1919, Luzzatti, già primo ministro, parla di “Irlanda Veneta”

di ETTORE BEGGIATO

Luigi Luzzatti fu presidente del consiglio dei ministri dal 31 marzo 1910 al 29 marzo 1911, ma non solo; nato a Venezia nel 1841 fu professore di diritto costituzionale all’Università di Padova, partecipò alla fondazione di Cà Foscari università veneziana, fondatore della Banca Popolare di Milano, esponente di spicco della cosiddetta “Destra storica”, più volte ministro, del Tesoro e dell’agricoltura.

Una figura così autorevole del mondo politico ed economico sente la necessità di scrivere al nuovo primo ministro, Vittorio Emanuele Orlando, il 7 febbraio 1919, pochi mesi dopo la conclusione della prima guerra mondiale; è una lettera densa di preoccupazione nella quale Luigi Luzzatti, profondo conoscitore della realtà veneta, descrive il profondo malessere e il senso di ribellione contro il Regno d’Italia che agita la nostra società. La guerra, combattuta in larga parte nel territorio veneto, aveva lasciato devastazioni, distruzioni e profonde ferite nel morale dei veneti.

Luigi Luzzatti denuncia il pericolo che in Italia potesse sorgere “un’Irlanda Veneta, mutando i paesi più patriottici e più sobri nel chiedere, in ribelli della disperazione”

Nel 1919, giusto per contestualizzare la situazione, i parlamentari irlandesi del partito “Sinn Fein” si rifiutarono di entrare nel parlamento inglese di Westminster e si auto proclamarono “Parlamento dell’Irlanda Indipendente” ; ebbe quindi inizio la guerra d’indipendenza condotta dall’Irish Republican Army (IRA) e il 6 dicembre 1922 fu fondato il “Libero stato d’Irlanda”. Negli stessi anni il prefetto di Treviso segnala al ministero la possibilità che nel Trevigiano si crei un movimento separatista tendente a staccare il Veneto dall’Italia.

Ed è un parlamentare repubblicano, Guido Bergamo di Montebelluna (Tv) che denuncia: “Il governo centrale di Roma, questo governo di filibustieri, di ladri e camorristi organizzati, non si accorgerà di noi se non ci decideremo a far da noi” e ancora “Ora basta! Il problema veneto è così acuto che noi da oggi predicheremo la ribellione dei veneti. Cittadini, non paghiamo le tasse, non riconosciamo il governo centrale di Roma, cacciamo via i prefetti, tratteniamo l’ammontare delle imposte dirette nel Veneto”. 

“L’unità d’Italia è un non senso” scrive il 15 maggio 1920 “La Riscossa”, periodico repubblicano trevigiano, e un anno dopo, il 15 ottobre 1921, si chiede se il Governo andava bene che “il sentimento autonomista dei Veneti si trasformasse in aperta ribellione ed assumesse carattere nettamente separatista”.

Poi arrivò il fascismo e l’ondata di becero nazionalismo tricolore spazzò via le rivendicazioni venete; ma dopo un secolo i veneti sono ancora qui, “i più sobri nel chiedere” (vuoi mettere il sindaco di Roma che chiede un aiutino di 867 milioni di euro per risanare il buco clamoroso della città eterna?) che sono a un passo di diventare “ribelli della disperazione”.

Riusciremo questa volta a conquistare quell’autogoverno che la storia ci assegna e ci impone?

 

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6 Comments

  1. caterina says:

    grazie, Beggiato! grandi personaggi…a cent’anni di distanza, sono di un’attualità impensabile!
    Se al Veneto non ci pensiamo noi, sarà sempre peggio.

  2. fabio ghidotti says:

    il vocabolo italiano più famoso nel mondo insieme a “pizza” è veneto; “ciao”. Che è il punto d’arrivo della corruzione di un’espressione di saluto-sottomissione: “schiavo Suo”.
    Perchè meravigliarsi che in meno di un secolo si sia passati dalle preoccupazioni del prefetto di Treviso ai progetti del “prefetto” di Verona (in camicia verde)?

  3. Lorenzo s. says:

    Si rivoteranno nella tomba sapendo che i loro pronipoti accettano uno stato che pretende il 70-80% della propria ricchezza.
    Forse lo stereotipo diffusissimo del veneto=rozzo e ignorante non è sbagliato, vi vedete un romano o un napoletano accettare una pressione fiscale del 70-80%? solo uno stupido accetterebbe un trattamento simile. Probabilmente i veneti lo sono davvero.

  4. erik says:

    Bell’articolo. Sempre emozionante conoscere la storia dell’indipendentismo veneto. Assurdo che siamo ancora a questo punto…

  5. Paolo says:

    Veneto Indipendente, e non votate lega nord.

  6. el noddego says:

    La storia sembra non aver insegnato nulla ai trevigiani. Con un concittadino della levatura di Guido Bergamo come si possono accogliere richieste moresche di insegnamento dei precetti islamici in quel comune ? Vogliono che sul Ponte di Bassano la prossima volta ci passino orde di stupratori del tipo che, al comando dei francesi, devastarono mezza Italia non tanto tempo fa ?

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