7 aprile, giuramento di Pontida. La coesione dei popoli padano-alpini nei momenti difficili. E oggi?

lombardovenetodi GILBERTO ONETO – Sui libri delle scuole di regime Pontida è presentata come un episodio minore, quasi folclorico, “reinventato” dagli storici risorgimentalisti come un prodromo di italianità, della lotta dei patrioti italiani contro il tedesco invasore. In realtà la ricostruzione della storia in chiave italianista ha interessato numerose altre vicende trasformandole piuttosto capziosamente in altrettante precoci manifestazioni di patriottismo tricolore: i Vespri siciliani, la disfida di Barletta, Legnano, Arduino o il Balilla sono diventati altrettanti inconsapevoli tasselli di un’invenzione artificiale di un presunto e improbabile afflato unitarista.

Con Pontida l’interessamento italiano è particolarmente bieco perché tira in ballo qualcosa che, non solo con l’italianità non ha nulla a che spartire, ma
che è – se mai – proprio una chiara manifestazione delle aspirazioni padane alla libertà che dell’unitarismo e del centralismo tricolore sono l’esatto
contrario. Una sorta di clamoroso autogol insomma, di cui gli italiani si sono accorti e hanno prima epurato Pontida dal loro più melenso parafernale patriottico e poi hanno cercato di demonizzare la vicenda relegandola a un fatto di colore, a una jacquerie di provincia, a una storiella padana e per ciò stesso becera e senza importanza.

 

Invece la vicenda è piuttosto significativa al di là della sua effettiva portata o consistenza storica. Il 7 aprile del 1167 i rappresentanti di Cremona, Bergamo, Mantova, Brescia e Ferrara avrebbero prestato all’Abbazia di Pontida un giuramento che ha dato origine alla prima Lega Lombarda. Il condizionale è d’obbligo perché non esistono prove documentate dell’avvenimento né sull’esatta località nella quale sarebbe avvenuto. Per primi ne hanno parlato, e solo nel Cinquecento, nel Cinquecento, Bernardino Corio e il Sigonio.

Pontida è però certamente una sorta di simbolico riassunto di avvenimenti occorsi in quel periodo. Contro le angherie dei funzionari imperiali (i burocrati
e i prefetti del tempo) si era formata nell’aprile del 1164 la Lega Veronese con l’adesione di Verona, Padova e Vicenza, poi di Treviso e di Venezia.
L’8 marzo del 1167 i delegati di Cremona, Mantova, Bergamo e di Brescia (che avevano cacciato i rettori imperiali ed erano tornate al vecchio regime consolare) giuravano di difendersi a vicenda. Il patto aveva durata cinquantennale e coinvolgeva anche Milano. Il 4 aprile dello stesso anno (tre giorni prima di Pontida) milanesi e bergamaschi avevano firmato un accordo, cui aveva aderito anche Cremona, che prevedeva fra l’altro la ricostruzione delle mura di Milano: un atto simbolico di ritrovata concordia e una aperta sfida lanciata a Federico.pontida cittàpontida città2

Il 27 aprile infatti i milanesi rientravano nella loro città in aperta sfida agli ordini imperiali. Erano preceduti dalla bandiera di San Giorgio. Milano era l’antica capitale della Terra di Mezzo dei celti, era molto di più della città più grande: era segno di unità contro il ritorno dell’oppressione di Roma rappresentata da un imperatore tedesco di nascita, ma romano di nome (e per scelta anche simbolica di potere).
La vaghezza storica del Giuramento non toglie nulla al suo significato simbolico. Cardini sottolinea che Pontida abbia significativamente rappresentato il ricorso a uno strumento associativo, le societas e le leghe fra le città e le comunità, che era stato proibito dall’imperatore a Roncaglia ma che aveva antiche radici nella cultura dei popoli celti, liguri e veneti e nella società longobarda.

Vera o inventata, Pontida ha in ogni caso proprio questo significato di coesione dei popoli padano-alpini che salta fuori nei momenti difficili della loro storia. Quando si uniscono i padani sono invincibili: uniti hanno contrastato i romani, hanno bastonato il Barbarossa e, soprattutto, il suo ben più odioso
nipote Federico II (inventore dello Stato centralista, prepotente e mediterraneo), uniti hanno battuto Carlo VIII a Fornovo, hanno fatto sputare sangue a
giacobini e bonapartisti. Pontida può però anche essere segno di un’unità effimera la cui scarsa durata ha segnato dolorosamente la storia padana.

Non molto lontano da Pontida, in una valle delle stesse Alpi, si trova il prato di Grütli, sul quale nell’agosto del 1291 i rappresentanti dei tre piccoli cantoni
montanari di Svitto, Uri e Unterwaldo hanno stipulato un patto di unità per combattere un nemico comune e – come è scritto nella dichiarazione di indipendenza della Svizzera – per “difendere e conservare in buono stato sé, i loro beni e i loro diritti”. Dopo 700 e passa anni sono ancora lì, ciascheduno libero e autonomo a casa sua, ma tutti uniti nel difendere la più antica indipendenza d’Europa. Gli svizzeri hanno lo stesso sangue celta, ligure, retico e germanico dei padani, vivono sotto lo stesso cielo e bevono la stessa acqua (lo stesso vino e birra): cosa hanno in più di noi che gli ha permesso di restare liberi?

