1860, MACCHE’ GARIBALDI. LA SICILIA VENNE INVASA

di M. DI MAURO, A. LATTANZIO, P. ALTIMARI, N. ZITARA*

La cosiddetta Impresa dei Mille copriva la conquista coloniale anglo-piemontese delle Due Sicilie. Garibaldi fu solo uno degli attori, e manco il più importante.

Che ci fossero in mezzo anche qualche decina di siciliani, più o meno convinti, importa ancor meno. Del ruolo e della funzione di Crispi, il Macellaio di Ribera, ci occuperemo in seguito. E senza appello. Non ha alcun senso storiografico il sopravvalutare, nel bene e nel male, il ruolo di un qualunque individuo in fatti di grande portata. Nè conta men che zero il suo luogo di nascita. Dell’individuo se ne può rilevare la sola funzione accessoria al fatto storico.

Altra cosa ancora è la costruzione del mito. E il mito dell’Eroe dei Due Mondi è un caso da manuale che va affrontato con gli strumenti dell’indagine critica applicata allo Spettacolo delle Ideologie. Perfino l’Opra dei Pupi venne stravolta per far largo a Don Peppino. Ne parleremo in seguito.

Quali siano stati, nella lunga durata, gli effetti della distruzione, annessione e fagocitazione delle Due Sicilie a una entità statuale il cui baricentro politico-economico non s’è mai mosso dalla Padania… ci pare siano sotto gli occhi di tutti, e il “1860” è una Catastrofe che agisce sul Presente. Facciamo parlare i Fatti.

La cosiddetta “Impresa dei Mille” fu nient’altro che una riuscita operazione di copertura della conquista coloniale anglopiemontese delle Due Sicilie. In termini tecnici questo tipo di operazioni si chiamano false-flag, falsa-bandiera. Chiediamoci piuttosto perchè -dopo quasi un secolo e mezzo- sia sostanzialmente vietato raccontare nelle scuole la Verità Siciliana sui fatti del 1860. Quanti insegnanti delle nostre scuole, per dirne solo una, sanno che l’8 maggio del 1860 Garibaldi, già mercante di schiavi, e i suoi, in navigazione verso Marsala, fecero sosta a Talamone, in Toscana: e qui si allenarono in saccheggi e violenze in attesa di imbarcare circa 2.000 finti “disertori” dell’esercito piemontese?. E’ solo un dettaglio, nè può bastare questo spazio a raccontare tutto.

Un immenso Archivio di documenti -che studiamo da anni- lo dimostra in forme scientificamente inconfutabili.

Dietro i “Mille” avanzava nell’ombra un corpo di spedizione di 22.000 militari, sostenuto dagli inglesi, e costituito da tagliagole ungheresi e… zuavi, già mercenari di Parigi nell’esportazione della civiltà nei villaggi dell’Algeria e sui monti della Kabilya; nonchè da soldati e carabinieri piemontesi, momentaneamente posti in ‘congedo’, e riarruolati come ‘volontari’ nella missione d’invasione. Gli “inglesi” dovevano distruggere la grande flotta mercantile delle Due Sicilie, in vista dell’apertura del Canale di Suez: l’unico potenziale concorrente -dalla Cina alle Americhe- venne pugnalato alle spalle.

I “piemontesi” dovevano svuotare le ricche casse delle Banche delle Due Sicilie, per pagare i loro debiti contratti a Genova, a Londra, a Parigi. Tutti dovevano distruggere la nascente industria delle Due Sicilie, per trasferirla in Paludania, come dice il nostro maestro Nicola Zitara. Ma soprattutto dovevano “controllare” le 412 miniere siciliane di zolfo, il petrolio del tempo, senza il quale nè industria nè flotta militare di Sua Maestà britannica avrebbero potuto dominare il Mondo per un secolo. Ci hanno fottuti.

Bloccata la Russia al di là del Bosforo (Guerra di Crimea 1852-1856), nel 1860 la massoneria inglese muove contro le Due Sicilie i pupi piemontesi e garibaldeschi, nonchè un corpo di spedizione coloniale mercenario: ungheresi, zuavi, polacchi, indiani… assoldati e pilotati a distanza da Londra. Mentre fu la Francia a sostenere l’espansione piemontese in Padania, in funzione anti-austriaca.

