2014, anno cruciale per l’indipendenza della Sardegna

di ALTRE FONTI

Se alle parole corrispondessero i fatti, si potrebbe già segnare il 2014 come uno degli anni cruciali della storia sarda. L’anno dell’inizio del percorso verso una forma di autonomia molto più accentuata dell’attuale. Addirittura dell‘indipendenza nell’ambito dell’Europa.

Fantapolitica? No: basta sommare i numeri e leggere i documenti politici che da settimane circolano in vista delle Regionali. A partire da quelli dei Rossomori, il partito che rivendica uno dei marchi più ambiti in questa lunghissima vigilia elettorale: il “sovranismo“. Neologismo ormai entrato stabilmente nel dibattito politico sardo, anche se non ancora nel dizionario della lingua italiana.

Pochi giorni fa Gesuino Muledda, appunto il leader dei Rossomori (‘organizzazione nata dalla scissione sinistra del Psd’Az dopo l’alleanza dei Quattro Mori con Silvio Berlusconi) ha sentito la necessità di ricordare che esso comparve per la prima volta in un documento presentato al congresso sardista di Arborea dai militanti della federazione di Cagliari. Il titolo era “Soverania est indipendentzia”. Con quel documento e con quella parola – che sono lo stesso Dna dei Rossomori – ha sottolineato Muledda, ormai “tutti stanno facendo i conti”. E’ un dato di fatto.

Gli ultimi in ordine di tempo, ieri, al nuraghe Losa, sono stati il consigliere regionale sardista Paolo Maninchedda e l’intellettuale indipendentista Franciscu Sedda, i fondatori di un composito “Partito dei sardi” che non disdegna l’amicizia di Antonello Cabras e del manager di Ottana-energia Paolo Clivati e si propone come “il luogo del sovranismo che intende confrontarsi e misurarsi con
altre correnti culturali e politiche, piuttosto che isolarsi e contemplarsi“.

Si capisce allora la precisazione di Muledda e l’irritazione dei Rossomori davanti al tentativo di appropriazione della “parola magica” da parte di chi – come Maninchedda – fino a poco tempo fa sosteneva la giunta guidata da Ugo Cappellacci e che solo in prossimità della fine della legislatura se n’è staccato.

Fatto sta che il Partito dei Sardi vorrebbe entrare nell’alleanza del centrosinistra. Probabilmente contando sul fatto che alle prossime elezioni Regionali, anche grazie a un sistema elettorale assurdo che non prevede il ballottaggio, ogni voto sarà prezioso ed è complicato respingere chi offre i propri, pochi o molti che siano.  Una situazione che ha risvegliato molti appetiti.

LE TANTE DECLINAZIONI DI UN SENTIMENTO ANTICO

“Sovranismo” è la nuova formulazione di termini presenti da sempre nel linguaggio politico isolano. Da autonomismo a indipendentismo. Termini che, al di là dei significati che sono stati nel tempo loro attribuiti, hanno un forte potere di suggestione. Portano voti, appunto. A maggior ragione in un momento di gravissima crisi economica nel quale anche chi ha governato l’Isola negli ultimi cinque anni ha tutto l’interesse a scaricare su Roma le responsabilità del fallimento politico, economico, morale di un’intera generazione politica.

E’ difficile trovare oggi un partito che – da destra a sinistra – non abbia accentuato gli aspetti in senso ampio sardisti del suo programma. Paradossalmente uno dei primi a cogliere il nuovo vento è stato il governatore insediato da Silvio Berlusconi. La cui foto con la berritta in testa è la sintesi perfetta di questa tendenza. Nella quale si trovano posizioni politiche diversissime. Da quelle che rivendicano in modo autentico un moderno percorso verso l’indipendenza, a quelle che vogliono utilizzare solo a fini elettorali questo sentimento.

Fatto sta che alle prossime regionali si confronteranno almeno tre poli (quattro, se il Movimento 5 Stelle isolano deciderà di rendersi un po’ meno dipendente da Beppe Grillo) che metteranno al centro del loro programma rivendicazioni di sapore autonomista, sardista, indipendensta o, appunto, “sovranista” . Come, con la zona franca, ha già fatto l’astuto Cappellacci. Per questo si può affermare che se queste proclamazioni fossero vere, l’Isola avrebbe già sulla carta una maggioranza politica favorevole a ridiscutere in modo radicale il rapporto con lo Stato. Se fossero vere.