Hanno saputo coniugare lo spirito di  autonomia con quello dell’unità, hanno  scoperto il magico e semplice uovo di  Colombo che consiste nel rispetto di tutte le differenze e culture, nel restare a comandare ciascuno a casa propria senza infastidirsi a vicenda, all’interno dell’unità ferrea delle varie autonomie, consiste nel rispetto di tutte le culture, cementata dalla fermezza nel difendere le libertà di tutti.

Solo uniti gli svizzeri potevano difendere le loro differenze, e lo hanno fatto.   Un cittadino o di Uri e uno di Ginevra, un grigione e un ottocenerino sono diversi, hanno leggi diverse, parlano lingue diverse, professano addirittura religioni diverse, ma sono graniticamene svizzeri. I loro nemici sono fuori, sono quelli che non  accettano   il rispetto per le diversità, per le autonomie e per il sacro diritto di comandare a casa propria. Sono quelli che vogliono vivere del lavoro altrui, che vogliono imporre usi e leggi foreste, che si vogliono installare a casa d’altri con le loro famiglie rumorose, numerose e prepotenti. Sono gli stessi nemici della Padania.

Pontida è stata allora una grande occasione perduta: quella di costruire un’unità delle diversità, una confederazione basata sulle comuni origini, sulle stesse necessità e sul rispetto di tutte le libertà. Non avere saputo cogliere la straordinaria occasione che la storia aveva presentato loro (e neppure quella della seconda Lega contro Federico II) ha condannato i padani ai margini della grande storia e in seguito – con l’oppressione italiana – a condizioni politiche ed economiche di assoluta deprivazione. Pontida è stata anche una grande occasione in termini di simbolismi politici e identitari. Ha dato forza al simbolo più antico, profondo e coinvolgente della comunità delle comunità padano-alpine: la Croce di San Giorgio, vera bandiera di libertà delle nostre genti. Era costruita sulle identità più sentite: i Comuni, che non erano le 4.000 invenzioni burocratiche ottocentesche ma alcune decine di aggregazioni organiche basate su comunanze storiche, geografiche e culturali..

Aggregava tutta l’area padana: le 34 entità che hanno aderito in qualche forma alla prima Lega Lombarda sono distribuite in tutta la Padania e ne coprono quasi completamente il territorio. Pontida è stata infine una meravigliosa espressione di volontà popolare, non mediata da potentati, caste o interessi specifici, ma rappresentante la partecipazione delle comunità in tutte le loro componenti, tutte ugualmente interessate alla difesa e alla conquista delle libertà.

Quell’esempio è ancora oggi vivo e forte. La Padania conserva la grande opportunità di rinnovare un giuramento di Pontida che riunisca tutti i popoli
padano-alpini nell’affermare e difendere le proprie autonomie e diversità, nel difendere gli interessi comuni, nel raggiungere una comune libertà e prosperità. Non facciamoci dividere da contrapposizioni ideologiche, non facciamoci distrarre da vicende e contingenze estranee ai nostri obiettivi: non perdiamo l’occasione un’altra volta!

(fonte: Il Federalismo)

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2 Comments

  1. luigi bandiera says:

    7 aprile 44.

    Ricordiamo i morti INNOCENTI a Treviso.

    Riposino in pace e preghino per noi veramente nel bisogno.
    Amen

  2. luigi bandiera says:

    Ahaaaa……….
    Quanto mi innervosiscono certe storie trikolorite.
    Diciamolo va: KOMUNISTE.
    .
    Poi per far accettare ed accecare il popolo sul nuovo andazzo sono nati partiti e movimenti ma la sostanza del padre fondatore rimane ed era il KOMUNISMO: inventato, forse, da quel Oliver Cromwell che penso’ e realizzo’, forse, la prima vera rivoluzione proletaria.
    I fatti poi lo riportarono indietro con il figlio del re Carlo decapitato per il bene del popolo (vizio tipico delle rivoluzioni komuniste il taglio della testa e bene komune..? ISIS DOCET..?).
    Si, quanta rabbia in corpo mi procurano le storie che scrissero i tririnkoglioniti: per il bene del proletariato o anche detto popolo, dissero e continuano a dire. Eppoi, dolce alla fine, condannano ed assolvono in nome del popolo…!!!!
    .
    E’ davvero un mondo difficile se pensiamo agli eventi accaduti nel mondo negli ultimi 5 o 6 secoli. Ne sono successe davvero tante a “pro” popolo.
    .
    Vero o falso fatto sta che la scoperta della Grande Isola (oggi America) ha davvero rivoltato il mondo e “selvaggio” e “civile”.
    Ieri era civile ammazzare tutti i residenti in un certo posto della Terra, per rubargliela.
    Oggi e’ civile farsi INVADERE per farsi derubare della Terra da secoli in possesso..!
    Come si puo’ ben capire di selvaggio e di civile non c’e’ proprio nulla.
    .
    Come da sempre ci sono i possessori e i ladri o detti anche invasori.
    Sono spacciati per benefattori altrimenti detti DISPERATI dai noti “BUONI”: forse perche’ ci PAGHERANNO LE PENSIONI..?? Sempre a detta dei buonisti..? o meglio Komunisti..? (Fa anche rima).
    No no…
    Qui e’ in gioco solo l’art. 180..!!!
    I giuramenti di ieri di oggi e di domani, per l’una e indivisibile, non contano.
    Da li’ non si scappa… quindi avanti con il 180.
    Salam

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