25 APRILE: DUE MODI DIVERSI PER INTENDERLO

RICEVIAMO E PUBBLICHIAMO

Penso che il 25 aprile, Anniversario della Liberazione dal nazifascismo, meriterebbe un radicale cambiamento dei suoi contenuti e della sua denominazione. A distanza di tanti anni dai tragici fatti che ricordiamo, sarebbe più onesto per tutti non festeggiare la liberazione dal nazifascismo ma ricordare la Pacificazione Nazionale e la fine della guerra civile che iniziò l’8 settembre 1943 e terminò, addirittura, dopo alcuni anni dalla fine della seconda guerra mondiale. Bisognerebbe smetterla di ricordare solo i morti di una parte, quella dei vincitori, ma ricordare, con pari onore  e dignità, anche i morti, anch’essi italiani, dell’altra parte. Come non ricordare infatti i 20.000 morti del martirio istriano e dalmato-giuliano, perchè dimenticare i tanti preti uccisi nel triangolo rosso, a che scopo ricordare solo l’eccidio dei 7 fratelli Cervi e dimenticare invece la strage dei 7 fratelli Govoni, avvenuta a guerra ormai conclusa. Per limitarsi alle Marche, perchè non ricordare, ad esempio, anche  l’eccidio di Muccia, dove nella trattoria Cucculelli, i partigiani uccisero 7 militari con mitra e bombe a mano. Si trattò di un fatto di inaudita ferocia che segnò il primo passo verso una scia di violenza sempre crescente nel maceratese.  Perchè non ricordare anche  la strage delle ricamatrici di Arcevia, un eccidio di 13 persone avvenuto il 14 luglio 1944, quando nella zona il conflitto era terminato, vittime innocenti del fanatismo ideologico che pervadeva i partigiani comunisti. Partigiani appunto, come dice il nome, cioè persone non obiettive ma di parte. Eppure c’erano tra i partigiani persone animate davvero dallo spirito nobile di liberare l’Italia dalla dittatura. Purtroppo  molti tra essi avrebbero voluto subito creare un’altra dittatura, quella comunista. Diversamente non si spiegano le efferatezze, le stragi, le torture inferte da alcune bande partigiane anche alla popolazione civile che non aveva alcuna colpa. Molti giovani diventarono partigiani di fatto e inconsapevolmente, andando in montagna per sottrarsi alla leva nell’esercito italiano allo sbando.  Allo stesso modo va detto che anche tra i fascisti e tra i repubblichini o, semplimente, tra i militari di leva, c’erano persone perbene che volevano servire lo Stato italiano e non capivano il cosiddetto tradimento nei confronti dell’alleato tedesco. Allo stesso tempo vi erano, anche qui,  fanatici e pazzi che uccisero, seviziarono e crearono immenso dolore. Anche se la storia l’hanno scritta i vincitori, dobbiamo essere oggi più obiettivi e uscire dalla retorica del 25 aprile, anche perchè, come ha scritto Giampaolo Pansa, “I vinti non dimenticano”.

La proposta che faccio è quindi quella di non chiamare più il 25 aprile “Anniversario della Liberazione” ma “Anniverario della Pacificazione Nazionale”. Saremmo tutti più obiettivi e meno di parte.

Enzo Marangoni – Consigliere Regionale Marche

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25 Aprile: par tera…par mar…San Marco!

Il 25 aprile si festeggia la cosiddetta “Liberazione”. Liberazione dalla dittatura nazi-fascista che, ad una poco attenta analisi, sia storica che contemporanea, significa ritorno alla libertà e alla democrazia per il popolo italiano. Peccato che, nonostante siano passati ben 67 anni dalla fine della seconda guerra mondiale, il 25 aprile non sia ancora una festa condivisa, ma, al contrario, occasione di contrapposizioni e scontri tra coloro che si ritengono “proprietari” della festa e coloro che non hanno il diritto di parlare o, addirittura, di esistere.

E peccato che non ci si accorga che, mentre ancora ci si riempie la bocca di fascismo e antifascismo, la nostra “cara” Europa ci abbia ingabbiato in una nuova Dittatura (con la D maiuscola!), meno rumorosa, perchè retta da un sistema tecnocratico-bancario e non dall’esercito, ma, per questo, molto pericolosa.

E peccato che, a distanza di 67 anni, non si dica ancora che, per la Venezia Giulia, il 25 aprile non sia significato “liberazione”, ma inizio di una nuova dittatura, di diverso colore, ma per molti aspetti più sanguinosa e crudele. Per gli esuli giuliano-dalmati ed per i loro figli, qualunque sia la loro simpatia politica, il 25 Aprile non può che essere San Marco, patrono della Serenissima Repubblica di Venezia!

Riccardo Rossanda

 

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