare, s’inventano mille scuse. Si legge tra i vari commenti, sono andato al presidio ma ho visto un comunista, l’altro: ho visto un fascista, l’altro ancora: ho visto un tricolorito e me ne sono tornato a casa.
    Dalle mie parti quest’atteggiamento si chiama codardia, dalle vostre, non so.
    Scendete anche voi nelle piazze e nelle strade, andate nei presidi, conoscerete molta altra gente di diversa estrazione sociale, culturale e politica che hanno un solo obiettivo: abbattere questo stato infame. Vi accorgerete che tra loro vi sono anche tanti bravi autonomisti, indipendentisti, federalisti che la pensano esattamente come voi. Ci sono ex imprenditori, ci sono ex operai, ex commercianti, cassaintegrati, giovani che non trovano lavoro, pensionati relegati alla miseria. La differenza sta che loro lo manifestano pubblicamente e sono disposti a tutto, mente a voi basta sfogarvi davanti ad un computer tanto per cazzeggiare, per poi diligentemente tornare a chinare la testa davanti allo stato padrone.
    Allora, ai detrattori di questa protesta, che si chiama “9Dicembre” e non i Forconi, vi chiedo: quanto siete disposti a offrire oggi, in cambio di un indipendentismo domani? In questa semplice domanda sta tutta la differenza tra un indipendentista e un ciarlatano.
    Io, sono disposto a manifestare con un comunista, con un fascista, sotto la bandiera italiota, sono disposto anche a issare la bandiera tricolorita, perché dei simboli e dell’appartenenza altrui, oggi me ne fotto, domani sarà un altro giorno, domani sarà il mio e il vostro futuro e per l’indipendentismo della mia terra sono disposto a questo e ad altro, pur di ottenerla. E Voi?

  16. diego says:

    Sì, sono d’accordo. C’è la tattica e c’è la strategia. Qualsiasi cosa metta in difficoltà lo stato italiota va bene, qualsiasi azione, anche il tricolore, sempre con il pensiero e il cuore tesi all’indipendenza della patria veneta.

  17. giorgio masocco says:

    Gianluca, amico e intelligente.

    Lo sto sostenendo da giorni, essendo aderente al LIFE, e partecipante ai presidi.

    Arrivato al presidio con il gonfalone di San Marco, non mi è stato possibile esporlo, e come da quello che dici, ho accettato, pur mandando a quel paese il loro, indegno, schifoso vessillo.

    Ma tant’è, come dici tu, si inizia e poi si divorzai.

    ‘Siamo in miniera, cornuti ed amanti, scaviamo per uscire, poi di fuori facciamo i conti’.

    Fin che non capiremo questo e sigh, Bossi lo capì, resteremo tante unità, con lo stesso obbiettivo, ma irragiungibile.

    Qui, in Lombardia, non esiste, nè Eva Klotz, nè Ciccio Franco, e manco Masaniello…………..siamo Lombardi. E il mio orologio fa cucù, cucù, cucù.

    Il Leone di San Marco di Brianza

    • Aquele Abraço says:

      Con queste premesse, stai pur certo che una volta usciti (se ti lasceranno uscire) quelli ti ricacceranno in miniera.

    • renzo delgrossi says:

      Scusami Giorgio, io posso essere anche d’accordo con Gianluca sul fatto di colpire uniti e poi ognuno per la propria strada, ma perchè devo leggere invece che arrivi al presidio con il leone di San Marco e non puoi esporlo perchè vogliono solo la loro stramaledetta bandiera?
      Propongo a tutti gli indipendentisti che stanno manifestando
      di cantare inni nella loro lingua madre!

      • giorgio masocco says:

        Renzo sono con te, e credimi per uno come me è stata dura. Però in questo momento, storico, con la s minuscola e propositiva, è bene passare dove l’acqua è bassa. Grazie. (il valore della bandiera, per dei ragazzi di 17/18 anni è solo di folclore).

      • Rodolfo Piva says:

        E’ solo una questione di stomaco. Per alcuni o per molti manifestare con chi sventola il tricolore italiota e canta l’inno del sig. Mameli (la prima strofa perché è la sola che conoscono) fa venire crampi allo stomaco terribili.

  18. Albert Nextein says:

    Questa è un’ottima occasione per far conoscere le idee libertarie.
    Per seminare.
    Chi protesta ha ragione di farlo.
    Noi possiamo informarli e tentare di introdurre il ragionamento libertario.
    E’ quello che faccio.

  19. alessandro says:

    Il coordinamento ha GIA’ raggiunto importanti obiettivi simbolici ed organizzativi. E’ GIA’ ora di pensare a mettere in seria difficoltà lo stato italiano. The paradox of democracy faccia riflettere.
    Veneto libero.

  20. Bepi says:

    Mi go ancora da capir se par la causa indipendentista sto casin ke i xe drio far el sia un ben o un mal. Ma po a sto punto ke semo rivai no ga gnanca senso star là a ragionarghe sora, tanto oramai el pignatòn de minestron italico, a furia de boger, ga trabocà. Ghe ne gavemo tuti na sgionfa de quei personagi là a Roma ke no i fa nome che ciacolar de aria frita, impongai come i colombi co i nostri schei. Solo ke el riscio xe, in sta maniera, de solevar un gran polvaron par niente. L’unica xe par conto mio de far sventolar i nostri gonfaloni de San Marco, tanti, e più ke i xe mejo xe, ke la nostra gente la se sveja e la se renda conto de esar veneta, prima de tuto.