Giova ricordare che l’Impero inglese, alla metà dell’Ottocento, fu impegnato in una serie di guerre contro determinati Stati: Regno delle Due Sicilie, Paraguay e gli stessi USA, che avevano deciso di seguire uno sviluppo autocentrato, sviluppando l’industria locale e rafforzando la propria agricoltura e il proprio commercio tramite l’applicazione dei dazi.

Ciò avrebbe permesso lo sviluppo economico, pur restando al di fuori dell’influenza bancario-finanziaria e, quindi, politica di Londra. L’impero britannico reagì, a tali comportamenti, creando operazioni tipo False Flag (Falsa Bandiera): come quella dei “Mille”. E ci andò meglio che in Paraguay, dove una coalizione militare pilotata da Londra si risolse con la distruzione fisica del Paraguay e della sua popolazione maschile. Alla fine si ebbe un rapporto di otto donne per ogni uomo. L’operazione di false flag dei garibaldeschi venne finanziata dalla massoneria inglese con una cassa di piastre d’oro turche (moneta franca nel Mediterraneo del tempo) pari a molti milioni degli attuali dollari. Il resto lo rapinarono strada facendo, dopo esser entrati a Palermo con l’aiuto della Maffia (mafia). Tempo dopo, il cassiere della spedizione, Ippolito Nievo, e i registri contabili, vennero fatti sparire nel nulla. Le navi militari inglesi, “casualmente” alla fonda in Marsala, con uno stratagemma protessero lo sbarco dei “Mille”. Era l’11 Maggio 1860.

I “Mille” si trovarono la via aperta dalla corruzione mirata dei vertici militari del povero Re delle Due Sicilie, e servirono da copertura allo sbarco di un imponente Corpo di Spedizione anglo-piemontese (22.000 soldati, tra cui vere e proprie “legioni straniere” di tagliagole ungheresi e zuavi). Basta dire che il 14 Maggio, Garibaldi e i generali borbonici Landi e Anguissola si incontrano in segreto per concordare il tradimento. Dove? A bordo di una nave ammiraglia inglese! Gli obiettivi strategici erano chiari, e può anche darsi che Garibaldi non li conoscesse. Non abbiamo mai detto che fosse una persona intelligente, nè ci interessa saperlo.

Gli obiettivi di Londra più che di Torino erano chiari:

1-distruggere, peraltro illegalmente, lo Stato sovrano delle Due Sicilie, a partire dalla sua grande flotta commerciale (la terza del Mondo), in vista dell’apertura del Canale di Suez.

2-controllare gli zolfi, che facevano della Sicilia la Miniera del Mondo: erano “i solfi siciliani” a muovere l’industria e la flotta d’Inghilterra e non solo.

3-saccheggiare l’oro e l’argento delle Due Sicilie: prima con la rapina in piena regola, poi con la requisizione dei beni ecclesiastici -in gran parte frutto delle donazioni delle famiglie al figlio monaco- e con l’astuzia del corso forzoso, con la quale si rastrellò la grande massa monetaria metallica circolante nelle Due Sicilie in cambio di pezzi di carta con su stampata l’effigie del Re savoiardo.

Questo doveva accadere senza “dichiarare la guerra”, dunque nel caos, con la corruzione, l’ipocrisia, l’inganno. E accuddhì fu. Chi si oppose venne chiamato brigante e fucilato senza tanti complimenti. Benvenuti in Italia.

La Sicilia fu saccheggiata. Per due anni posta in “stato d’assedio” con tanto di blocco navale anglopiemontese a cui fecero seguito mirate misure “protezionistiche” che ne devastarono l’economia tutt’altro che povera. Se nella Piana di Catania venne spazzata via l’industria della canapa e del lino, perfino l’armatore palermitano Florio venne costretto a farsi cooptare dalla compagnia di navigazione del genovese Rubattino, lo stesso che fornì le navi ai garibaldeschi.

