300 Lombardi, il futuro passa per l’indipendenza. Perché sull’asfalto non ci sono sassi per la rivoluzione

di REDAZIONE

Abbiamo partecipato ad una serata lombarda. Di questi tempi, è raro. Gli amici dell’associazione 300 Lombardi, con o senza un Leonida padano, hanno deciso che occorre serrare le fila e fare massa critica comune. E via. Da qui la decisione di chiamare a raccolta chi, tra politica, associazionismo, cultura, stampa, parla, lavora, promuove il tema dell’indipendentismo lombardo.foto 4

Giuseppe Longhin, Alessandro Gioia e Sergio Marinotti, hanno  fatto un lavoro che si traduce in: marciare anche divisi, ma colpire uniti. E l’incontro conviviale in un cascinotto rurale di antica tradizione contadina, per lanciare le iniziative dell’associazione, dalla webradio al canale youtube, in realtà è andato ben oltre. C’erano i Serenissimi, tra i quali Roberto Abeni di Brescia Patria, a cui è andato il tributo di “indipendentista lombardo dell’anno 2014- premio Carlo Cattaneo”, ma c’è stato anche il riconoscimento per altri che hanno aperto “fuochi” diversi sul sistema. Plebiscito.eu, ad esempio, che ha fatto parlare del Veneto indipendentista con Gianluca Busato fuori confine; Jordi Fornas Prat, che in Catalogna è voce alternativa all’indipendentismo che si vede solo da lontano con Mas, e Franco Rocchetta, per l’impegno trentennale; Marco Tamburelli, docente di bilinguismo in Galles, lombardo profeta fuori patria (riconoscimento intitolato a Carlo Porta); la stampa, premiata col premio “Gianni Brera”, con l’Intraprendente di Giovanni Sallusti, l’Indipendenza Nuova di Stefania Piazzo, il Miglio Verde di Gianluca Marchi, la Bissa de l’Insubria di Claudio Bollentini.300 sera

Fare la cronaca della serata ci pare riduttivo. Sì, c’erano Franco Rocchetta, il prof. Marco Bassani, il Collettivo Avanti, Color 44, Terra Insubre con il presidente Peruzzi, Alpi insubria, i Ticinesi, Color 44, Roberto Bernardelli presidente di Indipendenza Lombarda, altri esponenti di ProLombardia, Brescia Patria… L’indipendenza che nasca da basi economiche così come da esigenze identitarie culturali, paga il prezzo di un quarto di secolo di rivoluzione mancata, nonostante i numeri e le risorse. Di territoriale, si è compreso bene, a definire la rappresentanza del Nord, non c’è più nulla sul fronte istituzionale. Ma esiste una base che si anima e alimenta la cultura, primo presupposto prepolitico, per non spegnere la fiamma della fame di libertà. Questa è la spina nel fianco del sistema e dei partiti che si spostano da nord a sud a caccia di numeri per sopravvivere.foto 3

L’indipendenza ha un futuro, a fronte dell’accanimento della magistratura e dello snaturamento politico di chi voleva rappresentare il Nord? Sì. Purché continui a far sentire la propria voce. Gli organi di informazione sono il canale più sensibile per diffondere il bisogno di nuovo. Per questo qualsiasi battaglia non può fare a meno di passare per la scrittura e la documentazione per esistere, e fare storia.foto 2

Non si vuole fare cronaca, si è detto. E allora, come Indipendenza Nuova, nel ringraziare gli amici di 300 Lombardi per questa comunity indipendentista aperta al dialogo e al lavoro comune, abbiamo pensato di riproporre un servizio pubblicato sul nostro quotidiano. Era una riflessione, che riteniamo calzi per l’evento, e che ripropone un film, “La vita agra”. Parla di asfalto, dove i sassi sono spariti e non si possono più tirare per fare la rivoluzione. E’ una fotografia della Lombardia in bianco e nero, in cui tutti ci si può ancora riconoscere. Grazie e buona indipendenza a tutti….

 

 

 

Noi stiamo dalla parte di quelli che hanno i calli alle mani”. Disse il leader  del Carroccio.

