Tanti annunci, pochi fatti. Il governo Di Maio Salvini, rivoluzione spenta

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di ALESSANDRO GIULI (LINKIESTA) – C’è ancora un abisso tutto da colmare fra i tuìt della maggioranza gialloverde e le prove documentali che il governo stia governando a pieno regime. Al netto dei proclami tonitruanti del premier de facto Matteo Salvini, fatta la tara sulle sue prove di forza internazionali in materia d’immigrazione e difesa dei confini nazionali, che cosa appare nelle prime pagine degli annali della legislatura? Ancora poco, con qulche attenuante, molti punti interrogativi e alcuni motivi d’inquietudine su quel ci aspetterà dopo l’estate, quando la prova costume populista diventerà ordalia intorno alla prima legge di Stabilità dell’esecutivo pentaleghista.

A uno sguardo d’insieme, si coglie un vuoto nell’organigramma dei ruoli e delle funzioni su cui si basa l’azione e la valutazione di una maggioranza operativa. La partita delle deleghe di sottogoverno rimane ancora aperta, relegata com’è nella terra incognita delle trattative e dei veti incrociati che comprendono anche le nomine ai vertici delle partecipate, a loro volta subordinate al groviglio dei negoziati sulle due principali commissioni bicamerali di garanzia: il Copasir e la Vigilanza. (…)

Il capo leghista sta incassando attenzione e consensi grazie a uno spericolato braccio di ferro con la declinante leadership europea franco-tedesca, e non c’è dubbio che sia un successo per lui l’aver posto l’Unione europea al cospetto dei propri incerti e fallimenti nella gestione dei rapporti statuali e delle emergenze migratorie. Ciò detto e constatato, in attesa del vero esame rappresentato dalla compatibilità della flat tax e della controriforma pensionistica con i vincoli esterni di bilancio, la Lega si prepara a incamerare un altro risultato mediatico con l’imminente riforma che allarga le maglie della legittima difesa a suo tempo ideata da Nicola Molteni (in concorrenza stavolta con Forza Italia, che ha ridepositato la porposta Gelmini datata 2015). È un percorso senza troppi ostacoli, questo, poiché come noto non implica alcun attentato alla spesa corrente.

Sull’altro fronte c’è il vice premier Luigi Di Maio il cui decreto Dignità è destinato a una tempestosa parlamentarizzazione e già sembra un debole segnacolo politico, circondato com’è dallo scetticismo delle imprese sempre più spaventate dalla possibilità che il leader grillino esca disordinatamente dall’immobilismo cui è consegnato dalla congenita lentezza dei dicasteri da lui guidati, Sviluppo e Lavoro. La percezione di uno slittamento dall’immediatezza dello slogan acchiappavoti al gradualismo della messa in opera è più che fondata. Con il suo linguaggio nient’affatto paludato, anni fa Silvio Berlusconi azzeccò una sintesi perfetta che vale anche per il momento presente: nell’ordine del giorno in Consiglio dei ministri entrano focosi dentrieri ma poi ne escono ippopotami.(…)

Si aggiunga il paesaggio delle corporazioni industriali e sindacali, dell’Accademia e dell’editoria impura, e si avrà grosso modo l’immagine del così detto establishment. Che non è una parolaccia ma un filtro necessario e una cornice di sistema entro la quale anche i populisti di governo avrebbero interesse a collocare il loro modus operandi, non essendosi mai conosciuta finora alcuna componente antisistemica che non ambisse a farsi essa stessa sistema. Fuori dal lessico della politologia, per la Lega e i Cinque stelle si prepara un avvenire nel quale sempre meno spazio dovrebbe avere la dimensione della rivoluzione permanente simil trotzkista, e sempre più agibilità dovrebbe invece trovare la ragion pratica applicata alla scienza del possibile. Vale a dire il terreno in cui già si muove con destrezza circospetta il ministro dell’Economia Giovanni Tria, la cui bonomia non oblitera certo la volontà di rassicurazione e difesa della nostra stabilità finanziaria, uno dei numerosi volti di cui si compone il caleidoscopico interesse nazionale.

https://www.linkiesta.it/it/article/2018/07/12/salvini-e-di-maio-tanti-annunci-niente-fatti-il-governo-gialloverde-e-/38776/

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