Una minoranza di isolani venne intanto cooptata nel nuovo sistema e usata contro il Popolo siciliano, dando vita, come in tutte le colonie, a uno strato sociale parassitario e collaborazionista, che può “fare carriera” purchè operando in nome e per conto di chi sfrutta la nostra Isola.

Questo schema di ingegneria sociale è antico almeno quanto la Roma imperiale. E la nostra Sicilia l’aveva “sperimentato” sulla sua pelle, dopo la sconfitta del partito indipendentista dei siculo-catalani, anche nel Cinquecento della dominazione castigliana, sebbene vi attecchì meno in profondità di quanto una storiografia pigra e neocoloniale ci abbia fatto credere.

Nè va sottovalutato quel conflitto secolare che contrappose la Sicilia e Napoli, che aveva comunque minato le fondamenta di quella costruzione statuale.

Ad ogni modo, per capire la Sicilia di oggi occorre aver chiaro cosa accadde nel 1860, perchè quel “passato” non è ancora passato. Poi parliamo del seguito. A partire dalle operazioni occulte della cosiddetta Banca Nazionale, dei Bombrini, dei Balduino, dei Sella… perchè è sulla Questione bancaria e sulla Speculazione ferroviaria, oltrechè sulle rimesse degli emigrati, che si giocarono in combinazione il decollo padano e l’affossamento definitivo delle ex-Due Sicilie, oggi chiamate Mezzogiorno: patria dei “mezzogiornali”.

Alcuni fatti. Le due famose navi piemontesi furono avvistate con “ritardo” dalle navi borboniche. Erano in servizio in quelle acque la pirocorvetta Stromboli, il brigantino Valoroso, la fregata a vela Partenope (comandata dal traditore capitano Guglielmo Acton) ed il vapore armato Capri. Avvistarono i garibaldini la Stromboli e il Capri. Quest’ultimo era comandato dal capitano Marino Caracciolo che, volutamente, senza impedire lo sbarco, aspettò le evoluzioni delle cannoniere inglesi Argus (capitano Winnington-Inghram) e Intrepid (capitano Marryat), che erano in quel porto per proteggere i garibaldini. Solo dopo due ore il Lombardo, ormai vuoto, fu affondato a cannonate, mentre il Piemonte, arenato per permettere piú velocemente lo sbarco, venne catturato e rimorchiato inutilmente a Napoli. Roba da film tragicomico…che la RAI non produrrà mai.

A Marsala parte della popolazione si chiuse in casa, altri fuggirono nelle campagne. I garibaldini, accolti festosamente solo dagli inglesi, per prima cosa abbatterono il telegrafo, poi alcuni si accamparono nei pressi della città praticamente vuota, mentre Garibaldi, temendo la reazione popolare si rifugiò con altri nella vicina isola di Mozia. Ce lo dice il nostro Antonio Pagano. Il seguito dell’ “Impresa”, da Calatafimi in poi, è una farsa militare resa possibile dalla corruzione mirata dei vertici dello Stato delle Due Sicilie, realizzata alle spalle del suo leggittimo e ingenuo Re.

E ora dovremmo anche stare zitti e celebrare non Spartaco, ma “un Garibaldi qualunque”, come ebbe a dire, anni dopo, il vecchio Karl Marx, allorquando la massoneria inglese accolse il suo Eroe in pompa magna tra ali di folla ubriaca. Già nel luglio 1866 cinque grandi banche londinesi, insieme al Banco di Sconto parigino, operanti in India e Cina, annunciavano che non avrebbero più trattato cambiali “che non fossero emesse a più di quattro mesi vista”. (K.Marx, Il Capitale-Il Tempo di Circolazione). Si preparavano all’apertura del Canale di Suez che, accorciando Tempo e Spazio tra Occidente e Oriente, dischiudeva la via ai conflitti coloniali dell’Avvenire.

Di questi conflitti coloniali le nostre Due Sicilie furono le prime vittime.

