2 giugno, la Repubblica di Salvini con il dogma dell’unità che perde per strada il Nord

di ROBERTO BERNARDELLI E GIULIO ARRIGHINI – russia Ad un cattolico che santifica le feste, così come ad un attento leader politico, non può sfuggire come Sant’Agostino affermasse che anche gli Stati, così come gli uomini, fossero realtà transitorie. Tutto muta. Tranne la Costituzione, proprio per i cattolici adulti in politica. Infatti il catechismo dei politici cattocomunisti, sancisce che lo  stato è uno  e indivisibile e non potrà mai cambiare. Come Dio è uno è trino, così l’Italia è stata concepita con lo spirito santo. Eppure è venuto giù il muro, l’Unione Sovietica si è dissolta,  qualcuno ci ricorda anche che  la Prussia ci lasciò un po’ prima. Ma l’Italia no. L’Italia non è una forma statale transitoria. E’ eterna. La sua forma di Stato è assoluta, perenne. La forma di Stato è un dogma religioso, da idolatria pagana.Ora lo è anche per i partiti che professano la fede laica del Nord.

Eppure il dogma dell’unità non lo fu nel 1989 per la riunificazione tedesca, non lo fu per la Cechia e la Slovacchia, per le repubbliche della ex Jugoslavia, non lo fu per la Scozia, a cui è stato concesso di votare per la propria indipendenza. Non lo è per la Catalogna, che si trova davanti al muro spagnolo ancora intriso di controriforma a 500 anni da Galileo.

I principi vanno bene per l’Onu, per gli altri, ma non per perdere il controllo del potere dell’impero. Si sbagliarono Mitterand e la Teatcher quando pensavano che la Germania unita non poteva essere, e si sbagliava Andreotti affermando “Sono contento che ce ne siano  due”, di Germanie.

Perché gli assetti degli stati  mutano, come gli uomini e seguono, per fortuna, le volontà dei popoli, non dei loro imperatori.

Ma c’è un problema, grande come una casa. L’assenza di una coscienza popolare nei popoli del Nord, forte di questa determinazione nella ricerca della loro libertà, della propria emancipazione dallo stato unitario.

La dimensione culturale è quella più carente. Un Nord consapevole di se stesso accelererebbe la propria autonomia, la propria indipendenza. Ma per decenni è stato afono di comunicazione, e lo è anche adesso. Anzi, quel poco che c’era è stato destrutturato colpevolmente.

Forse dobbiamo sperare nel profilarsi di un doppio binario monetario, trovandoci, uniti nella sfiga, nell’euro del Sud. Avremmo sopra la testa  la Germania che si “tirerebbe dietro” tutta l’area forte, Austria, Lussemburgo, Finlandia, Danimarca, e sotto, con la sacra Costituzione, il mediterraneo dei poveri.

Uniti nella sorte, uniti nella morte. Dicono che  non sono le costituzioni e le leggi che fanno i popoli ma i popoli che fanno le costituzioni e le leggi, ma qui funziona l’esatto contrario.

Da ultimo, in questo 2 giugno, Salvini non farà celebrare la festa della Repubblica ai suoi sindaci. Per protesta contro i prefetti e la politica dell’immigrazione. Perfetto. Allora però poi spieghi che senso ha presentare un simbolo nuovo, nazionale, da Nord a Sud, con la parola Lega, laddove l’unità è sancita dai prefetti. Strano ma vero.

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5 Comments

  1. Un federalista non dovrebbe fare queste osservazioni. Vorrei fare presente ai nostri indipendentisti padani, che in Sicilia più di un sindaco ha personalmente abbattuto le varie Via Garibaldi, per cancellare questo personaggio dalla loro storia.
    In Lombardia, NESSUN sindaco ha fatto questo. neanche UNO!!!
    Dobbiamo realizzare che il nazionalismo italiano è “made in Milano”.
    Lo hanno fatto i lombardi e sono disponibili al supremo sacrificio per la loro creatura.

    • Riccardo Pozzi says:

      Curioso nazionalismo quello di Milano, nelle periferie crescono i capannoni vuoti con cartelli vendesi, in centro crescono i palazzi come funghi a 7000 euro al mese di affitto. Poi tutti insieme a brindare con lo spritz in mano verso il sole che si specchia sui navigli. C’è qualcosa che non torna, che non regge. I vecchi milanesi dicevano “dura minga”. I prodotti li facciamo arrivare con i containers dalla Cina e noi facciamo tutti i creativi con le braghe modello “alluvione” e senza i calzini. Non sta in piedi, non per molto.

