20 e più anni di Lega… Ma è la conoscenza che rende indipendenti

di GILBERTO ONETO

Il botta-risposta fra i veneti Sergio Romano ed Ettore Beggiato pubblicato nei giorni scorsi sul nostro quotidiano è una sorta di perfetto paradigma  della situazione che sta vivendo il mondo autonomista. Da una parte c’è il centralismo più paludato e furbetto, dall’altra l’ingenuità che sconfina con la dabbenaggine di certo autonomismo.

Agnoli ha già brillantemente evidenziato  come l’idea stessa di Nazione naturale e volontaria  esuli da ogni presunta persistenza storica. Ha però qualche ragione anche Romano quando stigmatizza  come velleitario sostenere che solo il Veneto attuale si possa porre come naturale erede e continuatore della Serenissima e che sia pertanto piuttosto  pretestuoso associare in forma quasi monopolistica  l’odierno  venetismo con la storia antica di Venezia. Romano è un uomo colto, intelligente e “moooolto” politicamente corretto, che in passato ha scritto anche alcune pagine toste contro l’italianità ma che da molto tempo è diventato scaltro e prudente difensore della cultura “ufficiale”. In questa occasione dà in maniera molto elegante la patente di ignoranza agli autonomisti e la cosa gli è resa facile proprio dal comportamento di una bella fetta dell’autonomismo, non solo veneto, che dedica poca attenzione allo strumento culturale nella lotta politica e che troppo spesso mostra una visione della storia che sembra tratta direttamente dalle figurine Lavazza.

Bisogna riconoscere che Romano è stato signorile e non ha infierito più di tanto, ma non lo ha fatto solo per mantenere il suo ammirevole aplomb ma anche (e, in questo caso, soprattutto) per non dover approfondire la vicenda Veneto-Venezia che lo avrebbe costretto a conclusioni scabrose per il suo quieto vivere istituzionale e professionalmente diplomatico. Avrebbe potuto e dovuto affrontare non solo il rapporto fra il contado e la città  ma esaminarlo nelle sue fasi ed evoluzioni temporali. Dopo un primo, lungo e fortunato, periodo in cui la città-Stato aveva sviluppato esclusivamente la sua vocazione commerciale e marittima senza mostrare troppo interesse per l’entroterra, Venezia (con la chiusura delle vie d’Oriente)  ha mostrato l’avvedutezza e la modernità della sua classe dirigente iniziando la costituzione di un dominio di terra che le consentisse quel “peso” che le avrebbe permesso di confrontarsi con i cambiamenti della politica europea, anticipando di due secoli  gli esiti di Westfalia e la nascita degli Stati moderni. Il suo solo, naturale  e logico sbocco era la valle del Po, la sua aspirazione era di diventare uno Stato padano, anzi il solo Stato padano. Si era a quel punto riproposto l’antico devastante scontro con Milano che è stato per molti secoli la principale causa delle nostre disgrazie. Se ad Agnadello fosse andata diversamente, Venezia sarebbe diventata la capitale di una efficiente e potente Padania, e forse una parte di Nuovo mondo (oltre che l’intera vallata padana) parlerebbe oggi veneziano. Ma è andata diversamente e Venezia con molto pragmatismo ha saputo gestire la sconfitta e procrastinare l’inevitabile declino per il suo ruolo di potenza sempre più marginale. Insomma Venezia è finita perché non era riuscita a diventare Padania.

Questo ci porta all’atteggiamento autolesionista di tanti autonomisti “fai da te”, in questo caso quello venetista  (rappresentato dal pur ottimo Beggiato) che molto poco serenissimamente rinuncia alle sole armi vincenti che hanno tutti gli autonomismi padano alpini: il riconoscimento della volontà popolare quale fonte di autorità e il progetto di Padania, grande confederazione di diversi, di libertà e di autonomie. Di Padania grande Svizzera.  Un autolesionismo che, nel caso specifico, va anche contro la corretta interpretazione proprio della storia che si vuole come base identitaria.

Serve ricordare a troppi garruli e smemorati venetisti che la Lega con un progetto padanista arrivava al 35% e gli autonomisti puri e rissosi, pur sventolando gloriosi vessilli di cui si sono generosamente appropriati,  viaggiano su prefissi telefonici. La sola volta che l’Italia ha davvero tremato per la propria sacra unità è stata davanti al progetto padanista prima che questo si sciogliesse nella brodaglia bossian-trotiana.  Ma l’abuso non giustifica la fine dell’uso: il contrario è – appunto – autolesionismo. Non ci sono alternative: non lo sono le macroregioni democristiane della Lega MTV, non lo sono le Euroregioni più o meno transfrontaliere, non lo sono i deliri paflagonici.

Il Veneto era una delle parti della Serenissima, ed è oggi una delle regioni inventate dall’Italia. Rispetto alle altre ha forse un labile vantaggio di maggior persistenza della lingua locale (per cui però non si è riusciti a garantire una declinazione di alto livello culturale), ma questo non esime dal riconoscere la volontà della gente superiore a qualsiasi ristagno della storia. La storia è uno straordinario strumento di identità e di lotta politica ma la si deve maneggiare con cura e non la si può stravolgere o inventare. Vengono criticate le interpretazioni vere, figuriamoci quelle di fantasia: si dà solo il destro agli italianisti per fare emergere le contraddizioni,  per dividere gli autonomismi.  Era già successo tanto tempo fa che questa terra perdesse la propria libertà perché le tribù si erano illuse di poter fare ognuna per conto suo. Anche quella volta la palma del masochismo era andata ai Veneti. Non ai Veneziani.

Tutti  auguriamo al venetismo il miglior successo, tutti gli autonomisti e gli indipendentisti (veneti, padani, europei e dell’universo mondo) sarebbero felici se il Veneto diventasse indipendente ma sembra  che certi venetisti stiano facendo di tutto per non dare loro questa gioia.

(da lindipendenzanuova del maggio 2013)

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1 Commento

  1. giancarlo says:

    Per carità di Dio non scrivete su Sergio Romano.
    Vi ricordo che egli affermò nel precedente articolo da voi citato che i Veneti non combatterono per salvare la Serenissima e che furono gli Schiavoni……ebbene sono due immense bugie !!!
    Le “Pasque Veronesi” non dicono nulla al Sig. Romano ?
    Le insorgenze in tutto il territorio Veneto non Le ricorda ?
    Non ricorda che gli Schiavoni, proprio negli ultimi giorni di vita della Serenissima,( bastava un ordine e avrebbero anch’essi combattuto) furono imbarcati dalla riva degli Schiavoni per la Dalmazia senza che potessero sparare un colpo contro i francesi ?
    Perché furono mandati via ? Perché si temeva che i francesi facessero un grave bombardamento della città e distruzioni immani, cosa che fecero ugualmente, depredando tutto ciò che c’era da depredare….andate a leggervi il processo su Napoleone…..ne leggerete delle belle..si fa per dire !!!
    Non mi interesserebbe conoscere questo Sergio Romano per nulla al mondo. Uno storico che racconta balle o falsità o distorce la storia non è degno di appartenere alla categoria degli storici, ma a quella degli storici venduti all’italianità…l’italia non esisteva se non nella testa di qualcuno…ecco perché è rimasta un paese e non una nazione…..non lo sarà mai fatevene una ragione cari storici italiani…s-corretti !!!!
    WSM

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