LA SFIDA “SOVRANISTA” DEI TRE POLI

CENTROSINISTRA. La componente sovranista è rappresentata dai Rossomori di Gesuino Muledda. La cui posizione è stata rafforzata dall’incertezza e dalla lentezza del Partito democratico nel percorso che avrebbe dovuto portare alla costituzione di una organizzazione sarda autonoma da quella nazionale e federata con essa. I Rossomori vedono come il fumo negli occhi il tentativo di Paolo Maninchedda di entrare nell’alleanza e hanno già pronte una serie di contestazioni formali. A partire dal fatto che non è ben chiaro quale sia il rapporto di Maninchedda col Partito sardo d’Azione. Pochi giorni fa, infatti, ha partecipato all’elezione del capogruppo.

D’altra parte il partito di Maninchedda e Sedda non è il solo nuovo apporto di “sardismo-sovranismo-indipendentismo” che potrebbe andare a rimpinguare le casse elettorali di Pd e alleati. Che farò, per esempio, l’Irs di Gavino Sale? La nuova legge elettorale è stata fatta apposta per indurre le forze politiche minori a entrare in una coalizione. A meno che (e non pare il caso dell’Irs) possano
sperare di conquistare da sole più del 5 per cento dei voti.

CENTRODESTRA. A parte la berritta di Cappellacci, ci sono sempre i sardisti del Psd’Az. I quali, al di là della rottura formale con la maggioranza, dovranno stare là se non vogliono scomparire. Il logo dei Quattro Mori – benché contaminato dal berlusconismo – ha sempre un forte potere attrattivo. Tanto che, come la Settimana enigmistica, conta innumerevoli tentativi di imitazione. Ultimo in ordine di tempo, il movimento “Quinto Moro“, fondato dall’ex assessore all’AgricolturaAndrea Prato.

Ma la più forte e ambiziosa formazione para-sardista del centrodestra è il movimento del deputato (e acerrimo nemico di Ugo Cappellacci) Mauro Pili. Si chiama, con una certa involontaria ironia, “Unidos“. In realtà potrebbe essere l’elemento di divisione e di spaccatura. Pili non nasconde l’ambizione di candidarsi come governatore. Magari anche per vincere, certamente per far perdere il governatore in carica.

PROGRES. In questo clima, è facilmente comprensibile l’allarme che ha suscitato l’annuncio della candidatura della scrittrice Michela Murgia e che suscitano le notizie sull’incessante attività che la sua organizzazoione, ProgReS (Progetu Republica Sarda), sta svolgendo nel territorio. L’annuncio ufficiale dell’impegno della Murgia sarà dato (se non si verificheranno nel frattempo degli imprevisti, che appaiono improbabili) il prossimo 3 agosto a Nuoro. E’ infatti molto difficile che Progres e la Murgia accolgano l’invito, tardivo, del centrosinistra ad allearsi. Contano di marciare da soli, col sostegno di movimenti ambientalisti del territorio, liste civiche,  amministratori locali (specie del centrosinistra) stanchi dei giochi di partito, e di intellettuali di spicco, come per esempio Marcello Fois. La possibilità di un’alleanza col Movimento 5 Stelle è stata smentita dalla parlamentare grillina Emanuela Corda. Ma c’è ancora tempo. E certamente se la Murgia ricevesse il sostegno dei 5 stelle (in modo diretto o attraverso una desistenza concordata), davvero potrebbe essere la sorpresa clamorosa della elezioni del 2014. E, in tal caso, l’indipendenza potrebbe per la prima volta uscire dalla carta dei programmi e confrontarsi con la realtà politica.

di Nicolò Businco – FONTE ORIGINALE: http://www.sardiniapost.it

 

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One Comment

  1. Dan says:

    Ok, abbiamo scoperto un nuovo “sinonimo” di indipendenza.

    Adesso ?

    Quali sono i piani per arrivarci sul serio ? Come si organizzeranno sul serio, sul campo, per riuscirci ?
    Mah…

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