  21. “ma c’è un tempo per la tattica e uno per la strategia”
    già sentito per 25 anni dalla Lega Nord, grazie, abbiamo già dato.

    “anni e anni di indipendentismo fine a se stesso a quali risultati ci hanno condotto?”
    caro Marchi di quali “anni e anni” sta scrivendo? Io mi sto accorgendo che è da due anni che si incomincia ad essere INTRANSIGENTI sulle parole.

    BRESCIA PATRIA è completamente estranea al sostegno di questa protesta che richiede un più pane al proprio carceriere.

    • gianluca says:

      Brescia Patria compie legittimamente le proprie scelte, ci mancherebbe, ma sarebbe interessante capire con quali azioni intende raggiungere obiettivi concreti. E questo, sia chiaro, non dando per scontato che il Coordinamento 9 Dicembre arriverà veramente a dei risultati: questi, se ci saranno, li si vedranno solo vivendo…

    • Concordo pienamente con Lanzalotta. La nostra posizione deriva dal medesimo ragionamento logico.

    • Stefano Spagocci says:

      Giustissimo. La Lega è stata (forse) indipendentista per 3 o 4 anni. Non ha praticato l’indipendentismo fine a se stesso: ha scambiato la difesa del nazional-popolare italiano, seppur in salsa vagamente nordista, con la difesa dell’identità (economica e culturale) padano-alpina.

      Proteste come questa non fanno che rafforzare l’italianità. E, datemi pure del massone, all’italianità “dal basso” io, se proprio devo scegliere, preferisco l’italianità di una certa parte dei protagonisti del risorgimento (che, sia ben chiaro, non amo per nulla), i quali almeno si ispiravano ai paesi europei più civili e si illudevano di creare un’Italia “europea” (e sapevano benissimo che con i pelasgici questa fosse un’impresa disperata).

      Cantando l’inno di Mameli non si fa che rafforzare il sentimeno italo-mediterraneo del popolino, purtroppo anche padano, e a lungo andare ci troveremmo una classe politica, e comportamenti sociali, ancora peggiori di quelli odierni.

      Additando a modello la vera Europa, quella che sta a nord del mar Mediterraneo (stavo per confondere a con o) avremmo potuto dialogare con i tanti padani civili ed europei che invece ci hanno sempre schifato e ci hanno identificato (in parte a ragione, vedi Belsito e famigghia) con il peggio dell’italianità pasticciona e gesticolatrice.

      Puntare al casino andava benissimo quando la Lega
      aveva un serio progetto indipendentista ed otteneva il consenso di almeno un quatro di lombardi o veneti e un potenziale sostegno di più della metà della popolazione. Ora il casino serve solo ad aizzare pelasgici che alzano il braccio al cielo e gridano “Italia, Italia”.

      No, mi spiace. La via maestra sarebbe ricreare un movimento politico pacato nei toni ma fermissimo nei principi, colto, non demagogico, fermo negli ideali ma pragmatico nella tattica. Che puntasse, dialogando soprattutto con i tanto padani cui ripugna il nazional-popolare italo-mediterraneo, ad aumentare i propri consensi e, giocando spregiudicatamente sul terreno politico (ma fermissima nel rispetto di un codice etico), ad ampliare gli spazi di libertà per la nazioni padane, sul modello catalano o scozzese. E, quando ritenuto opportuno con un freddo calcolo politico, ad alzare il tiro verso l’indipendenza.

      Non a caso catalani e scozzesi cacciano i leghisti dalle proprie anifestazioni. A proposito, da Santoro Chiavegato ha fatto un elogio sperticato dell’italianità. Certo, per un imprenditore del mobile è necessità vitale esaltare il made in Italy. Però, insomma, vai a definire uno scozzese come inglese o un catalano come spagnolo.

  22. Flavio Poli says:

    Concordo, in questo momento è il caso di turarsi il naso, perché il fine è quello che conta. Come diceva ieri Lucio alla trasmissione La Zanzara, noi oggi abbiamo un compito preciso, cosa succederà dopo non è il presente e forse, non riguarderà alcuni di noi.

    Dalla stazione FFSS di Bergamo.

  23. pippogigi says:

    Winston Churchill disse: “Se Hitler attaccasse l’inferno non esiterei ad allearmi col diavolo…”, il nostro nemico è l’entità geografica denominata italia.
    Dobbiamo essere uniti per poi dividerci una volta raggiunto lo scopo (come disse Salvini ma lo scopo non è semplicemente uscire dall’Euro o un semplice federalismo, lo scopo è la libertà, l’indipendenza dall’entità italiana), non importa il come importa il cosa (la libertà) ed il quando (abbiamo già perso vent’anni.)

  24. giangiovanni says:

    Se vogliamo partecipare alla protesta sotto la bandiera del LEONE ritroviamoci all’uscita di CONEGLIANO.

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