*CASATRINAKRIA.BLOGSPOT

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22 Comments

  1. Dario says:

    La legge vieta di guidare quando si è ubriachi o sotto effetto di droghe, peccato che non vieti anche di scrivere, si leggerebbero assai meno sciocchezze come questa sul web…

  2. Andrea says:

    Era isolato,non geograficamente o perchè non aveva una flotta,ma politicamente.
    Anche alla luce delle dinamiche commerciali trovare un intesa con la potenza marittima che,piaccia o meno, era allora la più grande del mondo sarebbe stata una mossa indispenabile..vitale.
    Le carte a disposizione furono giocate malissimo ( o non giocate del tutto) da Napoli.
    Poi possiamo piangerci addosso finche vogliamo e accusare all’infinito gli altri di essere stati cattivi.
    Ma la storia ci dice un altra cosa; ci dice che la fine del Regno delle due Sicilie non era inevitabile,se si fosse seguita una accorta politica internazionale basata sul realismo.

    • Augusto Marinelli says:

      E’ difficile trovare un cumulo di sciocchezze maggiore di questo. Si va dalla inesistente “piastra d’oro turca”, ignorando che la moneta turca non era neppure negoziata sulle piazze di Napoli e Palermo, all’invenzione di Garibaldi “schiavista”, dalle “evoluzioni” compiute dalle navi britanniche a Marsala mentre erano ancorate all’incontro segreto con Garibaldi di Landi ed Anguissola – scambiato per un generale – il 14 maggio, mentre Landi era a Calatafimi, che non si affaccia esattamente sul mare. Trovo sconfortante che ci sia chi prende sul serio simili interventi. A proposito, la flotta mercantile delle Due Sicilie non era ovviamente nè la seconda nè la terza d’Europa: nel 1860 la marina britannica aveva 4.669.000 tonnellate di stazza, quella francese poco più di un milione, la tedesca 808.000 tonnellate contro le 280.000 circa – faccio i conti larghi – della flotta borbonica..

  3. pasquale says:

    Il regno delle due Sicilie aveva la flotta mercantile più grande del Mediterraneo,quindi, non era affatto isolato Sicuramente tra le più grandi d mondo quindi,avrebbe dato fastidio soprattutto in vista dell’apertura del canale di Suez e della sua posizione geografica al centro del Mediterraneo posizione geografica che nel corso dei millenni ha creato tante sciagure al meridione della penisola italica

  4. Andrea says:

    Siamo d’accordo Max,ma propio perchè io sono convinto che il sud se la sarebbe cavata molto meglio se il Regno delle due Sicilie fosse sopravvissuto,non posso che provare rabbia per la politica stupida degli ultimi Borbone.
    C’è un libro bellissimo uscito di recente ” Il Regno delle Due Sicilie e le Potenze europee (1830-1861)”,di Eugenio Di Rienzo,in cui viene perfettamente ricostruito come ,a partire dalla scelta di campo nella guerra Carlista Spagnola del 1834,il Regno si isolò progressivamente inimicandosi Londra e Parigi,sbagliando mossa dopo mossa.
    Ora,si possono anche detestare gli Inglesi,ma non fare i conti con il fatto che la Gran Bretagna era a quei tempi la maggiore potenza nel mediterraneo (e e nel mondo) è davvero una scelta suicida.
    La mancanza di realismo è forse il peccato maggiore in politica.
    Altro peccato è non comprendere che al mutare dei tempi è necessario dare delle nuove risposte (come diceva spregiudicatamente Tancredi,il nipote del Principe di Salina ne “Il Gattopardo”:”bisogna che tutto cambi perchè tutto resti come prima”).
    Era possibile per uno Stato Europeo progredito come il Regno delle due Sicilie della metà del XIX secolo non avere uno straccio di Statuto?
    Tra l’altro,senza il suffraggio universale il Parlamento sarebbe stato eletto da pochi maggiorenti,ed il Re avrebbe conservato ampio spazio di manovra;per contro politicamente sarebbe stata una mossa importantissima.
    Anche qui Ferdinando compì una scelta retriva e suicida per il suo Regno.
    In ultimo il tradimento prezzolato di gran parte dell’Esercito e della classe dirigente del Regno non può non dirci quanto profonda fosse la crisi delo Stato.
    In una Nazione sana mille scalzacani che tentassero un invasione sarebbero fermati poco lontano dalla spiaggia dello sbarco.
    Insomma,continuo a pensare che più che Londra o Torino il maggior responsabile della rovina del Regno delle due Sicilie,ed in ultima analisi dei popoli meridionali sia stato lo stesso Sovrano di quel Regno.
    Bisogna partire da questo per comprendere ciò che accadde.

