300 Lombardi. Oneto indipendentista dell’anno. Perché… l’indipendenza non arriverà dai partiti che censurano la cultura

300festadi STEFANIA PIAZZOGilberto Oneto è l’indipendentista dell’anno 2016. Questa è la prima buona notizia. La seconda è che sabato sera nella campagna vicino a Torba, all’Olona e al ciclo della vita che si conserva nelle nostre cascine, i 300 Lombardi di Giuseppe Longhin hanno serrato le fila del mondo indipendentista per “federare” una necessità: non disperdere le forze. Che ci sia o meno un referendum convocato da un governatore sul tema delle autonomie, che ci sia o meno un partito nato per l’indipendenza della Padania e poi declinato a fare di tutti i bisogni da Palermo a Milano un solo progetto politico, lontano dalle origini, poco importa.

O si resta insieme o non servirà a nulla proclamare un obiettivo come ragione sociale della propria attività politica o culturale.

Hanno preso la parola in tanti, l’altra sera. Tutti i responsabili delle realtà che animano e tengono acceso il fuoco della libertà da Roma. Da Marco Peruzzi, di Terra Insubre, a Roberto Bernardelli, di Indipendenza Lombarda, da Luca Gagliardi, di Alpinsubria, da Luciano Danti della Lega Sud Ticino, da Angelo Roversi per il movimento Avanti e i 300 Lombardi, con Enrico Baroffio, da Roberto Abeni, che ha passato il testimone di Indipendentista dell’anno all’amico Gilberto. Dalle macerie è possibile ricostruire? Sì, se la parola d’ordine è resistere, quando sai che il tuo “nemico” è più grande e più organizzato di te, e soprattutto se attorno vengono meno le ragioni di una speranza come la libertà di essere padroni a casa nostra.

A cominciare dalla lingua, orpello dimenticato da chi governa, con un progetto di legge nel cassetto degli assessorati lombardi. Prima c’era l’urgenza di nutrire il pianeta partendo da Rho, poi adesso c’è la tappona del turismo enogastronomico lombardo. Si mangia sempre, come sempre. Ecco perché è stata giusta la scelta dei 300 Lombardi di assegnare il premio intitolato a Carlo Porta, all’iniziativa “Impariamo la lingua lombarda“. 300festa4300festa5

Roberto Stefanazzi, che accompagnava Daniela, la moglie di Gilberto Oneto alla consegna del premio, lo ha ricordato che “Non fu Oneto a cadere in disgrazia, ma al contrario fu il movimento di riferimento a subire un impoverimento culturale, politico e identitario e ciò ricadde rovinosamente su esso stesso e i suoi affiliati, con ripercussioni che purtroppo paghiamo non solo noi tutti “indipendentisti” ma tutte le popolazioni padano-alpine sulla nostra pelle ancora oggi”.

Vero, verissimo. A questo proposito non ho potuto non ricordare, quando l’amico Longhin mi ha passato il microfono, che proprio nel periodo felice del settimanale “Il Federalismo”, a cui Oneto collaborava dopo il silenziatore impostogli per sempre da la Padania (era il 2004 e l’esperienza durò fino al 2006), si registrò un odioso caso di censura politica, di partito.300festa6

Ricevetti una telefonata, fu un ministro a scomodarsi. “Quello lì non deve scrivere, è contro di noi”. Imposizione scellerata, bieca, ottusa. O della Lega se ne parlava bene, altrimenti era vietato esprimere il preoccupato dissenso sulle patacche di riforme. Oneto sapeva leggere più dei dirigenti della Lega, a loro differenza, sapeva pensare ed elaborare un pensiero. Scomodo, intralcio all’agire leghista su Roma e sul resto del creato politico dei traffichini, Oneto non doveva più avere accesso ai media cartacei. Proseguì su Radio Padania. Ma di scritto nulla più. Oneto doveva pensare, poteva continuare a farlo, ma in soffitta. La sua soffitta.

E si è visto infatti cosa ne è stato del Carroccio, dei suoi programmi politici, delle sue strategie. E come Oneto, altri fecero la sua stessa fine. Pensare, essere liberi, è un difetto. Nessuno è perfetto, ma la paura del confronto nasce dalla consapevolezza di non essere padroni del mestiere. Di non essere all’altezza di progettare un futuro. E da un partito che tappa la bocca all’anima sincera dell’indipendentismo, di cui si vanta di portarne il nome più per vezzo che per sostanza, cosa si poteva o si può oggi pretendere?300festa7

Chi ha eliminato l’avversario culturale, perché inettamente incapace di produrre cultura, come può liberare il Nord dalla schiavitù di una sottomissione ideologica, culturale che ha portato, poveri di idee, a diventare ricchi di poltrone e potere?

C’è una strada comune da alimentare, nutrire di idee e contributi? Da 300 a 301 lombardi, la strada è questa, in crescita.

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One Comment

  1. Aurelio Galli says:

    Plaudo all’iniziativa e spero vivamente che non finisca come nei tentativi precedenti, dove alle belle parole è seguito purtroppo un misero silenzio.

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