721 ANNI DI PATTO FEDERALE E CONCORRENZA

di CHIARA BATTISTONI

Amare la lettura è un po’come abbandonarsi alla magia delle parole, lasciare che le pagine scritte ci facciano viaggiare senza sapere bene dove finiremo; scelto il libro, mi piace aprirlo a caso e far sì che i pensieri dell’autore mi investano; ogni apertura casuale è un po’ come un viaggio inatteso dalla meta ignota.

Da qualche tempo sulla scrivania avevo un volume in versione tascabile di Friedrich August von Hayek, “Legge, legislazione e libertà”; un tomo corposo ma la curiosità ha avuto il sopravvento; l’esperimento dell’apertura casuale mi ha tuffato nelle dissertazioni sulla concorrenza, concorrenza che per Hayek è “soprattutto un metodo per educare gli spiriti: il modello di pensiero dei grandi imprenditori non esisterebbe se non ci fosse l’ambiente in cui hanno sviluppato i loro talenti.” E ancora “Tale sviluppo sarà possibile soltanto se la maggioranza tradizionalista non ha potere di rendere obbligatorie per tutti le usanze tradizionali che ostacolerebbero l’esperimento di nuove vie. Ciò significa che il potere della maggioranza deve essere limitato all’applicazione di quelle norme generali che impediscono agli individui di invadere i campi privati dei loro simil, e non si dovrebbe estendere alla prescrizione di quanto essi devono fare in positivo.”

Per Hayek la concorrenza è sempre un processo in cui una minoranza costringe una maggioranza a fare ciò che quest’ultima non desidera affatto. Potremmo applicare queste riflessioni alla quotidianità del nostro Paese, ma la puntualizzazione di Hayek introduce con chiarezza il paradigma fondamentale del federalismo rossocrociato, in cui gli strumenti amministrativi e di governo sono concepiti per far sì che le minoranze non siano tali troppo a lungo e sia loro consentito di essere alternativamente maggioranza, scongiurando, almeno in teoria, gli abusi ora dell’una ora dell’altra parte. Meccanismo delicato, certo, che richiede aggiustamenti e vigilanza, maturità e consapevolezza, nel caso della Confederazione, poi, prodotto della propria storia ma pur sempre modello interessante anche per quei Paesi che, come il nostro, non hanno nel proprio patrimonio cognitivo diffuso i capisaldi della concorrenza.

Perché l’alternanza minoranza – maggioranza sia praticabile, perché nuove idee si facciano strada nello scenario cristallizzato della consuetudine, è necessario accettare di rileggere la propria identità. Lo ha ricordato, nell’allocuzione del nuovo anno, la signora Eveline Widmer-Schlumpf, attuale presidente della Confederazione, sottolineando come la Svizzera sia il prodotto di un incessante lavoro di tessitura di legami, da riannodare di continuo perché a differenza della maggior parte dei Paesi europei la Confederazione è una Nazione costruita sulla volontà (Willensnation). Atto di volontà, libera scelta, patto, concorrenza di idee e di politiche: il modello elvetico, che festeggia quest’anno il suo 721esimo compleanno, funziona, eccome, nonostante le spinte centrifughe generate dalla glocalizzazione che impongono una revisione costante della propria identità.

Conservare l’identità e le libertà delle minoranze, di tutte le minoranze, è la vocazione primaria di un ordinamento federale; perché sia realizzabile è indispensabile avere cittadini impegnati, capaci di mobilitarsi, di controllare i poteri pubblici, di assumersi le responsabilità. In un sistema a democrazia diretta, le minoranze lo sono solo temporaneamente; tuttavia perché questo meccanismo virtuoso non si inceppi è necessario un idem sentire che permetta di accettare e rispettare le diversità, che permetta di riconoscersi tutti in un obiettivo comune, proprio quello da cui dipende il patto federale.

Nel 1995 il Professor Gianfranco Miglio, in “Modello di costituzione federale” ci ricordava che “sono due le inclinazioni ideali dei cittadini di un paese federale: un profondo interesse e rispetto per le diversità,, che fa sì che non ci sia affatto interesse a rendere omogeneo il tessuto in cui si vive, e poi il culto della concorrenza e della competizione.” Perché queste due inclinazioni trovino espressione compiuta, osservava ancora il Professor Miglio, è necessario che “esistano procedure, costituzionalmente organizzate e garantite, che – salvaguardata la competitività implicita del sistema e il suo riposare su di un confronto senza fine – producano decisioni normative e amministrative certe e in tempi ragionevolmente brevi.” Certezza, tempi brevi e amore per la ricerca, senza fine; per noi sono chimere del vivere quotidiano, per molti di noi addirittura minacce al quieto vivere; per i cittadini elvetici sono un’esperienza frequente e condivisa di cui, forse, non c’è neppure più piena consapevolezza tale è l’abitudine tanto che l’invito a utilizzare al meglio la libertà di cui si dispone è reiterato nel tempo.