  5. Max says:

    Andrea, la conoscenza della vera storia serve a capire lo stato in cui versiamo oggi: non solo perché siamo incapaci, mafiosi e che puzziamo (a tal punto che il Vesuvio ci debba lavare con il fuoco), ma anche perché da 155 anni siamo trattati da colonia interna senza neanche mezza opportunità di intraprendere…., quindi convincere ognuno di noi a tirare fuori l’orgoglio di essere Duosiciliano (meridionale/terrone) e non emigrare ma a restare con orgoglio nella terra che è stata una nazione unita per molti secoli e che a parità di diritti con il nord può diventare la Florida del Mediterraneo….

  6. Andrea says:

    Da Siciliano che guarda tutto sommato con simpatia al Regno delle due Sicilie dico basta con queste lagne e recriminazioni!

    Gli Inglesi hanno cospirato contro il Regno?
    Assolutamente verosimile,anzi certo,ma la colpa di chi è?
    Della politica isolazionista di Ferdinando II di Borbone (il padre dello sfortunato “Francischello”),una politica che il Regno non poteva assolutamente permettersi.
    Se allearsi con gli Inglesi,la maggiore potenza del Mediterraneo,era un male necessario allora bisognava fare buon viso a cattivo gioco,scegliere appunto il male minore pur di avere le spalle protette.
    Si chiama “realpolitik”,ossia affrontare la realtà,che questa piaccia o meno.
    Se per andare d’accordo con l’Inghilterra era necessario concedere uno straccio di Statuto (capirai che sforzo,cosiderando che in ogni caso gli elettori del parlamento sarebbero stati pochissimi) senza rimangiarselo,perchè ostinarsi a non farlo?
    Ed invece il Regno si trovò isolato,senza alleati,solo,con l’Inghilterra,la maggiore potenze mondiale dell’epoca ostile,con la Francia di Napoleone III che faceva il gioco del Piemonte.

    E ancora,i Generali Borbonici si sono fatti comprare dai Piemontesi?
    Ma questo non vi dice a che livello di gravità fosse arrivata la crisi del Regno delle Due Sicilie?
    Ma vi pare che i Generali,che so,della Repubblica Elvetica,o del Regno di Baviera,o di quello del Belgio si sarebbero fatti comprare?
    Che lo avrebbero fatto i Generali Piemontesi ?
    Nel 1940,Galeazzo Ciano,genero di Mussolini e Ministro degli esteri voleva ripetere l’operazione Due Sicilie con la Grecia,la piccola,poverissima Grecia.
    Voleva comprare i Generali Ellenici,ma quelli non soltanto gli risposero picche,ma l’Esercito Greco per poco non ribbuttava a mare gli invasori Italiani.

    E’ ovvio che un tale livello di corruzione,tradimento,incapacità è possibile solo un una Nazione profondamente malata,e non mi riferisco all’economia,che sarà stata pure florida,ma alle istituzioni.

    Se Garibaldi è riuscito nel suo intento,le colpe stanno nel Palazzo Reale di Napoli,non a Londra ed a Torino,e di questo da meridionale posso anche dolermi..
    Il resto è vittimismo.

  7. Giuda says:

    I Savoia, per le proprie misere (erano in fondo dei montanari poco considerati) ambizioni avevano contratto debiti con le banche private inglesi e quindi con i Rothschild, onnipresenti fin da allora nella costruzione dell’unico impero economico.
    L’unico motivo per cui hanno invaso il Sud era quello economico: oro e risorse. Period.