  2. Riccardo Pozzi says:

    L’assenza di autocoscienza politica del norditalia è, a mio parere, solo l’effetto e non la causa della questione settentrionale. Un esempio semplice.
    Anni fa un vecchio amico, titolare di una avviatissima falegnameria, denunciò alcuni suoi ex dipendenti perché gli rubavano commesse lavorando in nero da ricchi clienti locali.
    Il risultato fu una violenta reazione della Guardia di Finanza che accusò lui di evasione e in pochi anni lo fece chiudere. La selva normativa consente di fatto la chiusura di chiunque entri nel mirino dei controllori. Chi lavora in proprio questo lo sa.
    Cosa successe? Semplice il ricco del luogo aveva chiamato il politico di zona chiedendogli di dare una lezione all’artigiano che non stava al proprio posto.
    Il nostro dio è il denaro e la nostra divisione politica ne è lo specchio più fedele.
    Ecco perché la nostra autocoscienza di popolo è ferma alla Champions League.

  3. Malgher says:

    Toc. . . Toc. . . .
    Riflessione: “Autodeterminazione e identità”.

    Non difendo nessuno ma alcune riflessioni sono doverose per non perdersi, a mio avviso, nei meandri del nulla.
    Alcune affermazioni pseudo filosofiche, pur comprensibili, se non ricondotte, in modo pragmatico e puntuale, nell’alveo della realtà rischiano di essere meri esercizi filologici.
    Sinteticamente, per quanto riguarda l’autodeterminazione, va detto che la materia, in sede internazionale, se da un lato è precisa dall’altro, purtroppo, non è riconducibile e/o applicabile alla situazione a cui fate riferimento nell’articolo.
    Ovvero, a livello internazionale, il punto in questione fa riferimento e riconosce solo la cosiddetta “autodeterminazione esterna” nel mentre NON RICONOSCE sia la “retroattività” (a partire dalla fine della seconda guerra mondiale) e sia “l’autodeterminazione interna” (intesa come scelta di popolo all’interno di una determinata nazione).
    Si devono trovare altre strade.
    Il dato del contendere, ovviamente, non può essere affrontato in quattro righe.

    Detto ciò per precisione va detto che:
    _ La nascita della nazione “Italia” è stata voluta da interessi massonici internazionali (in particolare dalla massoneria inglese) che ne hanno condizionato sia l’aggregazione, come la vediamo oggi, sia il suo sviluppo.
    _ I problemi che stiamo affrontando oggi non sono altro che il replicarsi dei problemi che da subito (fin dal 1861) si sono palesati.
    _ Falsi profeti e intellettualoidi prezzolati, al servizio del potere per convenienza, hanno manipolato la storia, predicato e cantato un’identità omogenea che nella realtà non è mai esistita anzi, più passa il tempo e più forti le dicotomie del territorio si acuiscono evidenziando i limiti di uno stato centralista che amministra e vessa il cittadino solo per i propri interessi di casta e dei poteri finanziari forti.
    _ Negare la nostra storia, quella delle identità-diversità comunali (quelle che volgarmente, dai predicatori venduti, sono chiamati campanilismi), è un’operazione bieca di “regime” che serve da un lato a salvaguardare lo status quo e dall’altro a salvaguardare i privilegi di pochi: dai boiardi di stato, i cosiddetti dirigenti (quelli strapagati ma inefficienti), ai politicanti nullafacenti e incapaci di fare gli interessi del cittadino.
    _ La contraddizione più lampante, oggi, è che coloro che ci negano l’autodeterminazione sono gli stessi che da un lato propugnano più Europa e meno nazione “italia” e dall’altro sono i sostenitori della “globalizzazione”.

    Io credo che un popolo abbia il DIRITTO di poter decidere del proprio destino, per cui l’IDENTITA’ diventa l’elemento coagulante e fondamentale perché un “gruppo” possa decidere del proprio futuro.
    _ L’IDENTITA’ consiste nel modo d’essere di un popolo e le sue affinità, ovvero nel prodotto delle sue tradizioni, dei suoi costumi, della sua storia, della sua religione, della sua cultura, della sua lingua.
    _ L’IDENTITA’ è quando un gruppo di esseri umani decidono di “stare” insieme riconoscendosi attorno ad interessi omogenei.
    _ Avere un’identità significa ASSIMILARSI con e su un territorio che ciascuno di noi chiamerà “patria”, “radici” o qualsivoglia altro termine – che NON è un concetto espresso da estemporanei e faziosi intellettualoidi schierati con i poteri forti (per comodo e/o interesse) e che hanno la necessità di identificarla (pro domo loro) con “lo stato” e/o “una nazione”.
    _ Ci si salva salvaguardando, in primis, la nostra identità di popolo.
    Identificarsi con un preciso e apparentemente delimitato territorio non è un discorso di lana caprina.

    Scardinare il CENTRALISMO, battersi contro la GLOBALIZZAZIONE, cambiare l’Europa delle nazioni in Europa dei popoli, significa avere una visione concreta delle cose che ci permetterebbe, poi, di proporre delle soluzioni valide adatte a rispondere alle nostre esigenze.

    Un popolo che deve giustificare la propria cultura e la propria religione a casa propria è un popolo che ha perso la propria identità, . . . è un popolo senza futuro.
    Se vi interessa = http://www.liberacompagniadellealpi.com/

  4. lombardi-cerri says:

    Salvini sta andando al sud perchè si accorge che al nord lo stanno pesando……

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