22 ottobre 2017-22 ottobre 2019, così tanto per non dimenticare… il referendum del nulla di fatto

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di RICCARDO POZZI – E così dopo tanti anni di divulgazione appassionata, di errori, di alleanze fallite, di lotte intestine, di figuracce clamorose, di denunce, manifestazioni, montagne russe elettorali, cappi e manette, cornamuse e Kilt, dopo anni di gazebo e infinite raccolte firme, dopo aver avuto anche il Ministero degli Interni per molti anni, dopo aver avuto contro, tutta, ma proprio tutta la stampa politica e anche quella da intrattenimento, dopo la disillusione e il disincanto, dopo la rabbia e lo sconforto, abbiamo raccolto la residua fiducia votando un referendum consultivo per avere l’autonomia che la Costituzione consente, dopo tutto questo siamo al dunque. Davanti al governo in cui l’azionista maggiore porta ancora la spilla di Alberto da Giussano scopriamo che le autonomie richieste da Lombardia, Veneto ed Emilia (quest’ultima senza aver fatto referendum per evidenziarne l’inutilità davanti all’allora governo di sinistra…) sono avversate da praticamente tutto il centro sud in blocco, di fatto, tutto il resto dell’Italia.
I governatori di Campania, Calabria, Puglia e Sicilia (regione a statuto speciale e autonoma solo per spendere…) hanno chiaramente ravvisato nelle richieste del nord economicamente più forte l’evidente pericolo di uno sfaldamento della Nazione.
Ma tu guarda….. noi credevamo fossero distratti e invece “là nissciuno è ffesso”, si sono accorti immediatamente che trattenere parte dei residui fiscali vorrebbe dire avviarsi nel piano inclinato della secessione.
E i governatori nordisti ad assicurare che noooo, non è vero niente, che, anzi, l’unità nazionale ne uscirebbe rafforzata e altre regioni potrebbero chiedere di accodarsi alla richiesta del lombardo veneto per poter “spendere meglio i soldi pubblici”.
In realtà tutti sanno, tutti sappiamo, conti alla mano, che De Luca ha ragione, che il sud rimarrebbe con meno risorse, perché se il nord, come scrisse il Mattino di Napoli “vuole tenersi i soldi” ( forse intendeva dire – i propri soldi- visto che vengono tutti da quelle terre), la fine che farebbero le regioni del sud sarebbe inevitabile.
E allora eccoci qua, ad aver votato l’ultimo referendum anche se ne sospettavamo l’inutilità, eccoci a verificare che la rivoluzione non arriva mai con una circolare ministeriale, i cambiamenti veri non arrivano per accordo, e a pensarci bene ci è quasi più simpatico il governatore De Luca che, sapendo bene cosa significherebbe interrompere il fiume dei preziosi residui fiscali del nord (100 miliardi l’anno), dice come stanno le cose ai propri cittadini e solleva l’intero sud per protesta. Più simpatico di chi continua a dire che l’autonomia sarebbe un bene per tutte le regioni, mentendo e sapendo di farlo. A parti geografiche invertite col cavolo che il sud avrebbe lasciato 100 miliardi ogni anno per quarant’anni al resto del paese e non avrebbe avuto alcuna vergogna di rivendicarli.
Sarebbe stato bello poter mostrare gli eventi di oggi a quei milioni di padani ( sessantacinque persone per la Procura) che il 15 settembre 1996 si dettero la mano sulle sponde del fiume Po per una lunghissima catena umana, dileggiata e sbeffeggiata da chi aveva ben presente l’origine dei propri bonifici, ma ancora viva nel ricordo di chi lavora da quarant’anni a testa bassa, sperando che qualcosa cambi in questa pianura, prima di morire.
Sarebbe bello far vedere dove sta finendo il loro sogno, l’entusiasmo che portavano infangandosi nelle golene del Po per mostrare agli elicotteri della Rai (pagati da loro) che il nord c’era ed era stanco di subire.
Ovviamente il risultato sarà una delusione, ma non perché una piccola concessione non sia meglio di niente, no. Il risultato sarà una delusione e forse addirittura una offesa, perché le rivoluzioni sono sempre contro la legge e contro il potere al governo, sempre.
Quando una rivoluzione così storicamente rilevante (quelle tre regioni sono l’area più industrializzata d’Europa e tra le prime al mondo) arriva con un accordo prima del telegiornale, vuol dire che è meglio restare così, solidali e indivisibili, andare allegramente verso il burrone.
Tutti insieme.

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One Comment

  1. giancarlo RODEGHER says:

    Ecco sono d’accordo sul burrone,
    Muoia Sansone ( il Nord )con tutti i Filistei ( Il Sud ).
    Questo è l’intento dei politici meridionali al governo di ieri, di oggi e speriamo non più del domani.
    Anziché cercare di salvare le regioni che potrebbero aiutare a tenere a galla tutto il Paese, per la paura e la rabbia di potersi veder togliere qualcosa, preferiscono farci morire assieme a loro.
    Tutti uniti nel DEFAULT !!!!
    Bella prospettiva d’avvero. Ma la loro filosofia non è la nostra filosofia di vita.
    Alla fine le cose cambieranno anche senza la loro volontà. Il Paese è fermo e lo resterà per molto ancora, se non con la recessione già in atto. Siamo tra l’incudine ed il martello. Da una parte il Debito Pubblico che ci tiene incatenati, dall’altra una Europa incomprensibile e vigliacca per moti versi.
    Resteremo al palo e con esso i politici meridionali potranno fare la Lep Dance guardando il Veneto e altre regioni del Nord andarsene finalmente per la loro strada.
    WSM

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