A  noi viene in mente Ugo Tognazzi nel film “La vita agra” quando dice… “l’asfalto ha rovinato le rivoluzioni, non ci sono più sassi”. O, ancora, quando urla di rabbia: “Io vorrei far esplodere il Torracchione”, riferendosi ad un grattacielo di Milano, per vendicarsi dalle miniere chiuse, in nome dei lavoratori licenziati. Ma la vita è agra anche adesso. Dunque, si parla di calli….foto 1

Diceva Luciano Bianchi, interpretato da Ugo Tognazzi: “Che vita agra, quassù: caschi per terra e nessuno ti raccoglie. Qui il tuo prossimo ti cerca soltanto se e fino a quando hai qualcosa da pagare”. O da votare, aggiungiamo.

Ecco, da sempre la gente si aspetta che chi parla dal pulpito abbia idea di che cosa voglia dire aver lavorato, fatto una gavetta, timbrato un cartellino, capito cosa sia una “miniera”, preso la metropolitana o il treno dei pendolari alle sette del mattino, aver fatto la coda per tornare a casa stipati come carri bestiame negli autobus o nei vagoni senza posti a sedere, che quindi abbia provato cosa significhi fare la spesa aspettando la fine del mese con mille euro in busta paga e non con lo stipendio da parlamentare. Col massimo delle presenze in europarlamento, s’intende.

Il papa operaio

Da sempre la coerenza e l’adesione alle parole, la loro veridicità passa per la presa di coscienza di un’esperienza. Papa Wojtila fece il prete operaio. Papa Bergoglio fece l’uomo delle pulizie in una fabbrica; Papa Ratzinger dovette passare per forza nella leva obbligatoria   riuscendo però sempre a evitare di sparare un colpo, vivendo nelle retroguardie del conflitto, senza mai prendere parte ad una riunione, a suo rischio e pericolo.foto 2

Il presidente operaio

Sandro Pertini, tanto per citare un altro uomo di popolo, da calli sulle mani,   settimo presidente della Repubblica, un socialista vero, da rivoluzione vera, aveva detto: “Io ero pacifista ma andai volontario in guerra [la prima guerra mondiale] perché se a combattere dovevano andare i figli degli operai e dei contadini, dovevo andarci anche io”.

Ecco, i politici oggi, che facciano i parlamentari o i segretari di partito, senza dover andare troppo lontano a cercare indipendentismi e autonomismi da rivendicare a ogni occasione mediatica, facciano così. Combattano col popolo. E in effetti a volte lo prendono in parola, il motto di Pertini, tanto che in Consiglio comunale a Milano hanno potuto vantare il 75% di assenze. Il resto? Ma ai mercati, tra la gente, ovvio. La politica, appunto, la si fa vedendo quelli che hanno i calli e sentendo le loro ragioni. Giusto, anche sedendo in Parlamento a Bruxelles. Uno stipendio mica male, un 25% di assenze motivate da altrettante presenze in piazza, col popolo dei calli. Di che si vuol discutere?foto 3

Gramsci operaio

Antonio Gramsci, uno che di rivoluzioni ne aveva sentito parlare, per guadagnarsi da vivere aveva lavorato anche in una fabbrica di ghiaccio, combattendo con la natura matrigna che non gli impedì però, col suo metro e mezzo di statura, di essere un gigante tra i giganti del Novecento, comprendendo il valore della cultura, e quindi della scuola, della formazione, come mezzo per fare politica e attrezzare i partiti a disegnare le rivoluzioni. Vero?

Il governo ha varato un decreto legge per l’abolizione del finanziamento ai partiti, ma dal 2017. Già lo si sapeva. E’ l’unico callo che certa politica sa farsi crescere, incallirsi su se stessa senza vedere che attorno il mondo è morto e sfinito e che le partite iva chiudono, che a essere rottamati sono gli over 35, i cinquantenni. La politica apprezza i calli, i propri.

Scriveva Luciano Bianciardi, autore del libro da cui fu tratto il film La vita agra: “La politica, come tutti sanno, ha cessato da molto tempo di essere scienza del buon governo, ed è diventata invece arte della conquista e della conservazione del potere.  Il metodo del successo consiste in larga misura nel sollevamento della polvere”. Ecco.foto 4

 

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8 Comments

  1. arcadico says:

    Concordo, Verbalizzo, Sottoscrivo in toto!

    Sul momento quando ho appreso che la ricetta era … siamo una comunità recuperiamo gli ex leghisti mi è scappata una risata!

    Una domanda dovrebbe sorgere spontanea ovverosia come mai ci sono … ex leghisti?

    Divergenze politiche?

    Improvvisi impegni lavorativi o famigliari (come si usa dire nei consigli comunali quando si getta la spugna)?