    Il fatto che al Sud ci fosse una dittatura (che non impedì però di fare industria, mobilità, università) né più né meno simile a quella savoiarda, non significa che l’operazione “unità” non fosse assolutamente un’opera di carità ma una vera e propria rapina a fini privati per la propria sopravvivenza. Di che pasta fossero fatti i miseri piemontesi l’hanno dimostrato alcuni decenni dopo.

    Che poi ci fossero ampie fasce di popolo che non vedeva l’ora di liberarsi del dittatore “straniero”, è comprensibile. Come in tutte le rivoluzioni, le masse ignoranti e pecorecce seguono i pochi brillanti cervelli che le usano al proprio scopo. L’atteggiamento servile meridionale è poi rimasto negli anni della monarchia. Chiunque, basta che fosse un “re”. Come oggi. Al posto del monarca, la Camorra. E’ il prodotto, vero, di secoli di dominazione e di sistema “feudale” di controllo del territorio. La mentalità acquisisce come normale tutto ciò e non riesce a governarsi da sé.

    Il punto, come qualcuno abile nella manovra interlocutoria vorrebbe dislocare nel ragionamento, NON è se i Borboni fossero “umani” o “democratici”.
    Il punto qui è che uno Stato estero ha invaso un altro Stato per motivi di vile moneta. e lo ha fatto finanziando (a debito) mercenari e noti guerrafondai a pagamento, ingenui quanto egoici.
    E Capua ne è la riprova.
    Basta.
    Poi sono fatti del Sud se essi volevano o no sottostare ai Borboni. E sarebbe stato meglio avessero continuato a deciderselo da soli, senza intromissione di mercenari e banche estere.

    I Savoia, oltre che essere una famigliola di dementi malformi, hanno poi definitivamente rovinato qualsiasi futuro italiano, consegnandolo prima a un pazzo e poi ai criminali sionisti americani.

    Ringraziateli anche, voi che difendete i Mille.

  8. Ivan says:

    Articolo interessante. Ma.. Le fonti?

  9. franc says:

    il terrorismo italiano affonda le sue radici in questa storica vicenda. Garibaldi un invasore.L’INVIDIA …..

  10. Paolo Foggetti says:

    Grazie Libero per la tua testimonianza.

  11. Gaspare says:

    La cosa più raccapricciante sullo sbarco dei mille di Garibaldi & C. (conti, re, principi, soci in affari). non è tanto la rapina storica subita dai siciliani e dai Borboni, ma chi festeggia ancora oggi lo sbarco dell’11 Maggio 1860, come se fosse un evento storico importante per la Sicilia, nonostante la rapina subita nel 1860…..e che continua a subire a tutto oggi. In elenco ci sono: due guerre mondiali devastanti, la pseudo autonomia regionale e l’attuale crisi lesiva irreversibile alimentata da una invasione d’immigrati portatori di miseria, di malattie infettive e parassitarie, da minacce di ogni genere ivi comprese a carattere terroristico…meglio di così si può. Si. Ai siciliani piace dormire russando.

  12. Saverio says:

    il giorno

  13. SICILIA INDIPENDENTE says:

    il regno delle due sicilie è un’invenzione creata a tavolino esattamente come il regno d’italia e la repubblica italiana.

    SICILIA NAZIONE INDIPENDENTE!!!

  14. libero says:

    Se si dice che la flotta borbonica era un problema per l’Inghilterra … va da sé che la flotta dell’intera penisola italiana sarebbe stata un problema ancora maggiore …. infatti se si sommano tutte le navi mercantili e militari dei vari stati pre-unitari, la flotta risultava quasi triplicata …. quindi ancora più “pericolosa” della sola flotta borbonica.

