2013: LE FALKLAND AL REFERENDUM PER L’INDIPENDENZA

di STEFANO MAGNI

I risultati di certi referendum possono essere scritti con un anno di anticipo rispetto allo spoglio delle schede. Posso già scommettere su un numero: più del 90% degli abitanti delle Falkland sceglierà di rimanere un territorio autonomo all’interno del Regno Unito. Non perché sia un mago, ma perché i 3000 abitanti di quell’arcipelago dell’Atlantico meridionale, pur essendo agli antipodi da Londra e geograficamente molto più vicini a Buenos Aires, sono britannici a tutti gli effetti. A maggioranza scozzese, per la precisione. E, indipendentemente dalla loro composizione etnica, non hanno mai neppure preso in considerazione di farsi annettere dal vicino Stato latino-americano.

Il referendum che deciderà le sorti delle isole è stato annunciato oggi. La consultazione popolare si terrà nella prima metà del 2013. La data dell’annuncio non è casuale: fra due giorni si celebra il 30mo anniversario della fine della guerra delle Falkland. Nel 1982, ignorando il parere della popolazione locale, la giunta militare che allora governava l’Argentina, decise di annettere l’arcipelago con la forza. Dopo 74 giorni di occupazione e un breve conflitto, il Regno Unito se lo riprese.

L’ambizione argentina a occupare l’arcipelago non è mai cessata. La repubblica sudamericana rivendica quelle isole, che chiama Malvinas, come parte del proprio territorio nazionale. In nome della geografia e della storia: negli anni ’20 del XIX Secolo furono colonizzate dagli argentini, che le ereditarono dall’Impero Spagnolo. Che, a sua volta, come ricordano gli inglesi, le strappò nel XVIII ai primi coloni britannici. Fatto sta che, a prescindere dalla storia e dalla geografia, da quasi due secoli a questa parte, quelle sono isole abitate da anglosassoni. Le elezioni hanno sempre dato la maggioranza ad assemblee legislative favorevoli all’appartenenza al Regno Unito, pur conservando l’autonomia locale. L’Argentina, da un anno a questa parte, sta esercitando una pressione fortissima su quel piccolo popolo. Impedisce l’attracco ai porti argentini a tutte le navi che provengono dalle Falkland o anche solo vi fanno una tappa. E sta conducendo azioni legali contro cinque compagnie petrolifere britanniche intente ad esplorare le coste e i fondali dell’arcipelago. Rivelando, così, un “qualche” interesse di Buenos Aires per l’accaparramento delle risorse naturali locali, che si preannunciano molto ricche. L’Argentina, in questi giorni, sta chiedendo di riaprire il negoziato sulla sovranità delle isole in sede Onu. E persino le Olimpiadi, giochi di pace dai tempi degli antichi greci, sono un’occasione per attaccare briga. Il mese scorso, il governo di Buenos Aires ha trasmesso una campagna promozionale molto nazionalista: il capitano della squadra nazionale di hockey, Fernando Zylberberg, era ritratto mentre si allenava nelle Falkland. “Per competere sul suolo britannico, ci alleniamo in territorio argentino”, si leggeva nel testo dello spot. Gli inglesi, con molto fair play, avevano risposto con un divertente montaggio alternativo dello stesso spot: Fernando Zylberberg correva, sudava, ma perdeva l’ultimo autobus e la scritta finale diventava: “Per prendere un autobus sul suolo delle Falkland consigliamo di non usare un orario argentino”. Alla fine, però, la polemica e la lite diplomatica è diventata così rovente che Fernando Zylberberg non andrà a competere alle Olimpiadi di Londra 2012.

Il referendum, nell’intento dell’attuale Assemblea Legislativa delle Falkland, deve servire a “risolvere una volta per tutte” la disputa. Che le isole siano suolo britannico o argentino lo dovrà decidere la maggioranza della popolazione nel 2013. “Non ho dubbi che la gente delle Falkland desideri che le isole rimangano un territorio d’oltremare del Regno Unito”, ha affermato Gavin Short, presidente dell’Assemblea Legislativa. “Sicuramente non abbiamo alcuna intenzione di essere governati da Buenos Aires, un fatto che dovrebbe risultare ovvio a chiunque sia venuto qui in queste isole a abbia ascoltato le nostre opinioni”. “Purtroppo – aggiunge Gavin Short – siamo consapevoli che non tutti siano in grado di venire fin qui e sappiamo che il governo argentino sta diffondendo falsità. Secondo loro, noi non avremmo idee precise sul nostro futuro, o addirittura saremmo ostaggio dei militari britannici. Tutto ciò è semplicemente assurdo”.

Il premier britannico David Cameron, sostiene apertamente il principio di autodeterminazione delle Falkland: “Ho sempre detto che sta al popolo delle isole decidere se vogliono restare britannici e che il mondo dovrebbe ascoltare le loro opinioni. Ecco perché 30 anni fa le forze britanniche coraggiosamente hanno liberato le isole dagli invasori”. In questo modo, volente o nolente, accetta un precedente molto importante. Un anno dopo il referendum (degli scozzesi e inglesi che abitano) nelle Falkland, saranno gli scozzesi di Scozia a decidere, col voto, il loro destino dentro o fuori il Regno Unito. E, per lo stesso principio, anche le loro opinioni dovranno essere ascoltate e rispettate.

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7 Comments

  1. Lorenzo says:

    E se applichiamo lo stesso criterio con l’argentina, i cittadini di origine europea dovrebbero restituire la terra ai cittadini di indigena!

  2. Lorenzo says:

    Uno stato che rispetta i diritti individuali delle persone non pretenderebbe mai l’annessione di un territorio contro la volontà dei suoi cittadini. E se questo è il rispetto verso gli abitanti delle Falklands figuriamoci quello verso i propri cittadini.

    • Antonino Trunfio says:

      non esistono stati che rispettano i diritti degli individui. La sola esistenza di uno stato inteso come apparato di governo con burocrazia annessa, è il primo insulto alla dignità umana e rappresenta la tirannia più satanica che alcuni uomini abbiano mai concepito, e che miliardi di altri hanno supinamento accettato come beoti

      • CARLO BUTTI says:

        Bravo Trunfio, hai detto benissimo quello che io pensavo di scrivere, e avrei scritto sicuramente in modo meno limpido. Grazie davvero!

  3. Giorgia says:

    L’Argentina pensasse ai suoi problemi interni e rispettasse la volontà del referendum !

  4. floriano says:

    FORTI DELLA LORO AUTODETERMINAZIONE RAGIUNGERANNO LA LORO INDIPENDENZA

    MENTRE PER IL VENETO ITAGLIANIZZATO E’ UTOPIA ALLORA SI ODERA’ SOLTANTO UNA VOCE NEL PROSSIMO FUTURO PAGARE, TASERE, TRIBULARE, O LEGNO.
    CONTENTI VOIALTRI!!!!!!!!!

    BASTA ITALIA ANDEMO PAR NOSTRO CONTO CA SE MEIO, PITOSTO CHE MANTEGNER STI PORZEI.

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