    O allergia ad un modo di porsi dei mangiapane territoriali SOLO affaccendati nell’Assalto alla Cadrega remunerata, con cortocircuito della società civile a forza di epurazioni varie ( leggasi allontanamenti, declassamenti, tessere non date, espulsioni, etc., etc.,) di chi si trovava sulla linea di fuoco o semplicemente … assisteva?

    Il salto da una ‘Comune’ (quale è ora) ad una Comunità sarà davvero arduo!!

    Negli Anni Sessanta c’era uno slogan … Peace and Love!!

    Oggi in lingua madre assisto ad … ‘Pisà e Làva’!!!

    Non ci siamo ragazzi!

    Poche idee e alquanto impalpabili!!!

  2. leghista col cappio says:

    Contrordine kompagni.
    La stagione neo-secessionista è durata 24 ore.
    Ecco da chi andranno a elemosinare voti nel disperato tentativo di raggiungere il 4%:

    http://www.affaritaliani.it/politica/lega-svolta-salvini-sud161213.html

    Nascondetevi.

  3. Paolo says:

    Non ci siamo proprio, non riesco più a capire dove diavolo volete andare …
    A meno che pensiate che tutta la Lega è colpevole a prescindere, e che a prescindere deve sparire.
    Se è così, addio…

  4. Riccardo Pozzi says:

    Io i miei calli li conosco bene, si sono formati in trent’anni di officina e in questo discreto lasso di tempo ho imparato ad apprezzare un adagio del mio povero papà: chi lavora con ritmo ed efficienza ,raramente viene spostato, a fare il capo di solito ci mandano il fannullone, più scaltro e svelto.
    Sento che il motto è applicabile a molti altri mestieri, politica inclusa.

  5. Rtg says:

    L’ho scritto pure ieri: se in Lega rimangono
    certi personaggi e vien dato divieto di discuterne
    allora è in atto una controriforma, non una riforma.

  6. Castagno12 says:

    Mi permetto di completare il titolo dell’articolo in oggetto:

    ” …. e nella società ora non ci sono i cervelli, grazie al ’68 voluto ed imposto dai Mondialisti”.

    La riforma della scuola ha rappresentato un grosso successo per Lorsignori.

    La nostra situazione, la realtà ed i mancati risultati dei tentativi di protesta parlano chiaro !

    La popolazione italiana non rappresenta un ostacolo per il Governo Mondiale: lo approva, lo sostiene, lo finanzia.

    I maggiordomi italiani (i politici), indisturbati osservano gli inutili disagi ed i danni che i cittadini subiscono.

  7. leghista col cappio says:

    Ottimo pezzo. Quelli con i calli sulle mani caro Salvini sono gli stessi che hanno assediato il consiglio della regione Piemonte dove il tuo amico Cota si nascondeva protetto dalle forze dell’ordine italiane. Sono gli stessi che oggi hanno sfondato i cordoni della polizia a Milano e si sono pericolosamente per voi diretti verso il consiglio regionale lombardo. Anzichè trasfomare le poche sezioni ancora aperte in “centri di controinformazione” come hai detto ieri incomincia a rispondere alle banali domande che i giornali ti fanno sull’affaire Belsito.

    Ridicolo che Gordo,assenteista record all’europarlamento,attacchi l’Europa che “si fa i fatti suoi”.Perchè l’Europa dovrebbe curare gli interessi degli elettori di chi non è mai presente in aula?C’è da augurarsi che Indipendenza lombarda presenti una lista nel nordovest alle prossime europee. In alternativa gli indipendentisti aprano un tavolo con un qualche candidato dei 5 Stelle disposto a portare a Strasburgo alcuni progetti concreti di matrice autonomista in cambio del voto di preferenza dei leghisti schifati.Do ut des insomma,ma con qualcuno di politicamente credibile e che la mattina si faccia la barba.

    • Aquele Abraço says:

      Se chi protesta sono quelli dei centri sociali, allora hanno i calli nelle mani, se Belsito parla, allora è una persona credibile, se gli indipendentisti lombardi di sinistra sono 4 gatti, allora è colpa della Lega che inganna i militonti.
      Che idea strampalata di far appoggiare gli ideali indipendentisti da un partito, il M5S, che è tutt’altro. Ma da che parte stai? Finché non c’è una sinistra indipendentisa di un cero peso cosa fai, baratti l’indipendenza per le tue fisime ideologiche?difesa dell’identità nazionale contro l’immigrazione incontrollata, specialmente di culture incompatibili (islamismo radicale).

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