  15. libero says:

    Si sa da sempre che dopo i primi mille ne sbarcarono molti altri anche piemontesi che lasciavano le caserme per andare con Garibaldi e i generali garibaldini Medici, Cosenz ed altri … c’erano anche garibaldini europei, ungheresi e anche il battaglione inglese … c’è pure una famosa stampa del Lombardi che lo rappresenta e pure nei musei garibaldini …. è anche vero che molti meridionali si unirono a Garibaldi e che il loro aiuto fu fondamentale, come l’opera di Crispi e degli antiborbonici a tutti i livelli … è noto che i borbonici non erano amati, infatti il re borbonico si faceva fare la guardia dagli svizzero bavaresi, che in numero erano uguali ai garibaldini stranieri, infatti metà dell’esercito borbonico buttò le armi e non combatè e pure l’intera marina ed erano tutti generali e ufficiali nominati da re ! ….. se avessero combattuto le cose sarebbero andatre diversamente … ma i borbonici erano finiti, come finiscono tutte le dittature anti-democratiche per lasciare il posto alle monarchie costituzionali, come quella sabauda, che il Sud apprezzò molto, perché nel 1946 votò monarchia, mentre il Nord votò Repubblica.
    Ricordiamo anche che mentre Garibaldi avanzava la Basilicata si ribellò contro i borbonici e Carmine Crocco e Ninco Nanco erano filo-garibaldini uccidendo molti soldati borbonici e rapinando le casse borboniche per finanziare la rivoluzione anti-borbonica.
    Sicuramente la realtà è un pò diversa, magari più dura da quella romantica ideale, ma i borbonici erano una dittatura anti-democratica, che usava mercenari stranieri svizzeri per combattere il suo stesso popolo, anzi farlo massacrare come a Messina e quindi tutti i modi erano buoni per abbatterli
    Per quanto riguarda il migliore apprezzamento del Sud nei confronti dei Savoia …. basti dire che il re piemontese si faceva fare la guardia dai soldati piemontesi, mentre il re di Napoli si faceva fare la guardia dagli svizzeri, fatto che creava malumori, anche perché la paga degli svizzeri era molto più alta di quella dei napoletani … quando il re del Piemonte diventerà re d’Italia molti carabinieri meridionali gli fecero la guardia, restandogli sempre fedeli e senza mai attentare alla sua vita, come invece fece il soldato borbonico Agesilao Milano, che ferì con la baionetta (arrugginita apposta) e morendo tempo dopo probabilmente di infezione.
    Le rivolte del Sud del 1861-1866 e poi in parte fino al 1870 erano in parte rivolte sociali, in parte filo-borboniche, ma in buona parte pilotate dalla Francia e dal papato, che volevano sottrarre il Sud al controllo sabaudo non per restaurare i Borbone, ma per restaurare i Murat filo-francesi e il papato per rientrare in possesso dei territori perduti, infatti nessun ufficiale borbonico morirà cadendo al fianco dei briganti, mentre morirono ufficiali stranieri come Kalcreuth, De Namour, Borjes ….

  16. Vincenzo says:

    L’italianità è fondata sul sangue duosiciliano e sulla spregevole menzogna anglo-savoiarda.

  17. marcy says:

    ho avuto (purtroppo) modo di conoscere da altre fonti parte di questa cronaca. commento citando emilio salgari: dio stramaledica gli inglesi. e personalmente ci aggiungo gli ebrei, i grandi burattinai della massoneria.

  18. Twentyrex says:

    L’ipotesi di una ingerenza inglese nell’operazione dei “mille” non mi stupisce. La dote più importante di quel popolo è sempre stata quella di espandere il loro potere con qualsiasi mezzo. Hanno utilizzato pirati e, persino, missionari che, inviati presso popoli primitivi e da questi regolarmente torturati ed uccisi, costituivano l’alibi per occupare militarmente la regione e da qui………l’impero! Una revisione storica è doverosa e, dopo 150 anni, deve essere completa, documentata e rigorosa. Ma sul piano concreto non possiamo crogiolarci nel rancore. Dobbiamo far tesoro di quanto abbiamo scoperto e, senza ricorrere a società segrete, elaborare insieme un progetto comune e con la necessaria determinazione portarlo avanti. Ovviamente operando con riserbo e con una vera e condivisa unità di intenti.

  19. lupettoblu says:

    la flotta delle due sicilie UNICO CONCORRENTE degli inglesi?? uazuazuaz!! 😀

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