Anche nell’allocuzione del 1 agosto 2011, in occasione della Festa Nazionale Svizzera, la Presidente di allora, la signora Micheline Calmy – Rey (in Svizzera il Presidente resta in carica un solo anno, scelto tra i sette Consiglieri del Consiglio Federale, di fatto il governo elvetico) ha richiamato gli svizzeri a non dimenticare il senso del patto federale del 1291, costruito sulla volontà, sulla cooperazione, sulla convivenza pacifica; lo ha fatto ricordando lo spirito di squadra della Nazionale Under 21 di calcio, il gruppo di giovani che da anni raccoglie successi e dimostra di essere l’espressione giovane di un Paese in continua trasformazione, tuttora ottimista. Un Paese di cittadini, aggiungo io, che hanno la possibilità di incidere direttamente sulle scelte del proprio esecutivo, che hanno saputo rispettare nei secoli l’unicità della Persona, che fanno della convivenza il tratto costitutivo della propria libertà; il paradigma della squadra è un richiamo evidente all’unità nella molteplicità; tutti diversi, tutti individui, pronti ad agire insieme, per trasformarsi in una squadra, senza perdere se stessi.

 

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6 Comments

  1. Massimo Ronchi says:

    Ciao Chiara, interessante articolo, come del resto tutto quello che scrivi. Magari anche in Italia si cominciasse a considerare davvero l’uguaglianza nella diversità e non il tentativo di appiattire tutto allo stesso livello, con l’effetto distruttivo che conosciamo…. questo sia a nel macro (cioè nell’ambito dello Stato) sia nel micro (a livello di valore/valenza/capacità delle persone. D’altra parte la cultura che viene instillata ormai da anni è quella del “tutti giù per terra” così siamo più uguali… solo che poi nessuno si risolleva più. Un caro saluto, Massimo R.

  2. democrazy says:

    bell’articolo…complimenti e grande confederazione elvetica;))

    • Pepito says:

      Articoli come qtseui, dimostrano, anche ai piu’ dubbiosi anche al CICAP, che esistono piu’ mondi paralleli nei quali eventi apparentementi simili evolvono e progrediscono in modo diverso, ogni tanto qtseui mondi si intersecano e si creano scambi di eventi.E’ in occasione di uno di qtseui eventi, che Massimo Zamarion della dimensione Z, Z cosi’ per comodita’ di dire, ha consegnato questa analisi sulla situazione poiltica della dimensione Z, tuttavia invece di finire pubblicata nella sua originaria dimensione, essa e’ finita nella nostra dimensione, e questo spiega lo stupore di molti lettori.Molti di qtseui infatti dopo aver letto l’articolo, i piu’ fortunati hanno esclamato con stupore: ..ma dove sono stato in qtseui ultimi 5 anni? , altri sono caduti in uno stato confusionale balbettanfo frasi sconnesse, altri ancora si sono recati dal medico di fiducia con il terrore di essere vittime di un attacco di morbo di Alzhaimer fulminante.State calmi!Accettate l’idea che esistono realta’ parallele, e tutto ritornera’ logico e plausibile, se avete difficolta’ ad accettare l’idea, cercate in archivio qualche altro articolo di Zamarion e leggettelo, tuttavia va detto che questo rimedio potrebbe provocare nel malcapitato seri problemi, e quindi da consigliare solo a soggetti forti e comunque da eseguire sempre sotto controllo medico .

  3. Domenico says:

    Grazie Chiara! Un po’ di luce dopo una giornata nera…

  4. franco dell'alba says:

    anch’io :-)))) ciao Chiara, sei un importante punto di riferimento per tutti coloro cui sta a cuore una vera democrazia.Un abbraccio!
    Franco Dell’Alba – Alessandria

  5. Stefano Bisogni says:

    Brava Chiara, illuminante come sempre. Ho condiviso anche su FB

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